Richard Wright – Man of All Work

È un racconto ironico e grottesco, all’inizio siamo in casa di Carl e Lucy, poi ci trasferiamo a casa dei datori di lavoro bianchi e poi nell’ultima parte si ritorna a casa di Carl e Lucy. L’oppressione economica è uguale all’oppressione sessuale.

Carl si mette i vestiti della moglie e va a lavorare come domestico a casa dei padroni bianchi ma poi deve andare incontro a tutti i problemi che ne derivano. Si affronta il problema della disoccupazione degli uomini americani; per le donne è più facile perché possono fare le domestiche. Pensava di non essere riconosciuto perché i bianchi non sono capaci di distinguere un nero dall’altro. Solo la bambina che ha capacità di osservazione capisce che è un uomo perché vede le braccia troppo pelose, le mani troppo muscolose e niente rossetto, ecc… Si dà per scontato solo la disponibilità sessuale nei confronti del padrone bianco, ma Carl non lo sa. Lucy, la moglie, sa di queste implicazioni e lo sanno anche i padroni bianchi. Dave passa da una domestica nera all’altra con la complicità della moglie e con un articolo sul giornale. Nel colloquio con Lucy parla implicitamente delle voglie del marito, queste voglie sono anche remunerate bene. Lucy deve lavare la schiena alla sua padrona che si presenta nuda per sottolineare come la consideri impari rispetto a lei perché è nera e nulla; la si umilia attraverso questo gesto.

Alla fine del racconto, quando si saprà che Lucy in realtà è Carl, c’è l’idea stereotipata del nero travestito da donna che vuole violentare la donna bianca. C’è il confronto tra Carl / Lucy, la bambina, che è l’unica conscia di quello che sta succedendo, sa del padre e delle domestiche è dà dei soldi alla bimba in cambio del silenzio. Carl viene inseguito da Dave, Carl reagisce e lo picchia, quando arriva la moglie difende Carl chiamandolo “black bitch”. Alla fine di questa scena fisica si viene a sapere che Lucy in realtà è Carl, ma sia lui che Lucy riusciranno comunque a sopravvivere.

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