Traccia corso 1998-1999

A cura del Prof. Roberto De Pol

Storia della Lingua Tedesca

Traccia corso 1998 – 1999

I. Introduzione. Cosa significa storia della lingua.

La cultura è informazione, ha come strumento principale la lingua che è non solo mezzo di comunicazione, ma deposito di informazioni (enciclopedia). Ogni cultura si oppone come organizzazione delle conoscenze umane alla disorganizzazione, tende a stabilirsi come “ordine” rispetto al caos. Come generatrice di strutturalità la cultura rende possibile all’uomo al vita sociale.

Ogni cultura si basa su un automodello (cioè sull’immagine che concepisce e formula di se stessa), è naturalmente antagonistica e potenzialmente egemone.

I testi letterari sono i principali fornitori della cultura.

La cultura va vista come un insieme di serie o sistemi, che sono poi, dal punto di vista comunicativo, dei codici.

Il principale sistema modellizzante è la lingua, altri sistemi modellizzanti sono i vari sistemi culturali, in particolare l’arte.

La lingua come codice comunicativo si compone essenzialmente di regole (grammatica, sintassi) e di parole (vocaboli: sostantivi, verbi, pronomi ecc.)

Si può fare la storia delle regole (Grammatica storica) e quella delle parole (etimologia: Wortgeschichte). Si può fare storia degli idiotismi (dei modi di dire: historische Idiomatik) che sono il ‘sale’ di ogni lingua. L’espressione idiomatica è una frase il cui significato complessivo non è dato dalla somma dei significati. Per es. “essere nelle canne” non significa essere nelle canne, ma essere in difficoltà, nei guai. Anche il tedesco ha una frase analoga: “in die Binsen gehen”. Il più delle volte però ogni lingua usa un’espressione idiomatica particolare per esprimere un certo concetto. Noi diciamo “essere in porto”, i ted. dicono “über den Berg sein”. E’ chiaro che la differente scelta è motivata culturalmente e storicamente.

Tutto questo è storia della lingua.

Storia della lingua è storia della cultura attraverso la lingua. Significa anche storia delle idee e quindi può ricadere nella storia della letteratura.

Non si illudano coloro che scelgono questo esame di sfuggire alla storia della letteratura: la storia della lingua è tutta, almeno fino al XVIII secolo, percorribile solo attraverso i testi letterari: è storia della lingua letteraria di un popolo, ossia delle idee delle sue élites.

II. Stadi evolutivi della lingua tedesca.

L’evoluzione della lingua ted è tradizionalmente suddivisa in quattro stadi:

ahd (dal 750 al 1050 ca): la lingua dei conventi

mhd (dal 1050 al 1350 ca): la lingua della fioritura della civiltà cortese

frühneuhd (dal 1350 al 1700): la lingua della borghesia cittadina, della Riforma e del ceto dei dotti

nhd (dal 1700 a oggi): la lingua della borghesia

II.2. Storia della lingua tedesca: Distinzione geografica

“Deutsch” è attestato per la prima volta nel 786, quando Giorgio di Ostia, legato papale e vescovo di Amiens riferisce a papa Adriano I che in un sinodo anglosassone le decisioni prese in una precedente riunione furono lette “tam latine quam theodisce, quo omnes intelligere potuissent”.

Nel 788 il duca dei Baiuvari, Tassilo, fu condannato a morte e poi esiliato in un convento per un delitto “quod theodisca lingua harisliz dicitur” cioè diserzione.

Al Sinodo di Tours (813) Carlo Magno prescrisse ai sacerdoti di tenere le loro prediche non solo in latino, ma anche “in rusticam Romanam linguam aut theotiscam”. La lingua della corte carolingia era senza dubbio francone-renana.

Nell’825 il vescovo Frechulf di Lisieux parla di Goti e Franchi come di “nationes theotiscae”; nell’840 Walahfried Strabo usa la locuzione “theotiscum sermonem” e il vocabolo “Theotisci”. Nell’842 Nitardo racconta che i giuramenti di Strasburgo furono pronunciati tanto “in Teudisca” quanto “in Romana lingua”. Il giuramento pronunciato dai seguaci di Ludovico il Tedesco è in francone-renano.

Il vocalismo “eo” mostra che il vocabolo è d’origine francone: certo significava in origine “popolare” (cfr. got thiuda = popolo). Lo straniero, l’estraneo veniva chiamato welsch [1].

Ma è singolare che Otfrid (870 circa) usi locuzioni come “in frenkisgon”, “in frenkisga zungun”.

Notker Labeo (+1022) usa sei volte la formula “in diutiscun” (dialetto alemanno) e l’Annolied (1090 ca) riporta “diutischin sprechin”, “diutischi liute”, “in diutischemi lande” (dal 1000 ca il gruppo sch indica la fricativa dorsale, come in ted. moderno).

Hochdeutsch, Mitteldeutsch, Niederdeutsch. Il termine hochdt compare per la prima volta in un mn olandese del 1457.

Ma fino alla fine del XVII sec. non si distingue tra Hochdt e Oberdt che sono usati come sinonimi.

Attuale confine tra hochdt e niederdt è dato dalla Benrather Linie (maken/machen).

II.3. Scritture alfabetiche

Il primo tipo di scrittura latina era la capitale o maiuscola, (capitalis quadrata all’epoca imperiale). C’era però anche la corsiva per l’uso quotidiano, basata sulla maiuscola e che nel IV-V sec. d.C. si trasformò in minuscola. Nel IV sec. apparve una nuova maiuscola, l’onciale, in cui le linee dritte sono arrotondate e che finì col soppiantare la quadrata, dominando fino all’VIII sec.

Le prime genti germaniche a essere alfabetizzate furono i Goti (divenuti foederati con Costantino nel 332 e cristianizzati da missioni greche). Spetta a Vulfila (vescovo ariano di Durostorum [2], 311-383) il merito di aver creato una nuova scrittura alfabetica, capace di rivaleggiare con la maiuscola libraria greca. [3]

La scrittura di Vulfila è artificiosa e sostanzialmente maiuscola; ricalca dalla maiuscola biblica il disegno di numerose lettere e la predilezione per le forme geometriche; alcune lettere sono desunte dall’onciale latina.

L’onciale latina è una nuova scrittura libraria sorta a partire dal IV sec. per sostituire la capitale libraria ormai in disuso: divenne la scrittura della civiltà e della cultura romano-cristiana.

Alfabeto anglosassone (fine VIII sec.) prende due simboli dalla scrittura runica per esprimere la fricativa interdentale sorda e sonora; talvolta usa la d onciale latina tagliata per esprimere gli stessi suoni; a partire dal XII sec. li sostituisce col digramma th. Inventa il segno œ per esprimere la tipica a palatale anglosassone (diversa dalla a velare).

Minuscola carolina: è una nuova minuscola diplomatica modellata sulle forme della minuscola libraria e sostituisce la minuscola merovingia. Entro l’840 fu usata tutta la Francia; verso il 1050 anche dalla cancelleria papale. Attorno al 1000 raggiunse una stilizzazione calligrafica segnata da una coerente e regolare forma ‘a ovale inclinata’ che sarebbe durata fino a tutto il XII sec., quando fu sostituita dalla scrittura gotica. Semplice e chiara, quasi priva di legature.

Scriptorium di S. Gallo: minuscola arcaica (monaco Winithar) 760-782 ca, poi minuscola alemannica del monaco Wolfcoz (fino all’830): elaborata e stilizzata, caratteristica la legatura per nt. Tra 841 e 872 adozione della carolina. Massimo rappresentante il prevosto e poi abate Hartmut. In minuscala carolina anche le opere di Notker III.

A partire dalla fine del XI sec. numerosi scriptoria sono influenzati dallo stile alemannico. Questa textura, poi definita gotica, si contraddistingue per le forme ovali, angolose, complesse e spezzate, la tendenza a sovrapporre le lettere. Ai primi del XIII sec. la textura gotica (o gotica libraria) assume forme verticali e ornamentali che sembrano in sintonia con gli archi acuti delle cattedrali: si distinguono una textura quadrata e una rotunda. Nel tardo medioevo si impone una (minuscola gotica) bastarda, via di mezzo tra la textura gotica e la corsiva.

Il mn di Manesse (Große Heidelberger Liederhs, in pergamena, 460 fogli con 137 miniature e 140 poeti) è vergato in textura quadrata. La maggior parte della restante produzione in volgare è però in minuscola gotica corsiva (bastarda).

Nel XV sec. la Frakturschrift che deriva dalla textura gotica.

II.4. Grafia

Uso del ted. in testi scritti essenzialmente dopo la fine dell’VIII sec.

Del Merovingio Chilperico I si tramanda che arricchisse l’alfabeto lat. con 4 nuovi grafemi: â, ô, w, th.

Prima dignità della prosa ted. con Notker III Labeo di S. Gallo (950-1022, dialetto alemanno). Interessanti in quanto primi esempi di lingua parlata i Kasseler Gespräche (IX sec.) che contengono una serie di frasi d’uso quotidiano e il Pariser Gesprächsbuchlein (X sec.), manualetto con frasi comuni compilato per un viaggiatore romanzo in Germania, spesso sgrammaticato “E guille trenchen” io voglio bere; “gimer min ansco” dammi i miei guanti.

La quantità non è notata nei mn, se non occasionalmente con il raddoppiamento della vocale o un accento. Solo Notker segna sistematicamente la lunghezza mediante accento circonflesso. Anche i risultati della metafonia vengono notati solo a partire dall’XI, XII sec.

Per le consonanti v’è incertezza nelle iniziali tra labiale sorda e sonora, tra fricativa interdentale sorda e sonora o occlusiva.

Il segno z rappresenta sia l’affricata dentale /ts/ che la fricativa sorda dentale /s/.

La h in posizione iniziale di parola e di sillaba indica aspirazione (fricativa glottale), ma in alcuni casi si indebolisce fino a sparire cfr sehan, hlut (chiaro). In fine di parola rappresenta la fricativa sorda velare.

I due segni s e z rappresentano suoni diversi: s è l’antica sibilante germanica e si pronuncia sonora; z è esito del germanico t per II LV e si pronuncia sorda. Secondo alcuni studiosi però la differenza è nel luogo di articolazione: s palatale, z postdentale.

II.5. Pronuncia

Pronuncia del gotico

ei /î/

ai, au davanti a r, h, hv /e/, /o/ chiuse. Ma secondo alcuni studiosi ai, au sempre /e, o/ perché Pietro viene scritto Paitrus e Sodoma Saudauma.

b, d, g spiranti sonore /v, th, ch/ tranne che all’inizio di parola e dopo nasale; infatti in fine di parola e in sillaba finale dopo s, t compaiono le spiranti sorde: hlaifs “pane” – hlaibis “del pane”; biudan “offrire – bauth “offrì”.

Pronuncia ahd

Probabilmente la metafonia a > ä è già valida in ahd, (a partire da II metà VIII sec: Primärumlaut) anche se non ancora segnata graficamente (fino XI, XII sec.): mahtig > mähtig. Notker registra la metafonia di u come iu.

w semivocale /w/ fino XII sec, poi /v/ fricativa labiodentale sonora N.B. ancora alla metà del XIII sec. (1237 battaglia di Cortenuova, 1250 morte di Federico II) Welf, Wiblingen danno in ital. guelfo, ghibellino.

(G. û e G. eu >) iu /iu/ fino XI sec., poi /ü/ meno che in svevo e in bavarese

ie /ie/ fino metà XIV sec., poi /î/

ei /ei/ fino metà XIV sec. poi /ai/

sc /sk/ fino XI sec, poi / / fricativa dorsale sorda

s + consonante /s + cons./ fino metà XIV sec.

öu /oi/

s iniziale sorda in ahd e mhd

h finale = fricativa velare /ch/ ancora in mhd

z ahd (derivante da II LV) s dorsale o forse palatale; forse sorda

s ahd apicale; forse sonora

In ogni caso le due s/z restano distinte nella rima anche in mhd.

[1] *germ walhôs (cfr. lat. Volcae, popolaz. gallica), anord. valskr, ags waelisc (celtico, normanno), olandese waalsch (vallone), ahd walhisch.

[2] Oggi Silistria (Bulgaria).

[3] Per maiuscola s’intende un alfabeto compreso in un sistema formato da due linee parallele, senza aste ascendenti o discendenti che ne fuorescano (sistema bilineare); per minuscola un alfabeto in cui solo il corpo delle lettere è compreso nel sistema bilineare, mentre altre due parallele, una sopra e una sotto, comprendono le aste (sistema quadrilineare).

III.1. Dall’ahd al mhd.

a) giunge a compimento la metafonia (Sekundärumlaut).

NB. Foneticamente parlando questo fenomeno può definirsi assimilazione regressiva (un suono successivo influenza quello precedente). Un i, j nella sillaba seguente trasforma la vocale della sillaba precedente da posteriore ad anteriore.

1. (Westgerm. I-Umlaut): già nel Germ. Occid. e > i, es. rehtjan > richten. Risale a questo fenomeno l’alternanza e/i nel presente dei verbi forti e in vocaboli imparentati etimologicamente: helfan/hilfit; stern/gistirni; reht/richten.

2. (Primärumlaut, 750 ca): all’inizio del periodo ahd a (breve) > e con effetto nella formazione delle parole (sal/gisellio), nel presente dei verbi forti (faran/ferit), nei comparativi (alt/eltiro) e nel plurale dei sostantivi (gast/gesti, lamb/lembir). Dato che molti sostantivi ebbero un plurale con Umlaut (specie i temi in -i), questo fenomeno fonologico fu interpretato gradualmente come un fenomeno morfologico: l’Umlaut divenne marca del plurale in molti sostantivi, così anche wölfe e stäbe benché questi sostantivi siano temi in -a e quindi non prendano la i del plurale.

Oggi questo suono è quasi sempre scritto ä (norme ortografiche introdotte da Gottsched e Adelung, anche se non sempre il principio etimologico fu applicato conseguentemente: behende/Hand, Bekenntnis/bekannt, verschwenden /verschwand).

3.(Sekundärumlaut). La metafonia che in ahd era un fenomeno di natura esclusivamente fonologica, diventa in mhd un fenomeno morfologico (suffisso del plurale). Nell’ahd, quando le i, j erano ancora presenti, non si sentiva il bisogno di segnare graficamente l’Umlaut; ma con l’indebolimento in sillaba atona del mhd tutte le finali diventano atone, sicché le varianti allofone diventano fonemi e vanno differenziati graficamente. Mentre e,i esistevano anche in Germ., la metafonia palatale di a (lunga), o, u (brevi e lunghe) creò nuovi fonemi, per i quali si stentò a trovare un corrispondente grafema univoco, sicché regnò un lungo periodo di incertezza. solo nel mhd classico vengono segnati con una certa sistematicità:

â > æ: ahd tâti > mhd tæte; ahd mari, mhd mære

o > œ: ahd horen (< horjan) > mhd hœren; ahd skoni; mhd schoene

u > iu /ü/: ahd ubir, husir > mhd ibir/über, hiuser

ou > öu: ahd loufit, mhd löufet

uo > üe: ahd guoti, mhd güete

Nell’Oberdt la metafonia palatale della u è inibita dal gruppo ck:

Osnabrück, ma Innsbruck

Rücken, ma Rucksack (vocabolo bavarese)

drücken, ma drucken nel senso di stampare (fu utilizzato il termine oberdt perché le prime grandi stamperie si trovavano in territorio oberdt).

b) mutamento della grafia sk > sch (XI sec) che consegue a un mutamento fonetico /sk/ > / / fricativa dorsale sorda).

c) assordimento delle occlusive sonore in posizione finale (Auslautverhärtung): b, d, g > p, t, k

d) indebolimento delle sillabe atone (Abschwächung unbetonter Nebensilben) con semplificazione radicale (inizia in tardo ahd e si conclude iinizio XII, in alemanno anche più tardi):

1) i prefissi fur-, far-, fer-, ga-, ant- > IX sec. fir-, gi-, int- > X, XI sec. fer-, ge-, ent-.

2) unificazione dei suffissi flessivi: es

Ahd mhd

Taga tage

Tago tage

Tagun tagen

Taga tage

In ahd avevamo tre gruppi flessivi del sostantivo:

temi vocalici (a, ô, i, u): flessione forte

temi consonantici (r, n, ter, nt): flessione debole

temi radicali: flessione radicale

In mhd possiamo raggruppare i sostantivi in 4 classi, ma i confini sono labili e spesso un sostantivo è flesso ora secondo una declinazione ora secondo un’altra:

  1. classe (MFN): finali -en tranne che NomSingMFN e AccSing.N
  2. classe (F): GenS -e; GenPl -en
  3. classe (MFN): GenSMN -es; GenPlMN -e; GenS e Pl F -e
  4. classe (MFN) Umlaut al plurale

3) le sillabe interne atone cadono: ahd hêriro > mhd hêrre; ahd sâlida > sælde; ahd gibârida > gebærde;

4) la semplificazione vocalica e flessiva porta al rischio di ambiguità che viene risolto con metodi analitici: ahd hilfu > mha ich helfe;

ahd mhd

zungen die zungen

zungono der zungen

zungôm den zungen

zungûn die zungen

Sintassi

Indispensabile l’articolo e il soggetto (pronome).

diffusione articolo (che origin. pron. dimostrativo) provoca diffusione di declinaz. debole dell’aggettivo

Agg. posposto o in posiz. predicativa non è declinato

e) comparsa di tempi perifrastici, sconosciuti all’ahd.

Pieno sviluppo di forme analitiche (il Germ. aveva solo Presente e Preterito)

Passato prossimo ge+preterito (ich gesach); oppure haben/sin + partic (ich han verlorn).

Piuccheperfetto per influsso francese.

Futuro perifrastico con ausiliari soln/wellen. Verso il XIV sec. si comincia a imporre werden, dapprima con Partic. Presente (er wird mich sehende);

f) dal XIII sec. l’antitesi michel – lützel viene sostituita da groz – klein. In origine groz = grosso, mentre klein = fine, grazioso (cfr. Kleinod).

III.1 bis

Il mhd ha sei diversi tipi di e:

1) e chiusa e breve, quasi i da metafonia primaria, segnata dagli edit. moderni come e con cediglia

2) e atona in sillabe finali, segnata nei mn talvolta come i

3) antico ë (di provenienza germanica ed IE): aperta davanti liquida e h, altrimenti chiusa

4) e da metafonia secondaria (< ahd a): scritta e

5) e da metafonia secondaria (< ahd â): scritta æ

6) ê da germ. ai, pronuncia come ë.

Tabella riassuntiva Mhd

Grafia

occlusiva velare /k/ in fine di sillaba e di parola scritta c: tac

fricativa velare /ch/ davanti a consonante e in finale talvolta segnatoh: naht

affricata labiale /pf/ talvolta ph: phlegen

fricativa dorsale sorda /sch/ talvolta sc: scoene

Pronuncia

vocali semplici: brevi: mir, lesen, bote

dittonghi sempre dittongati: ei, ie ecc; ma öu /oi/

iu /ü/ meno che in svevo e in bavarese

w /v/ fricativa labiale sonora (meno che in svevo e in bavarese /w/)

ha ancora valore semivocalico in gruppi aw, ow, ouw: es frouwe, triuwe (ancora Gryphius scriverà Fräwlin)

sk, sc // fricativa dorsale dall’ XI sec

sl, sw,st,sp /s+cons/ fino metà XIV sec.

z (deriva da germ. t, mentre s da Germ. s)all’inizio di parola e dopo consonante: affricata sorda /ts/: zwei, herze

dopo vocale fricativa sorda /s/: ez, daz

h all’inizio di parola e in posiz; intervocalica: aspirata: herze

prima e dopo consonante, talvolta in posiz; finale dopo vocale fricativa palatale /x/: niht, sah

v: fricativa labiodentale sorda /f/ in ambiente sordo e in fine di parola: graf

fricativa labiodentale sonora in posiz. intervocalica, dopo liquida e nasale /v/: graves

EXCURSUS: Forestierismi, prestiti e calchi

Si dicono forestierismi (Fremdwörter) i vocaboli provenienti da una lingua straniera che mantengono ortografia, fonetica e flessione alloglotti: es; die Saison, pl. Saisons; die Pizza, pl. -ze oppure -as, die Comics (Pl.) < ingl. comics, abbreviazione per comic strips.

Si dicono prestiti (Lehnwörter) dei forestierismi più o meno assimilati: der Bischof, -¨e < gr. episkopos; die Memoiren [memo’a:rn] < franc. les mémoires, der Klub, -s [klup] < ingl. club [klab].

Molti forestierismi si evolvono in prestiti, anche se è difficile stabilire un confine netto tra le due categorie.

Si dicono calchi semantici (Lehnbedeutungen) i vocaboli autoctoni che ottengono un nuovo significato per influsso esterno. Così il verbo germanico daupjan che significava solo “bagnare”, ottiene il significato di “battezzare” per analogia con il lat baptizare (griech. baptizein). Il verbo buchen che in origine significa “annotare su un libro” vuol dire anche “prenotare” in analogia con ingl. to book e schneiden significa anche “evitare qd” in analogia con ingl. to cut a person. I calchi semantici sono spesso dovuti a un bilinguismo accentuato o diffuso.

Sono calchi strutturali (Lehnübersetzungen) delle traduzioni letterali di termini stranieri, es. ingl. pocket-book > dt. Taschenbuch; Franz. ordre du jour > Tagesordnung; lat. compassio > Mitleid.

Sono calchi ibridi (Lehnübertragungen) delle traduzioni parziali in cui uno dei membri non corrisponde all’originale, ingl. air-lift “Luft-Fahrstuhl” > dt. Luftbrücke; lat. paeninsula (“bei-nahe-Insel”, vgl. franc. presqu’île) > dt. Halbinsel; griech.-lat. geographia “Erdbeschreibung” > dt. Erdkunde.

Sono calchi concettuali (Lehnschöpfungen) dei vocaboli di nuovo conio che replicano un termine straniero, ma senza alcuna relazione né formale, né semantica; spesso nascono dal bisogno di sostituire un forestierismo o un prestito per es Automobil (gr. autos, “selbst” + mobil “beweglich”) > Kraftwagen; e al franc. Vélocipède (lat. velox + pes, pedis) corrisponde il ted. Fahrrad.

III.2. Prestiti

a) dal neerlandese

draben, traben < draven

wapen accanto a mhd wafen

dörper, calco del franc. vilain (accanto a mhd dörfer). Dörper e dörperheit, dörperie assurgono a parole che definiscono l’antitesi della cortesia, ma più tardi, con Heinrich der Teichner[1] “bürischeit” non risulta più subordinato al ceto, denota il comportamento di chiunque si comporti in maniera inadeguata.

b) prestiti dal francese

cariche feudali: cunt, barun, markis, vassal.

funzioni: soldier, garzun, amis, amie

aggettivi: kurteis, fier (fiero)

termini tecnici: turnei (< franc tornei, tournoi) [diventa Turnier solo nel XIV sec]; plan (arena), vesperie (torneo serale), tjoste (giostra < lat iuxta), hurt (scontro), buhurt (torneo a schiere), lanze, walapp, fianze (ted. sicherheit), pris (lode)

termini ideali: aventiure; hövesch (calco di courtois, poi nhd hübsch[2]); hövescheit; amur

Molto usata la terminazione franc -ie, poi tedeschizzata in -ei. Anche il suffisso verbale -ieren e quello avverbiale -lei (franc ley = modo, maniera).

III.3. Lessico cortese

a) sfera ideale

Il cosiddetto ‘ritterliches Tugendsystem’: tugend, maze, kiusche, zuht, milte, staete

triuwe è dapprima termine giuridico, poi assume anche un valore etico (Wolfram celebra la “eliche triuwe”)

Anche ere passa da un significato di riguardo esteriore a uno più interiore.

minne: radice germ *mei, min, men con il significato di “ricordare”, “desiderare”, “pensare a” In ahd e mhd significa “amore”, “simpatia”, ma anche coito: nella Wiener Genesis (1060) aveva ancora il significato di ‘amor carnalis’ (v. 1053: “Er [Adam] hete mit ir [Eva] minne”) nella lett. religiosatraduce il lat. charitas; nei primi Minnesänger viene ancora inteso come incanto, fascinazione, malattia (“minnesiech”). Nel tardo mhd e nel frnhd significa amore carnale.

liebe: ahd liop ha un significato indifferenziato di “gioia”, dal XIII entra in concorrenza con minne e nel XIV-XV sec. sostituisce minne.

sele riceve già il significato moderno in un canto di Heinrich von Morungen, dove dice che la parola dell’amata “mir durch die sele min mitten in min herze gie”

b) sfera fattuale

Dalla sfera giuridica:

ritter (riter): un tempo si credeva che ritter fosse calco dal franc. chevalier attraverso il neerlandese riddere, da cui ritter, mentre rîter (da cui Reiter) sarebbe stato il denominativo dal verbo autoctono riten. Resta però vero che mhd riter indica l’uomo a cavallo, mentre ritter è una denominazione sociale (cavaliere). In origine riter indicava il guerriero corazzato a cavallo. Dalla fine del XII sec. ritter e dienestman appaiono intercambiabili nella finzione letteraria, mentre nella realtà giuridica la differenza perdura ancora per un buon secolo. Dal punto di vista poetico, ritter è un vocabolo che poco si presta alla rima.

Termini concorrenti, ma che alcuni poeti sentono come antiquati:

helt (König Rother, Rolandslied, Nibelungenlied, Kudrun, Eneit, Parzival), manca in ahd “uomo libero, guerriero”

kempfe (raro, solo Parzival) nomen agentis da kampf “campione”, da lat. campio

recke (Rother, Nibelungenlied, Kudrun, assente in Hartmann, raro in Wolfram) ahd wreckeo, recko, (corradic. rache) “bandito, esule” (così Hildebrandslied)

degen (sopratt. Nibelungenlied, Kudrun, Rolandslied, Rother, Parzival evitato da Hartmann) “(giovane) guerriero”

wigant (Nibelungenlied, Kudrun, Rother, evitato da Hartmann) part. pres. del verbo wigan “combattere”, da *wic “battaglia” = “combattente” (si contrappone al prestito lat kampf [< campus], kempfe) cfr. Nib. 2317/3 “wicgewant”

kneht originariamente “fanciullo, giovane” (cfr. Heliant dove Gesù è detto “ther kneht heilant”), poi “guerriero” (Notker: chnetheit = fortitudo), infine “guerriero dipendente”, forse “ministeriale”, altrimenti “scudiero”, ma infine “cavaliere” (Lamprecht chiama Alessandro Magno “einen tiuren knecht” e Konrad dice di Carlo Magno “zû dem swerte war er ein guot kneht”.

reich: got reiks “sovrano” (prestito dal celtico rîg “re”, cfr. Vergingetorix e lat. regem, aind râjan < IE rêg “reggere, guidare”), ahd rihhi

frouwe = domina = dama = donna matura

juncfrouwe = domicella = damigella = dama giovane

maget = puella = fanciulla (vergine)[3]

wip = mulier = donna sposata, moglie.

Cfr. Walther von der Vogelweide (Wapnewski, p. 54).

frouwe – wip: contrapposizione sociale, cfr. Nibelungenlied 978: “do weinten mit den vrouwen der guoten burgaere wip”. Poi, in ambiente borghese frau diventa connotazione neutra, anche perché weib viene svalutato. Anche juncfrau, che prima significava giovane dama (anche se sposata) passa a significare la nubile (e vergine). Cfr. il destino di hofieren che nel XIII sec. significava “andare a corte” e “fare la corte a una dama”, mentre nel XVI sec. significa “andar di corpo”.

man: in ahd (Catechismo di Weißenburg, 790 ca) si traduceva homo = man, humanus con l’agg. mennisk (humanitas con mennisgi); esisteva però anche l’aggettivo manlich. Con man – mannisk (> mensch) si ricalca la coppia lat. vir – homo.

kunig/kuning: cfr. ahd kunni, mhd künne “stirpe” (Ezzolied: manchunne “genere umano) quindi “uomo di stirpe”

juncherre indica il nobile prima della collata cavalleresca, poi il proprietario terriero (nobile), si mantiene in Hofjunker, Fahnenjunker

graf, markgraf

herzog, ahd herizog calco dal gr. stratelatés “guida dell’esercito”

truchsaeze < truht-saese “colui che siede con la schiera” (nd. drotse > Droste “balivo”); Truchseß = siniscalco (maestro di casa)

marschalk = marescalco (capo delle scuderie)

schenke = dispensiere

kameraere = tesoriere

küchenmeister = maestro di cucina

spisere = scalco (tagliuzza le carni)

schalk = scalco, originariamente non libero e nel nhd, per Bedeutungsverschlechterung (peggioramento semantico) “briccone”.

meier (< lat. major, ahd maior): 1) villicus (attestato in epoca carolingia come amministratore di podere); 2) preposto, capo (lex salica majores palacii, major domus regiae = maggiordomo)

urliuge (cfr. got liuga “patto”) < *ur (senza) liuga (patto) = “situazione in cui non vale alcun patto, contratto” = guerra (cfr. olandese Orlogsschip “nave da guerra”)

mac = parente, mage = parenti

nachgebûr “vicino”, ma gebûr “contadino”; < ahd bûr “casa” e quindi in origine “abitante”.

ewe/ê (ahd ewa) “legge” (forse imparentato con ewig)

reht “il conformarsi al proprio orden/ordenunge”

Altri vocaboli ricorrenti: arebeit (che significativamente per il nobile è un “tormento”, mentre nelle prediche di Berthold è “lavoro”), not, leit, riuwe, hoher muot, schoene; hochgezit “festa (religiosa o mondana)”, dal XVII sec. “matrimonio”, hochfart (originariamente cortesia, capacità di andare a corte, ma già in Berthold 1250-70 superbia, poi Hoffahrt)

balt (“ardito” sembra indicare più un atteggiamento spirituale), snel (“valoroso” è uno degli attributi più antichi, sembra indicare più una qualità fisica), presto viene sostituito da kuon (corradicale di können, ma può significare anche deciso, lesto cfr. ingl. keen). Antiche denominazioni di valore sono vrech, vrevel, vermezzen, ellenthaft, poco usate dai poeti cortesi.

guot significa “adeguato”, bravo, poi anche “nobile”); ma la nobiltà si esprime anche con tiure, hêre (originariamente “anziano”, quindi “onorevole”).

lobesam, lobehaft, lobebaere, lobelich sostituiscono il precortese ahd mâri, mhd maere “noto, conosciuto”.

Edifici:

kâstel, schastel, sono prestiti dal franc. Il termine ted. più antico è hûs, poi veste e burc (che significa anche “città fortificata”, ancora nel 1200 non c’è distinzione terminologica tra burc e stat). palas (< franc. palais, mentre pfalz < lat. palatium) è attestato dal 1150 ca. Franc. è anche turn[4]. Fino alle Crociate i castelli sono in legno (tranne il torrione centrale, motta o maschio/mastio). Alla fine del XII sec. compaiono in Francia le cortine e le torri in pietra: queste dapprima quadrate, poi rotonde (come quelle aftte costruire da Filippo II per il Louvre a partire dal 1190).

Tipico del ted. è il rafforzamento della sibilante sorda finale con un suffisso dentale: ahd akus > mhd axt, mhd palas, babes > nhd Palast, Papst.

Armi:

Vengono dal francese: barbiere “barbozza”, zimiere e lanze che sostituisce spiez (ancora in Rolandslied, 1170) che compare più solo nell’epica eroica e altrove come arma da caccia (wurfspiez). L’arazzo di Bayeux, che raffigura scene di battaglia risalenti al 1100 ca, mostra che la lancia veniva impugnata e usata per colpire dall’alto in basso. Solo alla fine del XII sec. le raffigurazioni attestano la nuova tecnica della lancia imbracciata e usata come arma da urto. Altro termine per lancia è glavîe, glevîn (femm). Il termine più usato è però daz sper.

helm: dapprima troncoconico con nasiera (Naseband), poi pentolare: la più antica testimonianza di cimiero risale al 1198 (sigillo di Riccardo I). A partire dal 1190 fu migliorato con la barbiere.

schilt: fino al 1200 ovale o rettangolare, molto pesante e convesso, fatto di legno coperto di cuoio, con rinforzi metallici al centro (buckel) e agli orli (schiltgespenge) Tale è raffigurato nell’arazzo di Bayeux. A partire dalla II metà del XII sec. compaiono gli scudi più piccoli, triangolari a angoli smussati. le decorazioni pittoriche assunsero valore araldico solo nel corso del XIII sec., quando la corazza sempre più impenetrabile rende il cavaliere irriconoscibile.

La spada (swert) è la stessa fin dal periodo carolingio, manico corto, coccia dritta, lama dritta e larga, punta arrotondata. Lo spadone a due mani compare nel XIV sec.

Per l’armatura: geruste, gesmide, gewand, wât, rock, gar, gerehte, wer, wâfen. Ma i più frequenti sono brünne (femm; soprattutto nell’epica eroica) e halsberc (usbergo o giaco: una cotta di maglia con cappuccio, soprattutto nell’epica cortese). harnasch (masch) è prestito francese (harnais, ital. arnese) che dapprima indica tutta l’armatura (menzionata in un editto di Federico I del 1158), poi, con Wolfram, solo la cotta di maglia.

Parti dell’armatura:

la visiera (fissa, mobile, a griglie: parte dell’elmo che scende a coprire il viso (das Visier), compare solo nel XIV sec., prima si usa un prolungamento del camaglio, detto finteile

barbozza (parte dell’elmo che copre la bocca e la parte inferiore del volto, dal XIV sec. saldata all’armatura) barbiere (das Kinnreff) cfr. Pz 155, 7-9

camaglio (franc. camail “cappuccio”): parte della cotta di maglia che protegge collo e spalle) koife o hersenier

goletta o ventaglia (parte dell’armatura a protezione della gola e del collo) halsenier, kollier (die Halsberge)

gorgiera (imbottitura attorno al collo) kollier

pettorale (der Brustharnisch) plâte, bônît

fiancale (der Bauchreifen) lendenier

bracciale (die Armberge) brazel

gambiera (die Beinröhre) hurtenier

ginocchiello (der Kniebuckel) schinnelier

Cavalli: Alberto Magno distingue 4 tipi di cavalli: “dextrarii” o “bellici” (mhd ros e con maetatesi tipicamente bassoted., ors), “palefridi” (pfert), “curriles” (velocisti, da caccia: mhd ravit[5]) e “runcini” (mhd runzit). In Francia dextrier, palefroi, roussin, sommier.

Combattimento: i testi letterari descrivono relativamente poche battaglie (compaiono soprattutto nella materia antica, nell’epica eroica e delle crociate) e molti scontri individuali. Questi sembrano conformarsi a un cerimoniale fisso: deello con la lancia (stechen) preceduto dalla rincorsa al galoppo (hurten), rottura delle lance (schefte brechen, sper verstechen), prosieguo del combattimento a piedi con la spada.

Con la lancia si mirava soprattutto a centrare il punto dello scudo al cui interno erano fissate le corregge per imbracciarlo (riemen), punto reso visibile all’esterno da chiodi o cavicchi, oppure la base dell’elmo dell’avversario, imperfettamente coperta dallo scudo (“da schilt und helme zesamen gat”, Ulrich von Liechtenstein, Frauendienst, 1255).

Queste descrizioni letterarie sono certo idealizzate: è sintomatico che arcieri (i quali pure svolsero un ruolo determinante a Hastings, 1066) non vi compaiono se non per essere definiti “arc” (traditori: Parzival 183,9).

III.4. Torneo

Il primo storicamente documentabile si tenne in Fiandra nel 1095; del 1130 è il primo divieto papale (Innocenzo II al concilio di Clermont).

La Francia era unanimemente riconosciuta patria del torneo, qui nel XII sec. convennero i cavalieri inglesi quando il torneo era vietato in Inghilterra. Dalla Francia la moda dei tornei dilagò in Europa.

Verso il 1160 Otto von Freising attesta il prestito “tornoi”. Il primo ad usare il calco “turnei” sembrebbe Heinrich von Veldeke nell’Eneit: il mn H (di Heidelberg) recita ai vv. 936-937 “Die Criechen vunden uns bereit / zu turnei und zu strite”, mentre il mn B (Berlino), più antico, dice “ze storme und ze strite”. E’ evidente che “turnei” significa ancora “duello a cavallo”; la stessa formulazione si trova nel Tristrant (1170) di Eilhart von Oberge (v. 1335: “zu tornei und zu strite”). Come manifestazione ‘sportiva’ dotata di regole particolari, il torneo è attestato dall’Erec (v. 2236).

Il torneo veniva indetto con un anticipo minimo di tre e massimo di sei settimane, il giorno fissato era solitamente un lunedì. Talvolta era indetto da una dama e sempre veniva messo in palio un premio.

Esistevano due tipi di torneo, quello a schiere (buhurt) e quello a coppie (tjost), talvolta tenuti alternativamente nel corso della stessa manifestazione. I partecipanti si dividevano in due schiere (solitamente in base a criteri di omogeneità nazionale o dinastica); poi venivano fissate le condizioni finanziarie (per es. lo sconfitto poteva perdere tutto quanto portava addosso, oppure anche la libertà ed essere soggetto a riscatto. Ogni fazione aveva il suo campo dove non poteva essere aggredita (fride, hamit, litze); solo nel XIII sec. divenne usuale delimitare l’arena.

Talvolta il torneo vero e proprio veniva preceduto da scaramucce senza accordi e senza regole (“vesperie”).

Ma anche nel torneo regolare le armi erano spesso vere; armi ottuse o di legno sono attestate in Germania solo a partire dal 1280.

Il buhurt (già attestato nella Kaiserchronik, 1150 ca) era un torneo a schiere preceduto da evoluzioni e in cui si usav solo la lancia, talvolta consisteva solo in un parata, senza scontro. Pare che in Germania fosse il tipo di torneo più frequente.

Nel buhurt le cercavano di restare formazioni unite e di rompere quelle avversarie; spesso dopo il primo scontro si attaccava l’avversario dalla parte opposta (“widerkere”). Parzival (812, 9-16) ed enumera 5 tipi di scontro: “zum puneis” (attacco frontale), “ze triviers” (attacco laterale), “ze entmuoten”[6] (forse scontro con lancia, ma senza rincorsa), “zer volge” (assalto da tergo, inseguimento).

Il torneo a schiere culminava in una mischia in cui ognuno cercava di catturare un avversario, trascinandolo per le briglie nel proprio campo (“zaumen”), oppure disarcionandolo e costringendolo ad arrendersi (“sicherheit geben”). Chi si trovava in difficoltà veniva di solito soccorso da parenti, amici o anche dai suoi stessi scudieri, armati di mazze e randelli (“kipper”); talvolta gli accordi escludevano questi “kipper” dal torneo.

La tjoste era uno scontro a coppie che sembra essersi evoluto dal buhurt come forma particolare in cui alcuni contendenti cercavano di distinguersi dagli altri. Si usava lancia e spada.

Una forma particolare, meno cruenta e più rappresentativa era il torneo della Tavola Rotonda, che si teneva nell’ambito di una festa cortese: gli scontri erano individuali e le armi spuntate o di legno.

Verso la fine del XIII sec. la borghesia cittadina cominciò a imitare i tornei militari: conosciamo una “festa del Graal” organizzata dai borghesi di Madgeburgo per la Pentecoste del 1280: premio del torneo era una bella dama (una prostituta!).

III.4. La lingua della mistica

(Mechtild von Magdeburg, Meister Eckart, Heinrich Seuse, Johannes Tauler)

Uso di metafore e trasposizioni dalla lingua cortese (minne, wunne, gnade, frouwe e attributi cortesi della donna, adel, adelich, edel).

Formazione di sostantivi astratti in -ung e -keit (che spesso traducono i suffissi lat. -tas, -tio).

Aggettivi in -lich.

Sostantivizzazioni come ichheit, nichtheit, geschaffenheit, das nicht, das al, das wesen.

III.5. Jiddisch e Rotwelsch

Nei sec. XII-XIII gli ebrei erano stati isolati in ghetti; a partire dal XIII sec. si intensificarono le persecuzioni, sicché molti ebrei emigrarono in Polonia e Ucraina. Questo portò al formarsi di una lingua particolare: su un sostrato mhd si innestarono elementi ebrei e anche slavi.

Caratteristiche dello jiddisch (scritto in caratteri ebraici):

1. lessico molto antico

2. posizione normale del verbo nelle secondarie

Lo jiddisch ha a sua volta influenzato il linguaggio settoriale della malavita e dei vagabondi (Rotwelsch, da rot = mendicante, e welsch = lingua incomprensibile). Alcuni termini del Rotwelsch sono ormai stati assunti nel lessico odierno:

Schlamassel = sfiga da schlimm + ebr. mazol fortuna); Schmiere stehen = fare il palo (da ebr. shim’rah “guardia; prima attestaz. 1714); mies = brutto, cattivo (da ebr. me-is “brutto, repellente); Pleite = sbancato, senza un soldo (da ebr. peleta “fuga, salvataggio; il significato “al verde compare metà XIX sec. nel gergo criminale di Berlino. Mentre sempre da peleta viene, attraverso portoghese ebreo feleta e poi olandese flötengehen); blechen = smenare soldi (1490 bläch nel senso di soldo; blechen “pagare” nella Studentensprache 1781)

III.6 Mittelniederdeutsch (1150-1650)

Mentre anche nelle corti settentrionali va di moda il Mhd, la popolazione delle campagne e delle città parla Nd, sicché presto le cancellerie devono adattarsi a una lingua scritta amministrativa che sia comprensibile ai sudditi.

La prosa amministrativa mnd compare ancor prima di quella mhd: cfr. Sachsenspiegel (1224 ca) di Eipke von Repgow (Ostfalen) che fu riconosciuto come “gemeines Recht” in sassonia Elettorale e in Turingia fino al XIX sec. nonostante la lingua quasi incomprensibile.

Questo Mnd si differenzia dall’Altniederdeutsch (antico sassone) per l’indebolimento delle vocali in sillaba finale.

Si espande a occidente, respingendo il frisone, e verso oriente, con la colonizzazione dei territori slavi, sicché i dialetti basso tedeschi orientali.

Nel XIV e XV sec. il Mnd assurge a lingua commerciale e amministrativa in tutto il territorio esposto all’influsso dell’Hansa (dalla Norvegia fino in Livonia, perfino in città dove non si è mai parlato ted. si trovano documenti in mnd: a Novgorod e a Londra).

Il Mnd ha influenzato moltissimo le lingue nordiche (si calcola che quasi la metà del lessico svedese sia inflenzato dal Mnd). Il Mnd trasmise termini del lessico ecclesiastico, cortese e commerciale e perfino suffissi formativi di parole.

Mnd, danese e lingue nordiche hanno in comune:

1. Il mancato effetto della II Lv

2. Germ ai > ê, mentre in ahd ei (sten – stein, hel – heil)

3. la mancanza della dittongazione frnhd (min ny hus)

L’influsso del Mnd sul Mhd è scarso: termini giuridici (echt, Gerücht) commerciali (Fracht, Stapel, Stockfisch) e marittimi (Ebbe, Hafen, schleppen).

Il tramonto dell’Hansa, nel 1500 porta anche al tramonto del Mnd. A partire dal 1600 chiesa, scuole e amministrazioni passano all’ Hd. L’ultima Bibbia in Mnd viene stampata nel 1621. Dal 1650 il Mnd non è più una lingua scritta, ma solo un dialetto parlato e svalutato socialmente.

III.7 Olandese

Fasi linguistiche: in pratica non esiste il oud-nederlandsch, mentre esistono documenti in bassofrancone e in basso sassone (ossia basso tedesco). Dalla fine del XII fino al XVI sec. i dialetti delle Fiandre e del Brabante (aree fortemente urbanizzate e fiorenti di commercio) attraversarono una fase di unificazione linguistica: il cosiddetto dietsch che sarebbe il mittelnederlandsch. A partire dal XVII sec le fiandre spagnole decaddero, mentre fiorirono le Province Basse Unite (Amsterdam, Leida): predominio dell’ Hollandsch da cui il nieuw-nederlandsch.

Pronuncia

ie [i]; ei, ej [ei, quasi e indistinto]; auw, ouw [ou]; ui [öü]; oei [ui]; oe [u]; u [ü]; eu [ö]

w fricativa labiodentale sonora [v]; v fricativa labiale (metà strada fra v e f);

g in posizione iniziale fricativa velare sonora, in posiz finale sorda

sj fricativa dorsale [ ];

sch iniziale [s+ch], sch finale [ss]

z [s sonoro]
IV. Il romanzo cortese, la novella in versi

[1] Di lui si tramandano quasi 800 Reimreden (1350-65).

[2] Prima attestazione di hübsch nel senso di “bello” in Nibelungenlied, Fassung A.

[3] Cfr. Nibelungenlied 424,4 dove Gunther pensa di Prunhilt: “er truwet wol erwerben ein also schœne magedin”.

[4] celtico dûnum, ant. irl. dûn (castello), germ *tûna (luogo recintato), ted. Zaun, ingl. town.

[5] Heinrich vol Veldeke, eneit, vv. 687 e 689: “kastelan” (castigliano) e “ravit”.

[6] Altri mn hanno ze muoten. Nel Willehalm (29,15; 361,21 ss.) è usato in contrapposizione a zer tjost.

V.1. Dal mhd al frühnhd

a) Fenomeni storici e culturali.

Aumento insediamenti urbani: ca 250 città fino al 1200, più di mille tra 1200 e 1300, 3000 attorno al 1500.

Colonizzazione a oriente.

A partire dal 1300 la carta subentra alla pergamena, diminuiscono i costi e aumenta la massa di documenti scritti.

Fondazione delle università (Praga 1348, Vienna 1365, Heidelberg 1386) in cui non valgono privilegi di nascita. Sono spesso fondate da principi, ma in importanti città. Alla contrapposizione nobile – non nobile tende a sostituirsi quella gebildet – ungebildet.

Uso di nome e cognome; i nomi propri germanici esprimevano in genere un auspicio; dopo la cristianizzazione sono introdotti nomi biblici e poi anche di santi greci, latini, francesi e italiani.

EXKURSUS: nomi germanici

Sivrit da ahd sigu “vittoria” + a.n. fridr “bello” oppure ahd fridu “pace”

Krimhilt da a.n. grima “maschera, elmo” + hilde (ahd hiltia) “battaglia”

Prünhilt da ahd brunna, brunia + hiltia

Gunther da ahd guntia “battaglia” + heri “esercito”

Gernot da ahd ger “lancia” + not “distretta”

Giselher da langob. gisil “freccia” + heri

Hagen da ahd hagan “cortina, protezione”

Rüdiger da ahd hruod “fama” + ger (Rutger > Roger, Ruggero)

Rumold da ahd hruom “gloria” + waltan “governare”

Heinrich da ahd heim “casa, patria” + rihhi “potente”

Richard da ahd rihhi + harti “forte”

Robert (Rodebert, Rodebrecht) da ahd hruod + beraht “fulgido”

I cognomi derivano invece da indicazioni di professione (Meier, Müller, Schmidt), di caratteristiche fisiche (Lang, Groß, Klein) o spirituali (Fröhlich) o del luogo di provenienza (Bach, Busch, Rosenberg). Gli umanisti traducono spesso questi cognomi in latino (Piscator, Sutorius).

Invenzione della stampa a caratteri mobili (1445).

Proliferazione delle stamperie, delle cancellerie principesche (Praga, dal 1440 Vienna) e cittadine, ognuna con una sua varietà linguistica (Schreibsprache).

Fondazione di scuole elementari nelle città, differenza linguistica tra città e campagna.

Letteratura di divertimento e di consumo: libri popolari.

Sperimentazione linguistica: umanesimo (traduz. dal latino e dall’italiano), riforma (traduzioni della Bibbia, polemiche confessionali).

b) Fenomeni linguistici:

Il Frnhd è uno stadio di trapasso: non v’è uniformità in ortografia, flessione e sintassi, bensì diverse varianti che coesistono una accanto all’altra. I confini dialettali moderni coincidono in gran parte con quelli degli stati territoriali di allora. CITARE STEDJE p. 119.

1) Allungamento delle vocali brevi in sillaba aperta (spesso non davanti a t, m, spirante dorsale sch, spirante velare/palatale ch): vater, leben, disen > vâter, lêben, dîsen, ma genomen > genommen;

2) Abbreviamento delle vocali lunghe davanti a geminata: jâmer > jammer; muoter > mûter > mutter; ambedue questi fenomeni possono ricondursi al principio dell’isocronismo sillabico.

3) Dittongazione: î, û, ü lunga (iu) > ei, au, eu (da sud a nord). Comincia in Baviera già in Mhd, ma non riguarda tutti i dialetti: l’alemanno (Svizzera, Alsazia) mantiene le voc. lunghe. I tre dittonghi finiscono con il confondersi nella pronuncia con quelli provenienti dal Germ. (ai, au > ahd ei, ou).

NB. mhd hiute -> frnhd heute, ma mhd hiuser -> häuser

4) Monottongazione: ie, uo, üe > î û, ü (lunga) (dal centro verso sud): inizia nella Germ. centrale, ma non tocca Alemanno (lieb, guet) e Bavarese (liab, guat). Nella grafia sopravvive il digramma ie che viene poi usato per indicare la i lunga anche in parole dove originariamente non compariva: es. mhd lîgen > liegen.

5) s davanti a w, t, p, -> /sc/: slange > schlange, swigen > schweigen

6) il futuro si costruisce con werden e meno frequentemente con woln, suln

7) la terza persona dell’indicativo presente perde la dentale finale

8) creazione di sinonimi e di nuovi verbi con suffisso -ieren, si diffondono i nomina agentis in -er e -erin

9) Grafia molto confusa: raddoppiamento vocalico per indicare voc. lunga dal XV sec; h per indicare vocale lunga a partire dal XVI sec; ma la grafia resta inconseguente: talvolta si raddoppia la vocale, talvolta (mediofrancone) si usa i (nome di persona Voigt), talvolta si aggiunge una e (es Soest).

Il rafforzamento consonantico predomina nel XVII sec. (funffczig, werdenn).

Non si distinguono tra loro i/j e u/w: jn, iar, vm, vleiß. Viene introdotto y per i: yhm, feyren.

Vengono usati ancora nei testi a stampa abbreviazioni come il “Nasalstrich”: komen; il “er-Haken”: od , d , per oder, der; vn per und.

Si impone gradualmente la maiuscola dei sostantivi, che nei primi scritti di Lutero veniva usata solo per caratterizzare sostantivi importanti, mentre in quelli tardi riguarda l’80% dei sostantivi.

Anche l’interpunzione è caotica: ai tempi di Lutero si usa Virgel (/) e punto. Virgola, punto interrogativo ed esclamativo si impongono nel XVII sec.

Pronuncia:

ie /î/

ei /ai/ in Baviera scritto ai

sl, st, sp, sw / ecc/

dal 1500 h interna indica solo voc. lunga

forse dal frnhd si impone la pron sonora della sibilante in posiz. iniziale: cfr. grafia Szon nel titolo di B. Waldis (1527)

c) la lingua delle cancellerie e “gemeines Deutsch”

La lingua tende a unificarsi non per influsso di opere letterarie, o per la prevalenza di un dialetto, ma per sintesi artificiale. Dalla metà del XV sec. diventa esemplare la lingua della cancelleria di Meissen (Sassonia elettorale); troviamo in essa l’affricata pf (di provenienza oberdt, perché il ostmitteldt ha p), l’occlusiva k invece dell’affricata ch austro-bavarese (chaiser), i dittonghi oberdt ei, au, eu invece del mitteldt i, u, iu. La metafonia della a è però resa con e anzi che (come in bavarese) con ä.

La teoria secondo la quale questa lingua ostmitteldeutsch (Ostmitteldeutsche Verkehrssprache) dei Wettiner sarebbe lo stadio che prepara il passaggio al nhd è stata recentemente corretta alla luce delle differenze tra ostmitteldt e nhd:

1) all’ oberdt/nhd pf corrisponde ostmitteldt p: pfund – fund, apfel – appel;

2) mhd ei, ou corrisponde ostmitteldt ê, ô, ma oberdt/nhd ei, au: hes – heiss, bom – baum

3) mhd iu > ostmitteldt au, oberdt/nhd eu: fauer – feuer ecc.

A partire dal 1348 compare la dizione “gemeines Deutsch”, che significa: 1. uno stile spoglio e semplice di contro a quello ornato e sovrabbondante, 2. una lingua standard comune che si sta sviluppando nel territorio oberdetutsch soprattutto per influsso della cancelleria imperiale.

Alla cancelleria di Vienna (il cui influsso si estende fino ad Augusta e a Norimberga) si deve la sostituzione delle forme contratte han, lan con haben, lassen, la scomparsa della dentale alla 3 pers. plur. del pres. indic. Davanti a nasale u > o: summer > sommer, wunne > wonne. Mentre il mhd ei viene scritto nelle altre cancellerie austro-bavaresi ai, a Vienna si impone gradualmente ei.

All’influsso di questo “gemeines Deutsch” finisce per piegarsi anche l’Ostmitteldt. L’unificazione più difficile fu quella del lessico (ancor oggi si dice Metzger, Fleischer, Fleischhauer, Schlachter; cfr. Atlas pp. 184 ss).

Meißen, Wettiner -> Ostmitteldt Verkehrssprache

Vienna -> Gemeines Teutsch (dal 1348)

Tabella comparativa

mhd Ostmitteldt Meißen Oberdt Vienna
apfel appel apfel apfel apfel
pfunt pund pfund pfunt pfunt
kint kind kind chint chint
heiz hess heiss haiss heiss
boum bom baum paum paum
fiuer fauer fauer feuer feuer
guot gut gut kuat guat
geste geste geste käste gäste
sumer summer summer summer sommer
han han han han haben
gan gan gan ken gen

V.2. Umanesimo

Ritorno alle fonti, ma anche alle antichità nazionali (riscoperta della Germania di Tacito); successo delle opere e delle lettere di petrarca e Boccaccio; grande influenza di Enea Silvio Piccolomini (dal 1443 segretario di Federico III a Vienna).

Heinrich Steinhöwel (Von den sinnrychen erluchten Wybern [Boccaccio], 1473; Fabeln [Esopo], 1479) non traduce parola per parola, ma il senso.

Albrecht von Eyb (Sittenspiegel, 1473) traduce due commedie di Plauto, cercando di rispettare le particolarità del ted.

Niklas von Wyle (Translatzen, 1541) piuttosto aderente al testo latino, cerca di adattare la sintassi tedesca a quella lat.

Johannes von Tepl, Ackermann (1400): apogeo della prosa d’arte, imitazione delle forme retoriche latine, trimembralità, rima interna e allitterazione.

Quella degli umanisti fu spesso una lingua mista in cui espressioni latine comparivano in un contesto tedesco. Ne deriva una nuova produttività linguistica:

a) rifioriscono i suffissi in -ieren;

b) diventano produttivi suffissi latini come -ianus (> ted. -ian: Schlendrian, Grobian), -tio (> ted -tion: Operation, Position), –antia, -entia (> ted. -anz, -enz: Distanz, Eloquenz) -ista (> ted. -ist: Realist) ans, antis/-ens, entis (> ted. -ant, -ent: Vagant, Assistent).

c) più che i prestiti sono importanti i calchi: minorennis > minderjährig, ius gentium > Völkerrecht, causa principalis > Hauptsache.

d) la sintassi latina ha influenzato quella tedesca per il sistema dei tempi verbali (piuccheperfetto, perfetto, imperfetto, futuro semplice e futuro anteriore); per la posizione dei membri all’interno della frase: va ascritta all’influsso latino la posizione della forma verbale finita nella subordinata e l’anticipazione della forma sintattica retta a quella reggente: mhd der man guot > nhd der guote man; per il modello di declinazione del sostantivo, che viene adeguato a quello lat. e solo recentemente si tenta di smantellare.

V.3. Il Cinquecento: Lutero

Lutero non fu il primo a tradurre in ted[1] la Bibbia, ma fu il primo la cui traduz. fu accessibile a un largo pubblico.

La prima edizione (Septemberbibel del 1522), stampata a Wittenberg senza indicazione di autore, di luogo e di data in 3-5 mila esemplari, fu esaurita così presto che l’editore ne dovette stampare una seconda a dicembre. Prima della fine dell’anno ve ne fu una ristampa a Basilea, si ebbero due traduzioni in basso ted. e una in danese.

La lingua di Lutero non è unitaria: la sua lingua parlata si riflette nei mn fino al 1522. Nei mn posteriori si mostrano influssi equilibratori (cancelleria di Meißen, Druckersprachen). Nelle stampe a partire dal 1530 si avvicina di più all’ Oberdt: tranne che per la “Rundung”: schopfer invece che schöpfer, wirdig invece che würdig. Invece abbandona l’uso ostmitteldt übir -> über e si allinea progressivamente all’Umlaut oberdt.

Lutero, che personalmente parlava un dialetto ostmitteldt (il turingio) influenzato dal niederdt (infanzia a Mansfeld e periodo trascorso a Wittenberg) e che nelle Tischreden diede la preferenza al “sassone” rispetto all’oberdt, si sforzò di essere comprensibile in ogni regione: la sua lingua condivide con il mitteldt la monottongazione (fuoz > fus; liebe > liebe /libe/), il mantenimento della e nelle sillabe atone (Gesang invece di oberdt Gsang, behalten invece di oberdt bhaltn fenomeno che sarà chiamato “e luterana”) come pure della e del D.Sing. e del plurale. Condivide con l’oberdt la dittongazione (min > mein, hus > haus, hiute > heute), le forme in -r e -ch dei pronomi personali (er, wir, mir, mich invece di niederdt he, wi, mi). Contro l’ oberdt p- (der pote), sm-, sn-, sl-, sw- Lutero impone b- (der bote), schm-, schn-, schl-, schw-. Al suffisso oberdt -nuss preferisce -niss.

Tuttavia il lessico di Lutero non è comprensibile dovunque, tant’è vero che lo stampatore di Basilea Adam Petri allegò all’ediz. della Septemberbibel (dicembre) una lista che “die ausländischen Wörter auf unser teutsch anzeigt” (vedi Eggers, III, pp. 174-175).

A Lutero interessava trasmettere alla gente il senso, non la lettera dell’originale, sicché fece uso di molti avverbi e particelle modali (allein, doch, nur, schon, ja, nur, sonst) che rendevano lo stile più fluido e tipicamente tedesco. Fino al 1521 non diede alcun peso all’ortografia, concedendo la massima libertà discrezionale agli stampatori (ey accanto a ei, uso irrazionale dell’Umlaut ecc.). Dal 1521 al 1531 comincia a regolarizzare lessico e ortografia: sceglie la forma mitteldt könig rispetto alla oberdt künig, viceversa le oberdt gehn, zwingen, offt, fremd, gewaschen rispetto alle mitteldt gahn, twingen, dicke, frömd, geweschen. A partire dal 1531 fino alla morte porta questa regolarizzazione alle estreme conseguenze, anche se permangono tratti ereditati dal mitteldt: per es. l’alternanza della vocale tematica nel preterito dei verbi forti (ich fand, wir funden; ich starb, sie storben; ich bleib, wir blieben).

Nessuna delle soluzioni sintattiche adottate da Lutero è nuova rispetto all’uso dei suoi predecessori o dei suoi contemporanei. Egli coglie e porta avanti le tendenze già presenti nella lingua parlata del suo tempo (es. la congiunzione wan sostituita da denn o weil).

Tra l’eccessiva tendenza all’ipotassi (Unterordnung) della lingua cancelleresca e dotta e quella alla paratassi (Nebenordnung) della lingua parlata, Lutero sceglie una via di mezzo. tende a sostituire le formazioni nominali con quelle verbali.

Molti vocaboli già esistenti ottengono con Lutero un nuovo significato:

fromm “valido, giusto” > “pio”; Beruf “vocazione” > “professione”, Arbeit perde il valore negativo (fatica, tormento).

Dovendo optare tra una forma oberdt e una ostmitteldt Lutero sceglie di regola la prima: così gan diventa gen e poi gehen. Ma quelle poche volte che opta per la forma ostmitteldt, conferisce a essa una tenacia straordinaria: Hülfe concorre con Hilfe fino alla regolarizzazione Duden del 1929.

La Controriforma tenta di contrapporre il “Gemeines deutsch” al ted. di Lutero.

Le Bibbie antiluterane: Hieronimus Emser, segretario del duca Georg di Sassonia , fu da lui incaricato di redigere una Bibbia cattolica (1527) Emser criticò violentemente le scelte di Lutero, ma la sua traduz. era in gran parte copiata da quella di Lutero. Anche i duchi di Baviera incaricarono l’acerrimo nemico di Lutero, Johann Eck, di procurare una Bibbia cattolica (Ingolstadt, 153) e questi non solo modificò le parti dottrinalmente importanti, ma purgò la traduz. di Lutero da tutto quanto non era oberdt, creando una Bibbia bavarese. Il “Lutherdt” era considerato in Austria e in Baviera “lingua dei protestanti”, mentre nella Germania settentrionale e centrale fu accettato come lingua letteraria (non esiste un Lutherdt parlato). Il risultato linguistico più importante della Riforma fu che il Nord della Germania accettò la lingua di Lutero come lingua letteraria: intere zone passano all’Hochdt della variante di Meißen, sicché la loro lingua parlata risultò scevra da inflessioni dialettali.

TABELLA RIASSUNTIVA

Ostmitteldt/Meißen Sächsisch Oberdt/Wien Lutero
appel/apfel appel apfel apfel
pund/pfund fund pfunt pfund
kind kind chint kind
twingen twingen zwingen zwingen
bom/baum bom paum baum
bringen brengen pringen brengen
gut gut kuat/guat gut
dag/tag dag tak/tag tag
summer summer summer/sommer summer/sommer
frömd/fremd frömd fremt/fremd fremd
hülfe hülfe hilfe hülfe
geste geste geste/gäste gäste
glauben glauben gleuben glauben
furcht forcht furcht forcht
könig könig künig könig

V.4. Insegnamento della lingua e grammatiche

Nel 1524 Lutero espose la sua concezione educativa, raccomandando in una lettera a borgomastri e consiglieri delle città ted. la fondazione e il mantenimento di scuole cristiane. Nel 1530 tenne un “Discorso sul dovere di mandare a scuola i fanciulli”, addossando allo Stato dell’obbligo di istituire scuole e renderne obbligatoria la frequenza. Nelle scuole elementari popolari (Volksschulen) bisognava insegnare a leggere e scrivere la lingua materna (vernacula). A chi volesse proseguire negli studi il latino, il greco e l’ebraico, lingue necessarie a intendere la Bibbia.

Ciò nonostante i principi e le città si occuparono soprattutto delle università e delle scuole superiori (poi dette ginnasi), mentre le scuole elementari progredirono più lentamente: solo nel 1559 le scuole fondate da Johann Bugenhagen nella Germania settentrionale furono riconosciute ufficialmente e solo ancora più tardi Sassonia e Württemberg ne istituirono di analoghe.

Filippo Melantone (Schwarzerd) detto praeceptor Germaniae si assunse il compito di organizzare l’insegnamento elementare nella Germania protestante, ma finì coll’attribuire minor importanza alla lingua materna, perché nelle sue scuole gli esercizi di lettura si facevano con favole in latino e la stessa grammatica si imparava su testi latini.

Solo Valentin Ickelsamer si pose effettivamente il compito di insegnare ai tedeschi la lingua tedesca, con Die rechte weise auffs kürzist lesen zu lernen (1527) e Ein Teütsche Grammatica, darauss einer von im selbs mag lesen lernen (1534).

La concezione della lingua e della grammatica di Ickelsamer risale a Carlostadio (Andreas Rudolf Bodenstein, 1480-1541)[2]: la lingua tedesca va parificata a quelle ebraica, latina e greca perché ormai anch’essa è portatrice della parola di Dio. Leggere è un’attività divina, per cui è necessario svelare atutti i segreti della lingua. Dà molta importanza all’etimologia. L’uso delle figure per imparare a leggere: se pongo accanto alla lettera R l’immagine di un cane che ringhia suggerirò all’analfabeta il suono /r/.

Ickelsamer rifiuta il metodo alfabetico (lettura compitante) che ha imperato per secoli in favore di quello fonico: al posto della dizione della lettera deve figurare il suo suono. Com’è possibile che un bambino impari a leggere la parola Ring se gli diciamo che è composta dalle lettere er, i, en, ge?

Seguaci di Ickelsamer furono Peter Jordan, Leyenschuol (Magonza 1533), primo tentativo di abbecedario illustrato per bambini, e Jakob Grüssbeutel, Ein besonder fast nützlich stimmen büchlein mit figuren (Augsburg 1534).

Comenius, Orbis Pictus (1658): metodo fonico e immagine rappresentativa.

Grammatiche

Fabian Frank (Orthographia deutsch, Wittenberg 1531) individua la lingua ted. scritta/standard (Schriftsprache) come una sintesi che sta al di sopra dei vari dialetti e si compone dei tratti comuni di questi così da poter essere compresa da tutti.

J. Elias Meichsner, Handbüchlein gründlichs berichts recht und wolschreybens (Tübingen 1538)

Laurentius Albertus Ostrofrancus, Teutsch Grammatik oder Sprach-Kunst (Augsburg 1573)

Albert Oelinger, Underricht der hoch Teutschen Sprach (Straßburg 1574)

Johannes Rivius, Institutiones grammaticae (1578)

Johannes Claius, Grammatica germanicae linguae, ex bibliis Lutheri […] collecta (Leipzig 1578, undici edizioni fino al 1720) stabilisce Lutero come suprema autorità linguistica.

Ancora Wolfgang Ratke (Ratichius, Memorial, Frankfurt 1612) auspica per l’insegnamento scolastico una “lingua unitaria” che si basi su una “religione unitaria” che sono quelle luterane.

Chr. Gueintz, Deutscher Sprachlehre Entwurf (1641), Rechtschreibung (1645): distingue l’uso liturgico, per il quale resta modello la lingua di Lutero, e l’uso laico, per il quali indica a modello gli editti della Dieta imperiale (Reichstagsabschiede).

Vocabolari

Nel Medioevo c’erano le glosse. A partire dal XV sec. le cosiddette “gemmae”, vocabolari mirati a un ambito lessicale specifico. Ma nel contempo comparve in Olanda anche un nuovo tipo di vocabolario con lemmi tedeschi e spiegazioni in latino.

In Italia Perottus e Calepius avevano ricostruito il lessico latino classico depurandolo da quello mediolatino. A essi si rifece Petrus Dasypodius con il suo Dictionarium latino-germanicum (Strasburgo 1525).

Nel 1561 comparve a Zurigo Die Teutsche Sprach. Alle Wörter, Namen und Arten zu reden in hochdeutscher Spraach di Josua Maaler, con lemmi ordinati alfabeticamente e spiegati in latino.

Nel 1571 compare il Teutscher Dictionarius, primo dizionario ted. -straniero.
Non a caso la maggior parte dei dizionari appare in zone periferiche, dove manca la presunzione di parlare il buon tedesco

[1] Tra la stampa della prima Bibbia in hochdt (Johann Mentelin a Strasburgo nel 1466) e la Septemberbibel di Lutero si contano 14 Bibbie in hochdt, 4 in niederdt e 4 in olandese.

[2] Più estremista di Lutero (iconoclasta, per la poligamia, nega eucarestia), vicino ad Anabattisti e a Zwingli).

VII.1. Il Seicento: fenomeni culturali

Guerra dei 30 anni: in percentuale le perdite furono quattro volte quelle sofferte nella II g.m.

Società feudale assolutistica: la lingua della politica e della corte.

Nobiltà di cultura e nobiltà di nascita: il ceto dei dotti.
Cosmopolitismo: scoperte geografiche, scientifiche, viaggi (lingua ed esotismi).

Influsso dall’esterno: traduz. dall’ital.[1], dal franc., dallo spagnolo.
Lingua alla moda (Modewörter: galant, curiös, politisch, à la mode, Cavalier), francesismi[2], spagnolismi, italianismi. Tratto costante nei letterati di ogni regione è l’uso di francesismi e latinismi.

Purismo: le Sprachgesellschaften

Fruchtbringende Gesellschaft (1617 presso Weimar dal principe von Anhalt-Köthen su ispirazione di Kaspar von Teutleben, sarà poi chiamata anche palmen-Orden); Aufrichtige Tannen-Gesellschaft (1633 Strasburgo); Deutschgesinnte Genossenschaft (Zesen); Elb-Schwanen-Orden (Rist)

La cura della lingua. K. Stieler, Teutscher Sprach-Schatz (dizionario 1691)

VII.2. Le poetiche.

Theobald Hock, Von Art der deutschen Poeterey (1601)

M. Opitz, Aristarchus sive de contemptu linguae Teutonicae (1617): ai costumi incorrotti degli antichi Germani corrispondeva una “edle vornehme Sprache”, mentre le lingue degli antichi Greci e Romani non potevano non corrompersi con la corruzione dei costumi di quei popoli e dei loro regnanti. Opitz preannuncia la rapida fine della supremazia del lat. e si schiera contro i prestiti nel ted. dalle lingue straniere.

Opitz, Buch von der deutschen Poeterey (1624 riforma prosodica, contro l’irregolarità metrica e la confusione stilistica). Grazie a Opitz si impone il suffisso -e del plurale (caratteristica del Md, mentre in Oberd cade). Oggi è ormai regredita la -e del dat. sing. Ad Opitz risale anche la stabilizzazione del part. passato con il prefisso ge-. Mentre a Johann Bödiker (1690) risale la differenziazione tra vor e für e la preferenza accordata la suffisso diminutivo md -chen rispetto a quello oberd. -lein.

J.G. Schottel (1612-1676): Teutsche Sprachkunst (1641) in 3 libri: I nove (poi dodici) Lobreden der Uhralten Teutschen Haubtsprache, II Wortforschung der T. Sprache, III Wortfügung (regole sintattiche).

J. Klaj, Lobrede der teutschen Poeterey (1645)

G. Ph. Harsdörffer, Poetischer Trichter (1653 funzione intrattenitiva della poesia, quasi gioco di società)

A. Tscherning, Unvorgreiffliche Bedencken über etliche mißbräuche in der deutschen Schreib- und Sprach-Kunst (1659)

J.G. Schottelius, Ausfürliche Arbeit von der Teutschen Haubt-Sprache (1663: 5 libri che riprendono i 3 dell’opera precedente. Nel 5° fornisce un elenco degli Stammwörter della lingua ted. cioè delle parole da salvaguardare.

Guerra e corruzione sarebbero il castigo divino per il decadimento della lingua. Schottel sostiene che la lingua “hochdt” non è un dialetto, ma ha i suoi dialetti: la lingua letteraria è quella di Lutero e Opitz., ma essa è costituita anche dalla lingua ufficiale usata “in den Abschieden / in den Cantzeleyen / Gerichten und Trückereyen”. Pronuncia esemplare è quella sassone dei ceti colti.

Schottel propone un sistema grammaticale coerente coniado un’apposita terminologia: Sprachlehre (Grammatik), Wörterbuch (Lexikon), Zeiwort (Verbum) Fragezeichen (signum interrogativum). Per primo distingue tra Wörter e Worte.

A. Buchner, Anleitung zur deutschen Poeterey (1665)

D.G. Morhof, Unterricht von der Teutschen Sprache und Poesie (1682 riflessione critica sull’essenza della poesia)

A. Chr. Rotth, Vollständige Deutsche Poesie (1688)

Erdmann Neumeister, Die allerneueste Art, Zur Reimen und Galanten Poesie zu gelangen (1707)

Gottfried Wilhelm Leibnitz, Unvorgreiffliche Gedancken betreffend die Ausübung und Verbesserung der Teutschen Sprache (1717)

VII.3. Fenomeni linguistici

Prestiti dal francese:

a) termini sociali e familiari: Kavalier, Dame, Onkel (che sostituisce Oheim), Tante (che respinge Base e Muhme), Großmutter, Großvater, Großeltern;

Oheim in orig. figlio della sorella, figura molto importante presso i Germani (Tacito)

Oggi Base significa cugina e dial. zia; Muhme significa zia, cugina, parente anziana e levatrice, in origine significava sorella della madre, poi, nel 500 anche sorella del padre.

Prima i nonni venivano chiamati ahd ano, ana (Ahnherr, Ahnfrau, Ahnen), corradic. di Heb-amme (anne) e di En-kel “piccolo nonno”, cugino

Schwiegersohn, -vater, -mutter, -tochter, -eltern risalgono alla fine del 500, mentre sono germ. swigar “suocera” (cfr. lat socrus) e swehur (lat. socer) “suocero” da cui ted. Schwäher.

b) termini militari: Armee, Allianz, Artillerie, General, Infanterie, Kapitän, Kompanie, Lärm (< à l’arme), Offizier, Truppe; Vorhut è calco di avant-garde

c) termini culinari: Omelette, Frikassee;

d) architettonici: Fassade, Allee, Boskett

e), sembra che si debba ricollegare all’influsso francese il passaggio dall’originale r linguale o alveolare (vorderes gerolltes r /r/) alla r uvulare (Zäpfchen-r o hinteres gerolltes r /R/): si tratta di un bell’esempio di adesione imitativa a un modello ritenuto socialmente prestigioso (cfr. W. Labov, 1968); solo da qualche decennio la r alveolare è di nuovo accettata nella Hochlautung.

Prestiti dall’italiano:

a) militari: Kanone, Soldat;

b) commerciali: Agio, Franko, Giro, Brutto, Netto;

c) musicali: Adagio, Allegro, Andante ecc.

Sono calchi dall’ital: Zwiebach (biscotto), Blumenkohl (cavolfiore), festes Land (poi Festland (terraferma), hohes Meer (alto mare)

La maiuscola che nel Seicento è ancora un libero espediente grafico per caratterizzare e sottolineare una parola (espediente usato anche in olandese e in danese), diventa usuale e obbligatoria per i sostantivi da Gottsched e da Adelung. Nel XVII sec. la Frakturschrift con gli svolazzi e i ghirigori dell’iniziale faceva propendere a usare le maiuscole; in ogni caso anche l’aumento del numero dei sostantivi e dei gruppi attributivi a essi preposti fece crescere il bisogno di segnali grafici.

Purismo e suoi oppositori

Contro gli influssi stranieri si schierarono i letterati ted. riuniti nelle “Sprachgesellschaften”: Fruchtbringende Gesellschaft (1617 dal duca di Anhalt-Köthen), Aufrichtige Gesellschaft (1633 a Strasburgo), Deutschgesinnte Genossenschaft (Zesen), Elbschwanenorden (Rist).

Ph. von Zesen (1619-89) voleva dare forma tedesca alle parole di origine straniera: spazieren > lustwandeln, Moment > Augenblick, Epigramm > Sinngedicht, Fenster > Tageleuchter, Kloster > Jungferzwinger). Realizzò sistematicamente la sua riforma lessicale e ortografica nella Adriatische Rosemund (Amsterdam 1645):

1. ogni voc. lunga è seguita da h;

2. i vocaboli imparentati sono ricondotti allo stesso vocalismo: verbärgen perché er verbarg;

3. le consonanti doppie vengono sostituite da una semplice, ma tz > zz, ck > kk;

4. e tonica = ä, e atona = e; /oi/ non eu ma äu

4. in genere ogni parola è scritta partendo dalla pronuncia.

Grimmelshausen (Des weltberuffenen Simplicissimi Prahlerei und Gepräng mit seinem Teutschen Michel, 1673) trattatello in 13 capitoli:

sono folli coloro che maneggiano male le lingue; è utile conoscere le lingue straniere, ma non bisogna trascurare la propria lingua madre: Sant’Antonio (abate egiziano, + 356) parlava solo la sua lingua madre, eppure sapeva spiegare le Scritture non meno bene di San Gerolamo (+ 420) che era un gran linguista.

cap. III: contro gli Sprachhelden che scimmiottano le lingue straniere

cap. IV ; contro gli Sprachverbesserer che propongono fader per Vatter, fil per viel e addirittura Zizero per Cicero e Kristus per Christus

cap. V contro gli Sprachpolierer che vogliono estirpare tutti i prestiti stranieri: Tageleuchter per Fenster

VII.4. Sondersprachen

Le lingue gergali esistevano già nel Medioevo, ma le attestazioni risalgono ai secoli XVI e XVII: Moscherosch, nei Gesichte Philanders (1640 e ss.) dà un elenco dei termini gergali dei soldati e razziatori.

Dalle lingue gergali e da quelle specialistiche passano in quella quotidiana soprattutto idiotismi e modi di dire dal significato figurato:

a) dalla Jägersprache: jdn zur Strecke bringen “portarlo alla rovina” (la selvaggina uccisa veniva allineata in righe “in Strecken”); kopfscheu originariamente “ombroso” (di cavallo che si spaventa della sua stessa ombra), poi “timido”; bärbeißig “burbero, scontroso” (si diceva di cani addestrati alla caccia dell’orso); unbändig “irrefrenabile” (di cani che mal sopportavano il guinzaglio); vorlaut “saccente” (di cani che abbaiano troppo presto e quindi allertano la selvaggina); prellen “gabbare” (da prall, rimbalzo, l’uso di far rimbalzare la volpe catturata su una rete).

b) dalla Kaufmannssprache: der Kunde “cliente” (deriva da kund, noto e indica appunto chi è conosciuto); einem das Handwerk legen “far chiudere bottega” (fig.)

c) dalla Juristensprache: jdn dingfest machen “arrestare” (da ding, tribunale, non lasciare che diventi dingflüchtig, latitante); Anwalt (qualcuno che ha potere su), dal XIV sec. incaricato, plenipotenziario; aufschieben “rimandare (orig. rimettere a un’istanza superiore).

d) dalla Seemannssprache: der Abstecher “il salto, la gitarella, la puntata” (breve percorso con la barca più piccola che con la gaffa, Bootshaken, vien “punta via” da quella maggiore); lavieren[3] “barcamenarsi” (bordeggiare), Flotte (da fließen).

VII.5 Il romanzo nel Seicento

(omissis)

VII. Il Nhd.

VII.1 sulla via della regolarizzazione

Importanti contributi di Johann Christian Gottsched: i Beyträge zur critischen Historie der deutschen Sprache (1732-44) sono considerati la prima rivista di filologia germanica (Lachmann); la Grundlegung zu einer dt. Sprechkunst (1748) offre una grammatica e una stilistica che si rifanno alla lingua (sassone) e ai poeti migliori. Gottsched stabilisce come regola l’uso dell’iniziale maiuscola per i sostantivi e perfeziona le regole per ß/ss, già individuate da Fischart e da Zesen.

Già Lutero distingueva “HErr” (riferito a Dio) da “herr” nel senso di signore; un suo editore (G. Rörer) sviluppa questo principio distinguendo HERR (Dio) da HErr (Cristo) e da herr. Nei Volksbücher l’uso della maiuscola è molto irregolare. Schottelius ne caldeggia l’uso per i sostantivi, ma non riesce a imporlo.

Ma anche dopo Gottsched la maiuscola non è accettata da tutti: la rifiutano i Grimm e la loro scuola e alcuni poeti (St. George).

J. Chr. Adelung (Versuch eines vollständigen grammatisch-kritischen Wörterbuchs der hochdt. Mundart, 1744-81) è il lessico sul quale si orientano gli scrittori fino all’Ottocento (Lessing, Wieland, Goethe, Schiller, Hoffmann, Heine). Eppure Gottsched e Adelung sono gli ultimi che propugnano il modello dell’Ostmitteldt.

Adelung (1732-1806) in particolare celebrò il regno di Sassonia come l’Atene ted. e il Hochdt come lingua delle buone maniere e delle classi colte, poi messa in pericolo dal tramonto politico della Sassonia (Guerra dei Sette Anni) e da una nuova lingua e cultura letteraria (Werther 1774). Adelung propugna un’ortografia tendenzialmente etimologica: e diventa ä quando deriva da Umlaut di a. Cerca di differenziare gli omofoni distinguendo wider – wieder, Weise – Waise.

Adelung si stacca nettamente dal razionalismo illuministico e, influenzato piuttosto da Herder, cerca di spiegare tutto storicamente e psicologicamente.

L’età della Aufklärung porta in genere a uno stile semplice e chiaro.

Klopstock e il pietismo: la dinamica verbale (verbi composti con particelle). Tipicamente pietistici sono i composti con “Eigen” (Eigensinn, Eigenliebe) e con “Selbst” (Selbstverleugnung, Selbstbetrug, selbstgefällig), l’uso del verbo “rühren” nel senso di commuovere (bewegen) e dell’agg. “gemütlich”.

Lingua nel XIX sec.

L’età delle guerre napoleoniche: nuova ondata di purismo con Joachim Heinrich Campe (Wörterbuch der dt. Sprache, 1801; Wörterbuch zur Aufklärung und Verdeutschung der unserer Sprache aufgedrungenen fremden Ausdrücke, 1813: già il titolo denota l’involuzione del periodare ted): Appetit > Eßlust, Karikatur > Zerrbild, Zirkulation > Umlauf, Kreislauf, Revue > Heerschau, Rendezvous > Stelldichein, Supplikant > Bittsteller.

“Vater” Jahn[4]: Religion > Gottestum, Rezension > Besprechung, Nationalität > Volkstum.

Lo studio scientifico della lingua comincia con i fratelli Jacob (1785-1853) e Wilhelm Grimm (1786-1859) e gli studi sulle antichità germaniche.

Jacob Grimm, Deutsche Grammatik (1819-37 non si tratta di una grammatica del solo ted, ma di uno schema delle strutture grammaticali delle forme antiche e moderne delle lingue germ. Nell’ediz. del 1832 determinò con chiarezza le corrispondenze di suono tra sanscrito, greco e lat = IE, le Lautverschiebungen. Le eccezioni a questa “legge di Grimm” furono poi risolte da Hermann Grassmann e da Carl Verner), Geschichte der dt. Sprache (1848) Deutsches Wörterbuch (a partire dal 1854).

Ortografia

Nel campo della lingua scritta concorrevano nel XIX sec. due principi: la regola empirica “Schreib, wie du sprichst” non era applicabile perché mancava ancora una lingua parlata comune (gesamtdt. Umgangssprache), ma anche il principio etimologico-storico caldeggiato dai Grimm contraddiceva alle necessità di una lingua moderna.

Con Konrad Duden (conferenze ortografiche del 1876 e del 1901, Ortographisches Wörterbuch, 1880) si impose, dapprima in Svizzera, poi in Prussia e in Austria una soluzione di riforma moderata, benché fosse osteggiata da Bismarck che aveva espressamente vietato agli impiegati statali di applicarla.

Si eliminarono le h superflue: Thor, Thür > Tor, Tür, ma significativamente intatto restò il Thron. Si unificarono alcune grafie, ma si tralasciò di affrontare il problema della maiuscola nei sostantivi e di regolare la lunghezza delle vocali.

Nel 1958 le Wiesbadener Empfehlungen consigliavano di usare iniziali minuscole per i sostantivi[5], di ridurre l’uso della virgola[6], di separare le sillabe in base al valore fonetico, di sostituire ph, th, rh con f, t, r nei calchi più comuni e di scrivere separate alcune categorie “spurie” di parole composte. Ma questi consigli furono male accolti in Svizzera, Austria e nella stessa BRD (opposizione della stampa), benché la DDR si dichiarasse disponibile.

Ortoepia (Hochlautung) Theodor Siebs (professore di germanistica, Deutsche Bühnenaussprache, 1898) tendenza alla pronuncia settentrionale, non solo per influsso della Prussia, ma anche perché al nord la pronuncia del hochdt si imparava a scuola come una lingua straniera, non era inquinata da dialetti. L’unica importante concessione alla pronuncia oberdt fu la pronuncia esplosiva di sp, st.

Sistema vocalico: semplificazione della serie e (in mhd ve n’erano ancora 5 tipi). La distinzione grafematica e – ä appoggia in parlanti meridionali e occidentali l’opposizione /e:/ – /ä:/.

In successive modifiche (1933 e 1957) si rinunciò a distinguere le occlusive sonore dalle sorde in posizione finale (Rat, Rad /ra:t/) e davanti a occlusive sorde (er pflügt, pflückt /pflü:kt, pflükt/).

Funzione unificatrice di radio e televisione.

Il 1 luglio 1996 i paesi di lingua ted. hanno ratificato a Vienna una dichiarazione comune d’intenti relativa a una riforma ortografica che entrerà in vigore il 1 agosto 1998. La fase di transizione (in cui saranno tollerate le vecchie norme) terminerà il 31 luglio 2005.

Il digramma ß resterà utilizzato solo dopo vocale lunga e dittongo; dopo vocale breve si scriverà sempre ss: quindi si scriverà Maß, gießen, außen, ma dass, bewusst, Fluss, Hass, Kompromiss, Schloss, Schluss, Schuss.

Nei composti le combinazioni di tre consonanti o vocali uguali non saranno più ridotte a due: Schifffahrt, Stofffetzen, Seeelefant.

Uniformazioni etimologiche o a forme flesse e affini: Ass (perché des Asses), nummerieren (perché Nummer), behände (perché da Hand) Gräuel (perché da Grauen, Stängel (perché affine a Stange).

Nei prestiti le grafie f, t, r sostituiranno ph, th, r.

Gli indefiniti viel, wenig, andere, ein saranno sempre minuscoli.

Sarà esteso l’uso delle maiuscole nelle forme composte con aggettivi e avverbi: im Dunkeln tappen, zum Besten geben, im Allgemeinen, im Voraus, im Wesentlichem, auf Englisch, in Grau.

Nei composti verbali prevarranno le grafie separate: kennen lernen, klar werden, gut tun, sitzen bleiben, stehen lassen, abhanden kommen, auseinander bringen.

Verrà estesa al gruppo st la regola per cui, di più consonanti, l’ultima va a capo: Fens-ter, flüs-tern.

Il gruppo ck non sarà più diviso in k-k, ma verrà trattato come un’unità: Zu-cker, tro-cken.

VII.2 Caratteristiche generali del Nhd

Trionfa la tendenza a regolare l’ortografia in base a principi etimologici, evidenziando l’appartenenza dei vocaboli alla stessa radice e a distinguere gli omofoni. Si impone insomma una grafia ottica e lessematica anziché fonetica, risultato dell’affermarsi della cultura accademica e della comunicazione scritta su quella orale (principio del “Sprich wie du schreibst”).

1. l’indebolimento della consonante sonora in sillaba finale non viene più segnato graficamente

mhd gap – gaben > nhd gab [p]- gaben

tac – tage > nhd tag [k]- tage

leit – leiden > nhd leid [t] – leiden

2. si rinuncia a distinguere tra e (prov. da Primärumlaut) e ä (da Sekundärumlaut); ä viene usato per categorie grammaticali flessive (Gast- Gäste, ma già F. Franck, 1531 proponeva di usare ä per i “derivati”) e per distinguere gli omofoni.

L’abitudine a vedere distinti sulla carta coppie come Ähre[7] (spiga) -Ehre, Gewähr[8] – Gewehr, Räder – Reeder[9] (armatore), finisce con il creare un fonema e aperto e lungo (ä) che si contrappone al normale e chiuso e lungo e che non ha alcuna motivazione storica (infatti in alcune zone della Germ. nordorientale e a Berlino non si avverte).

3. si introducono grafie diverse per distinguere graficamente gli omofoni: lehren-leeren, das Moor (palude) – der Mohr (moro), mahlen-malen, Leib-Laib.

La distinzione das-daß (mhd daz) compare alla metà del XVI sec. ed è ricollegabile alla maggior complicazione dei periodi. La stessa causa porta a distinguere i sostantivi dagli altri membri della frase (Gottsched chiama il sostantivo “Hauptwort”) e a introdurre la virgola (das Komma) che articola il periodo su base grammaticale e logica, mentre la Virgel (che compare dal 1300) articolava il periodo in base alla scansione ritmica naturale.

Con l’Illuminismo aumentano a dismisura sostantivi e attributi.

4. Dal XVI sec. predomina la tendenza a scrivere attaccate le parole semanticamente collegate, creando dei composti.

I fase (germ, ahd, mhd): posizione genitivo sassone es: des meisters werk;

II fase (frnhd): composto ibrido: (das) Meister=Werck;

III fase (nhd): composto: (das) Meisterwerk

5. Nel Settecento si semplificano i gruppi consonantici auff > auf, eintzig > einzig, Gedancken > Gedanken, Todt > Tod ecc. Dal XVII sec. aumentano gli aggettivi in -bar, mäßig e -lich.

6. Nel Novecento, specie dopo il 1945 aumentano i prestiti dall’inglese. Prima della guerra questi venivano adeguati alla grafia ted. (club > Klub; shock > Schock; boss, stewardess > Boß, Stewardeß). Prevale la tendenza a una pronuncia tedeschizzata: Streik, streiken compaiono già nel 1884 con la grafia “ei” per l’ingl. “i” [ai]; lynchen [linchen invece di lint en], stop [ top invece di stop] job [dzop invece di dzob]. A causa della difficoltà di prunciare l’ingl “th” per molto tempo non vengono presi a prestito vocaboli con questi suoni. Bisogna però tenere presente che l’uso della corretta pronuncia ingl. si configura come segno di cultura e prestigio sociale.

Si sono ormai imposti Fan (Liebhaber, Verehrer, Anhänger), Hobby (Steckenpferd, Lieblingsbeschäftigung), Shorts (kurze Hosen) probabilmente anche perché il vocabolo ingl è più corto. Hanno invece valore di scelta stilistica le coppie Sex-Geschlecht, Team-Mannschaft, Flirt-Liebesbeziehung.

I prestiti ingl servono per lo più a colmare lacune lessicali che si creano con l’importazione di nuove mode, nuovi fenomeni od oggetti: Song è qualcosa di diverso da Lied, Chanson, Schlager o Arie. Job è diverso da Arbeit, Tätigkeit o Anstellung, Baby non è sinonimo di Säugling e Kleinkind, ha un valore affettivo che manca a questi due vocaboli.

Sono calchi dall’inglese: Atombombe, Gehirnwäsche, Schwarzmarkt, Entwicklungsland, Froschmann, Lautsprecher Wolkenkratzer, Untertreibung, Einbahnstraße; e le espressioni idiomatiche Eiserner Vorhang, Kalter Krieg, das Gesicht wahren/verlieren. Sono calchi semantici (Bedeutungsentlehnungen) kontrollieren nel senso di beeinflussen, Flaschenhals nel senso di wirtschaftlicher Engpaß (bottleneck) e l’interiezione affermativa genau! (exactly!)

Altre caratteristiche della lingua del XX sec. sono la tendenza a composti abbreviati come Fernsprecher (per Fernsprechapparat), Füller (per Füllfederhalter), Laster (per Lastkraftwagen) Eisenbahner (per Eisenbahnbeamter); le abbreviazioni per iniziali (Kfz, SPD) e le abbreviazioni sillabiche (Schupo, das Moped < motorisiertes Pedal).

Tendenza a sostantivizzare gli infiniti (das Können – die Kunst, das Wollen – der Wille, das Erleben – das Erlebnis) e verso uno stile nominale nonché verso l’involuzione del periodo (Umklammerung o Schachtelsatz) soprattutto nello stile burocratico.

Tendenza analitica in flessione e sintassi. Semplificazione nella coniugazione verbale: alcuni verbi forti vengono assimilati alla coniugazione debole (kreischen, hinken, reuen, bellen). Il processo non è ancor oggi concluso (es. sieden, weben, backen). Se però il verbo forte è di uso molto frequente, la coniugazione forte resiste: Schiller scrisse “rufte das Kind”.

Recedono genitivo e dativo preposizionali e verbali:

begehren + G > etwas begehren

brauchen + G > etwas brauchen

vergessen + G > etwas vergessen

verschonen + D ecc

rufen + D ecc.

VII.3. Umgangssprache e dialetti

A partire dall’unità tedesca si nota una tendenza a marginalizzare i dialetti e a passare dalla lingua comune (Gemeinsprache) a quella unitaria (Einheitssprache). Adesso vi è la tendenza a rivalutarli.

Già la lingua parlata (Umgangssprache) si differenzia dalla lingua ‘elevata’ per molte semplificazioni.

Bisogna distinguere tra lingua parlata regionale (regionale Umgangssprache) e dialetto vero e proprio,

A livello di lingua parlata regionale sussistono tra nord e sud differenze di intonazione; differenze nell’uso degli ausiliari (a sud liegen, sitzen, stehen si usano con sein, a nord con haben); differenze lessicali (nord – sud: Junge – Bub, Abendbrot – Abendessen, fegen – kehren, Treppe – Stiege, Apfelsine – Orange).

Austriacismi: Jause (Zwischenmahlzeit), Greisler (Lebensmittlerhändler), Sessel (Stuhl), Fauteuil (Sessel), Trafik (Tabakladen) Unterrichtsgegenstand (Unterrichtsfach), Jänner (Januar) am Markt (auf dem Markt), Deka (10 Gramm), der Gehalt (das Gehalt (¨-er,) “stipendio”, mentre der Gehalt (-e) “contenuto”), Advokat (Rechtsanwalt) Erdäpfel (Kartoffeln), Spital (Krankenhaus), verkühlt (erkältet).

1. Dialetti Oberdeutsch

a) Alemanno: è il dialetto più conservatore, più simile al Mhd perché non ha né monottongazione, né dittongazione

k > kch

caduta della -n in posizione finale

sp, st anche interno di parola / p, t/ (er ischt)

mancata monottongazione; ie, ue, üe

mancata dittongazione: i, u, ü

diminutivi in -li

presente indicativo alle 3 pers. plurale in -et (alemanno orientale)

b) Svevo: ha molte affinità con il Bavarese

scht, schp

caduta della -n in posizione finale

mancata monottongazione: ie, uo, üe

dittongazione: ei, ou (=au), eu

diminutivi in -le

presente indicativo alle 3 pers. plurale in -et

c) Bavarese: bisognerebbe distinguere tra Nordbairisch, Mittelbairisch e Südbairisch.

b, d, g > /p, t, k/

mancata monottongazione, ma i dittonghi mhd ie, uo, üe > ia, ua, üa (liab, Bruader)

mhd ei > oa (i woas net)

a > /o/ (er sogt)

caduta di e atona all’interno e in fine di parola (sincope ed apocope): Gschicht

d) Francone superiore (Oberfränkisch)

c’è dittongazione e monottongazione

mhd ei > a (heißt > haßt)

a > o (Hase > Hos)

2. Dialetti Mitteldeutsch: caratterizzati dall’incompleto effetto della 2 Lv che perde forza procedendo verso nord

a) Westmitteldeutsch

In base agli effetti della 2 Lv si distinguono (cosiddetto “ventaglio renano” Rheinischer Fächer):

Ripuarisch (Köln): dorp, dat

Moselfränkisch (Trier): dorf, dat

Rheinfränkisch e Hessisch (Mainz, frankfurt): dorf, das

Ma ognuno di questi territori è ulteriormente frantumato in realtà minori, ognuna con la sua storia e la sua variante.

Caratteristiche comuni

appel, pund, dorp/dorf, dat/dat

g iniziale /j/

caduta di n in posiz. finale

nel Ripuario mancata dittongazione di i, u, ü

a scura

C’è poi il Letzeburgisch, lingua parlata del Lussenburgo.

b) Ostmitteldeutsch: comprende Thüringisch e Sächsisch, mentre sono ormai estinti lo Schlesisch, il Sudetendeutsch e il Hochpreußisch

appel, fund

p, t, k /b, d, g/ (es. Parteitag /bardeidag/)

delabializzazione: ü > i, ö > e (müde > mide, schön > scheen)

3. Niederdeutsch: si è progressivamente allineato all’Hochdeutsch

p, t, k non toccati da 2 Lv

pronuncia non esplosiva dei gruppi sl, sp, st, sw

mancata dittongazione (tid, Lüd, ut)

persistenza degli elementi antico sassoni: he, de per er, der; mi, di per mir/mich, dir/dich ecc.

Berlinese: è un misto di Mitteldt e Niederdt

ick, machen, appel, fund, det

g /j/ (die jut jebratene Jans)

mhd ei, au > e, o (Kleen, ooch)

cosidd. Akkudativ.

[1] Nel 1616 viene pubblicato in Italia il primo dizionario ital.-ted.

[2] Sembra doversi ascrivere all’influsso francese il cambiamento dalla r linguale in quella ovulare.

[3] Franc loveer (oggi louvoyer) > mnd laveren (1524).

[4] Friedrich Ludwig Jahn (1778-1852), fondatore nel 1811 della Turngesellschaft con intenti nazionali e antifrancesi, era diventato, nonostante le sue idee conservatrici, il porta­voce delle istanza libertarie del popolo ed era quindi stato incriminato dal governo prussiano per inci­tamento alla ribellione e all’assassinio di pubblici ufficiali.

[5] La Danimarca aveva abbandonato quest’uso alla fine della II g.m., sicché il tedesco restava l’unica lingua ad applicarlo.

[6] La “Virgel” compare a partire dal 1300, si trasforma in Komma (gr.lat comma = taglio, interruzione) alla fine del XVII sec.

[7] Ahd ehir, mhd eher > *IE ak (cfr. acutus).

[8] Ahd (gi) weren, mhd (ge)wern.

[9] < mnd reder < reden “preparare”, in frnhd solo 1573.

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