Ralph Ellison – That I Had the Wings

Riley vede una mamma pettirosso che sta insegnando al proprio filgio a volare. Il piccolo inizialmente ha paura ma poi impara. Riley propone a Buster di andare su di un campanile della chiesa per vedere volare dei piccioni, ma Riley cade e si fa male; perciò sua zia Kate la rimprovera, anche perché lo aveva sentito cantare una canzone che esprimeva desideri di libertà e di potere (“Se io fossi il presidente degli Stati Uniti…”). La zia dice che è impossibile che un nero possa diventare presidente degli Stati Uniti e cerca di insegnare a Riley un canto religioso dove si parla di ali e di volo. Riley non canta e viene messo in castigo.

Ritroviamo la metafora della ali, i ragazzi sono come il pettirosso che sta imparando a volare, lo osservano nei suoi primi tentativi di volo e vorrebbero poter volara anche loro. L’azione si sposta all’interno del pollaio, i due bambini vogliono sfidare la legge della natura insegnando a volare ai gatti e ai pulcini; i bambini sanno che questi animali non possono volare, ma ci provano comunque, concludendo l’esperienza in modo tragico, con l’inutile sacrificio dei pulcini e la ferita di Riley, per la quale viene messo in castigo; dopo questo fatto Riley esprime il suo odio verso la zia, la quale rappresenta il legame con la schiavitù, perché non è in grado di leggere niente di positivo. Quando il bambino vede piangere la madre odia questa scena perché collega il pianto al dolore, però la mdre gli dice che piange per la felicità quando raggiunge l’esperienza mistica e la comunione con Dio.

C’è un complesso di significati riuniti nel volo: il mito di Icaro che vuole superare le leggi umane; il volo come metafora religiosa (l’anima che vola verso Dio); la metafora del volo nell’ambito folkloristico afro – americano della liberazione dalla schiavitù. La parte centrale del racconto si svolge all’interno del pollaio, lì si gioca il riscatto folklorico, i bambini identificano il re del pollaio con un campione di pugilato: un gallo magnifico osservato con enorme ammirazione, e ne magnificano le gesta. I bambini cominciano ad improvvisare, il gallo diventa un personaggio mitico, ha una percezione molto alta, vede qualcosa che un bambino bianco vede tutti i giorni senza leggerne il significato che legge un bambino nero. Comincia a manifestarsi l’ansia di volare da parte dei bambini; Riley ha intenzione di insegnare a volare ad un gallo o ad un pulcino, un atto idiota ma l’ansia di libertá fa sì che il bambino trasferisca sull’animale il suo desiderio di libertà. C’è sempre il pettirosso nella percezione di Riley, il quale è condannato dalla zia perché il giorno prima aveva tentato di catturare dei piccioni per mangiarseli, sul campanile della chiesa e, cadendo, ha provato per la prima volta il brivido del volo. A pagina 47 Riley canta una canzone folklorica con elementi carichi di significato. La zia impartisce l’ordine di imparare le canzoni di chiesa in cui si parla dell’anima che vola verso Dio, con la metafora delle ali della colomba. Riley è stato rimproverato, ma pensa che quello che ha cantato non sia negativo, non capisce l’ostilità della zia. Riley modifica il canto religioso e continua a cantare, prende di mira un altro spiritual, la coda di questa canzone è derivato da una canzone folkloristica che ha come protagonisti degli animali. Riley e Buster conservano il loro spirito di liberazione, ridono anche se sono stati castigati. La figura del gallo è carica di valore, i due bambini ne hanno fatto un’immagine eroica. In Buster e Riley troviamo l’assimilazione della cultura di massa.

Questo racconto del 1943, in cui c’è molto dialogo, è scritto in un periodo in cui il cinema è diffusissimo nell’ambiente del Sud – Ovest, che è estremamente povero ma subisce comunque le influenze della cultura bianca. I bambini hanno accesso ad una nuova cultura e ad un mondo a loro proibito, al quale non potrebbero accedere. È un racconto realistico in cui ci sono riferimenti al cinema e agli aeroplani.

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