Ann Petry – Bloom the Drums

Pubblicato nel 1947, descrive in parole un assolo di jazz, inoltre Ann Petry procede molto per libere associazioni, infatti, procede nel racconto come si procede nella musica jazz. La storia è ridotta al minimo, si cerca di ricostruire la musica jazz, c’è un discorso culturale: cos’è la musica jazz per gli afro – americani.

Da una parte c’è il contenimento e la trasmutazione delle emozioni, si parte da una sofferenza individuale, abbandono, odio, amore, i sentimenti confusi verranno espressi attraverso la musica. La storia dell’abbandono è una storia classica tipica delle canzoni blues, molte sono costruite di questo amore perduto.

Il protagonista del racconto è un musicista di None Kid Jones: la sua orchestra deve esibirsi a Broadway, ma Kid Jones non appare molto felice, benché ci siano molti cartelli pubblicitari con il suo nome in risalto, dato che è lui il musicista più importante dell’orchestra. Il concerto inizia con una armonia tra tutti gli strumenti, poi prevalgono le percussioni di Kid, che mette nella musica tutte le sue emozioni, poiché ripensa a ciò che gli ha detto la moglie la mattina di quello stesso giorno.

La musica è ripresa, variata, non è mai fissa, c’è il conflitto tra il singolo e la collettività. La cultura afro – americana è di collettività per eccellenza. C’è un momento in cui i due rivali in amore si confrontano con gli strumenti e le percussioni minacciano di prendere il sopravvento sul piano che è richiamato all’ordine per ritornare all’ordine collettivo. All’inizio c’è equilibrio tra singolo e collettività. Kid Jones è più legato alla tradizione afro – americana, ricorda una frase della moglie secondo la quale il pianista suona in modo così dolce, mentre le percussioni hanno un suono che non è controllato. Il batterista ha il nome scritto a lettere cubitali all’ingresso del teatro, quindi è l’artista solista più famoso e conosce il gruppo. Il concerto si svolgerà a Broadway. C’è un discorso sulla commercializzazione dell’arte afro – americana. Si suona tantissimo, due volte alla sera e una al pomeriggio, la zona di Broadway è più centrale per gli spettacoli che hanno enorme successo. A pag. 235 si ripete la parola “name”, nome conosciuto dal pubblico, enfasi del suo successo, il batterista è famoso. Il protagonista è introdotto da “his name”, Kid Jones”, dal narratore in terza persona singolare che ha un rapporto importante con il pubblico del jazz. Si fa riferimento a qualcosa che è successo al mattino per cui per lui non è più significativo guardare il suo nome scritto a lettere cubitali. Kid è un nome più affettuoso, ben diverso dal marchese Brund, che è un nome altisonante. Poi Kid Jones entra in scena insieme al marchese. Il sipario si apre e le luci cominciano a muoversi. All’inizio il suono è leggero e regolare nel sottofondo delle percussioni; il primo strumento che si distingue è la tromba e Kid Jones si lascia assorbire dal suo suono controllando quello delle percussioni. Il ritmo del racconto è dato da parole brevi con per riprodurre il suono, spesso sono parole legate alla musica. C’è corrispondenza tra il suono e il corpo di Kid che percepisce le note al suo interno. Kid inizia a sentire la voce della moglie che gli dice che la sta lasciando attraverso la musica, “I’m leaving” è quasi un ritornello del racconto che gli fa ricordare ciò che è successo. La corrispondenza è tra musica, voce, emozioni di Kid e il suo movimento fisico. Poi comincia il confronto con il piano, prima sullo stesso livello, poi le percussioni prendono il sopravvento sul piano. Il sangue di Kid pulsa velocemente, il teatro pulsa a sua volta. A pag. 239 si manifestano la radici afro – americane della musica con il suono e la violenza del protagonista.

Sembra che gli orchestrali reagiscano a quello che fa Kid Jones, non rimangono esterni ai suoi sentimenti. Da esperienza personale e individuale con la musica ci si allontana in spazio e tempo, la sovrapposizione tra storia individuale e quella del popolo afro – americano è uguale alla guerra tra africani schiavisti e antischiavisti, una lotta nata da tradimenti interni: amori personali traditi.

Nel primo assolo troviamo la tradizione afro – americana, mentre nel secondo si ripercorre la storia individuale che abbonda anch’essa di tradimenti: madre che odia il figlio perché le ricorda il padre traditore. Divisioni e tradimenti fanno parte della storia familiare degli afro – americani. Poi c’è il momento di grazia in cui Kid dimentica tutto tranne i suoi strumenti. Alla fine smette di suonare, si concentra su di sé e sulle reazione del pubblico, è uno stato di trance, ma una volta smesso di suonare ha la sensazione di quello che sta facendo: un artista afro – americano che si vende ad un pubblico di bianchi commercializzando l’arte nera, riesce a mettere nelle musica l’interiorità perché la perdita è grave. L’artista se vuole vendersi deve mettere un po’ di sé nella sua musica.

Alla fine Kid si prende una rivincita sul marchese, infatti, le sue percussioni prevalgono sul suono del piano e riscuote un grande successo dal pubblico, che è molto ammirato.

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