Richard Wright – The Man Who Went to Chicago

La voce narrante è in prima persona, è un racconto autobiografico, infatti, compare anche il cognome Wright, l’autore è colui che narra ed usa lo stesso approccio usato nel primo racconto della raccolta “Eight Men”, l’unica differenza è che questo chiude la raccolta. Nella fiction, secondo Wright, autobiografia e arte coincidono e, attraverso le sue privazioni economiche e psicologiche che è riuscito ad interpretare nella scrittura, l’arte nasce dall’esperienza personale e collettiva.

C’è una parte filosofica in cui si spiegano le origini, le radici dell’oppressione economica. Qui però manca l’elemento novità perché troviamo motivi che abbiamo già visto in altri racconti, anche se qui sono messi in una luce nuova.

La parte che si avvicina di più alla fiction è quella del ristorante, appesantita però dalle riflessioni, e l’ultima. La metafora centrale di tutto questo racconto, la parte più emotiva è quella dei cani che sono oggetto di indagine scientifica, animali molto complessi ed elaborati: per evitare che guaiscano manifestando il loro dolore vengono recise la loro corde vocali. Quest’ultima è un’immagine che ci riporta alla disarticolazione degli afro – americani. Il tema importante è quello legato all’underground, al vivere in un mondo sotterraneo che non è riconosciuto e dal quale qui, a differenza di altri racconti, si riesce ad uscire. Questo racconto è costruito attraverso l’accumulo di situazioni, tutte collegate tra di loro dall’esperienza di Wright a Chicago. Ci sono elementi isolati che rappresentano un’acquisizione di esperienze. Richard racconta il suo arrivo a Chicago, dove in breve tempo è costretto a cambiare lavoro più e più volte. Inizialmente lavora in un negozio di delicatessen, è la sua prima esperienza lavorativa a Chicago, quindi è ancora molto condizionato dalla forte oppressione razziale che era costretto a subire al sud, dove viveva prima. A Chicago l’oppressione, benché presente, è più sfumata, ma Richard all’inizio non riesce a comunicare con i bianchi. In questo negozio di delicatessen Richard lavora per degli ebrei, una coppia di marito e moglie, ed è frustrato perché lui parla benissimo l’inglese, mentre i due coniugi no, però sono bianchi e quindi sono nettamente favoriti. Richard vorrebbe qualcosa di più, perciò racconta una serie di bugie al suo capo e si odia per questo. Racconta all’uomo che dovrà assentarsi per un certo periodo di tempo per andare al funerale dalla madre, ma è solo una bugia, in realtà vuole cercarsi un nuovo lavoro, lasciandosi però una porta aperta. Il suo capo capisce che gli sta mentendo e Richard se ne accorge e decide di licenziarsi perché non ha più il coraggio di mentire.

In seguito Richard capisce che i bianchi sono più ben disposti nei suoi confronti e per lui è un fatto nuovo.

Dopo aver lavorato nel negozio di delicatessen, Richard va a lavorare in un ristorante, dove c’è una cuoca finlandese (e quindi una bianca) che fa qualcosa di orribile che però non viene detto. L’unico che nota questa cosa è Richard, il quale però, essendo nero, ha paura di parlare, dal momento che seconda lui un uomo di colore non può condannare un bianco: è bloccato dagli stereotipi. Alla fine riesce a superare queste sue paure parlando con un’altra cameriera, una nera come lui. I due riferiscono tutto alla padrona bianca, che controlla e si accorge che effettivamente hanno ragione: la cuoca sputa nei piatti che cucina e viene licenziata. Anche Richard comunque cambia lavoro.

La componente etnica con la quale entra in contatto è formata da ebrei e finlandesi; la società bianca qui a Chicago non è compatta come al sud, è una società differenziata al suo interno. Nell’esperienza dell’agenzia amministrativa, Richard sta affrontando situazioni difficili, assiste allo sfruttamento dei neri come lui; la società dei neri a Chicago è una società di diseredati. Inoltre, c’è un’altra società di neri che sfrutta questi afro – americani che non sono in grado di difendersi. Richard si descrive come complice di questo sfruttamento. Si parla di una serie di donne nere poverissime che hanno rapporti sessuali con questi neri più ricchi; Richard ha un rapporto con una di queste donne, la quale chiede solo di essere portata al circo: si tratta di una donna nera raccontata con pena e dolore.

Nell’episodio dell’ospedale c’è la rappresentazione di una discriminazione razziale economica. Richard entra in contatto con altri tre neri. Nel rapporto con i bianchi non c’è odio ma indifferenza, i neri non sono neanche visti e vengono derisi dai bianchi perché vogliono imparare il loro lavoro. Richard è confinato alla pulizia degli animali e delle loro gabbie. Quando c’è lo scontro tra colleghi di Richard le conseguenze da un punto di vista generale sono disastrose.

Richard lavora insieme ad altri tre neri, due dei quali, Brand e Cooke, litigano spesso. Il loro compito è quello di assistere i dottori durante gli esperimenti. Brand e Cooke hanno una discussione nella stanza dove ci sono le gabbie e cominciano a picchiarsi, mandando tutto all’aria. Quando si rendono conto di ciò che hanno fatto, riescono a mettere tutto a posto perché si ricordano i numeri delle gabbie, infatti, i dottori non si accorgono di niente. In questo caso i neri sono riusciti ad emergere dall’underworld.

I neri devono leggere la realtà, adattarsi e fingere per una strategia di sopravvivenza; secondo i bianchi, i neri non sono in grado di riflettere. Alla fine ogni personaggio ritorna al proprio posto.

Pagina 202 – C’è la rappresentazione di una città divisa in due, le barriere razziali sono molto evidenti, c’è una linea di confine tra bianchi e neri. Richard racconta le sue esperienze autobiografiche in Arkansas e a Memphis. Alla fine Richard Wright conosce i suoi doveri morali sui quali prevalgono i motivi economici, inserisce affermazioni che appesantiscono il racconto, chiarisce l’identificazione tra neri e animali: i neri possono uscire dall’oppressione razziale.

Pagina 204 – C’è una difficoltà di dialogo con una donna bianca, in realtà lei è analfabeta, per questo non si riesce a parlare con lei. Wright pensa ancora all’oppressione razziale e non riesce ancora a percepire la realtà che trova a Chicago.

Pagina 205 – C’è la sovrapposizione tra il mondo del nord e quello del sud. Al nord le barriere razziali sono più difficili da leggere perché sono più sfumate. Gli americani hanno dei sogni, tra i quali c’è il desiderio di auto-realizzazione, gli afro – americani hanno lo stesso sogno.

Pagina 207 – Richard comincia a capire la realtà interpretando l’esperienza.

Pagina 213 – Culturalmente il nero rappresenta un paradosso, perché, anche se è in America, è escluso dalla sua cultura.

Pagina 218 – Richard ricorda di essere stato trattato male quando lavorava in Mississippi e di essere stato cacciato dal suo capo.

Pagina 225 – Punta di svolta ideologico, Richard si ritrova in una collettività.

Pagina 226 – Attraverso la collettività si superano le difficoltà individuali.

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