Ann Petry – Like a winding sheet

Pubblicato su “The crisis” nel 1945 e su “The best american short stories” nel 1946, poi su un’antologia, “Women and fiction” nel 1975 con intenti femministi. Protagonisti sono un uomo ed una donna, una coppia sposata da molto con una vita in comune e una rivalità nei loro rapporti: all’inizio all’interno del loro appartamento a Harlem degli anni ’40, poi entrambi lavorano in una fabbrica fuori città. Si può supporre che lavorino in fabbriche belliche perché siamo nel 1945; una famiglia operaia ha molto più lavoro perché molti sono in guerra, ma Ann non spiega apertamente questo fenomeno. Il marito continua a colpire la moglie in modo incontrollato, si sente come avvolto in un sudario che rappresenta la costrizione che lo forza ad agire così. È come un mirtillo avvolto in un sudario, usato per il contrasto dei colori (black and white). In realtà sono le forze ostili del razzismo che lo fanno agire così, egli reagisce anche se fino a quel momento aveva cercato di controllarle. Secondo lui gli insulti razziali sono sempre fatti da donne, il capo squadra, una donna con il rossetto, crede di affrontare un insulto razziale dalla moglie, ma fino a che punto è davvero vittima di un’oppressione razziale? Viene messa in scena una crisi di violenza di un uomo nero sulla moglie nera che esprime tutta la violenza che lui ha subito in fabbrica a causa di un lavoro difficile, un turno di notte che gli impedisce di dormire ed ha un forte dolore alle gambe; inoltre, deve sempre attraversare folle di gente in fabbrica ed in metropolitana. C’è un grande frastuono per cui molte cose non le riesce a comprendere; essendo affaticato fisicamente non sopporta neanche la moglie che mastica il chewing gum. Alle fine c’è un enorme pestaggio che per alcuni diventa un omicidio, Johnson è un uomo brutale, ma è una specie di vittima come in “Sweet” di Hurston. Di certo ha dei difetti, non è un eroe vittimizzato, il racconto è visto tutto dagli occhi di Johnson. Mae è vista di striscio, con minor peso nella coppia; Mae ha un nome mentre lui è sempre e solo Johnson: lei è precisa, lui ha un’identità indefinita e una personalità ripetibile. Fin dall’inizio lui è inefficace, non si alza, è in ritardo e si autocommisera, i suoi pensieri sono sogni poco praticabili di una fabbrica che non richieda movimento. Lei è forse più adatta alla vita lavorativa operaia, è più precisa e lo richiama sempre alle sue responsabilità: ad esempio i suoi ritardi; Mae sembra più forte di Johnson, è come se lui risentisse dell’autorità femminile del capo squadra, della barista e della moglie. Nei tre episodi Johnson concentra la sua attenzione sul rossetto che vuole spargere e deturpare questo simbolo di femminilità. Nella prima parte Johnson è in ritardo e la capo squadra è arrabbiata, tra loro ci sono delle tensioni. Anche le altre operaie alla fine del turno sono nevrotiche. Il suo capo la insulta e lui ha ragione a non accettarlo perché si tratta davvero di un insulto diffusissimo per lo più in fabbrica; Johnson non la colpisce perché è condizionato da uno stereotipo bianco di non poter colpire una donna che non potrebbe restituirgli il colpo. Inizia da qui un lavorio mentale, così dato che non può toccare una donna rimpiange di essersi controllato. All’uscita dalla fabbrica si rifugia in un bar dove molti operai sono in attesa di un caffè. Al suo turno la barista gli annuncia che il caffè è finito. Questa è una situazione più chiara: il caffè finisce ed è necessario riempire la macchina, ma lui si sente diminuito dal non ottenere il suo caffè. Johnson sembra ritenere che ci sia una donna bianca a confrontarlo: il gesto spontaneo di femminilità nello scuotere i capelli, segno di grazia femminile, è visto da Johnson come un atto ostile nei suoi confronti; questo gesto lo farà anche la moglie. Ci sono senz’altro condizionamenti economici con il lavoro alienante ma ancora più importante è che lui è un uomo nero che deve confrontarsi con delle donne e non sa gestire i suoi rapporti con le donne bianche. Johnson si impedisce di colpire il capo bianco per poi colpire la vittima per eccellenza: la donna nera, rappresentata dalla moglie, e tutto ciò è gravissimo. Alla fine il “giggling” (ridacchiare) della moglie che lui amava molto, in questo momento non lo sente neanche e ne è irritato. Johnson le da il primo pugno dall’esterno oggettivamente come se fosse estraniato al 100% da quello che sta facendo. Quando percepisce ciò che sta facendo non è in grado di fermarsi; riesce a leggere quello che sta facendo attraverso l’immagine del sudario.

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