Lineamenti di storia della cultura tedesca

MODULO A: Lineamenti di storia della cultura tedesca

1. Cultura

Kultur, Zivilisation, Bildung. Kultur e cultura da lat cultura, colere (“coltivare) che dà in italiano coltura (XIII sec.) e poi, prestito dotto, anche cultura (XIV sec.).

La cultura è informazione, ha come strumento principale la lingua che è non solo mezzo di comunicazione, ma deposito di informazioni a diversi livelli di consapevolezza e di manipolazione da parte dei parlanti: si va dalla singola parola (lessema) che trasmette un significato spesso fossilizzato e talvolta non più compreso o frainteso dai parlanti (es. lupo mannaro, etim; popolare di homenarius, Werwolf in cui sussiste il significato originale del germ wer = uomo), alle proposizioni più o meno libere (espressioni idiomatiche, proverbi), ai testi che sono atti comunicativi strutturati e consapevolmente organizzati. dal testo orale aquello scritto il pasaggio sembra inevitabile. Il grado di arbitrarietà della lingua si fa meno forte via via che si passa dalla parola al testo.

I testi letterari sono i principali fornitori della cultura. Ogni cultura si oppone come organizzazione delle cono scenze umane alla disorganizzazione, tende a stabilirsi come “ordine” ri spetto al caos, si basa su un automodello (das Selstmodell, cioè sull’immagine che con cepi sce e formula di se stessa), è naturalmente antagonistica e potenzial mente egemone.

La cultura va vista come un insieme di serie o sistemi (das System), che sono poi, dal punto di vista comunicativo, dei codici (der Code). Un sistema è un complesso di elementi il cui rapporto è regolato da leggi verificabili.

Il principale sistema modellizzante è la lingua, altri sistemi modellizzanti sono i vari sistemi culturali, in particolare l’arte.

Sistemi semantici e sistemi di riferimento (Bedeutungssysteme, Bezugssysteme) es.: il Carolus Stuardus di Gryphius)

Il testo come offerta di modelli di realtà alternativi (forme di elaborazione delle esperienze istituzionalizzate).

2. Cultura tedesca

È chiaro che la cultura tedesca ha in comune con altre culture europee tutta una serie di importanti sistemi, a cominciare da quello religioso (che è una variante, per le confessioni protestanti, del cristianesimo) per finire con quello politico-economico (variante del parlamentarismo dei paesi sviluppati postindustriali). Maggior progresso, globalizzazione -> omologazione culturale.

Per comprendere la cultura tedesca bisogna quindi in primo luogo por mente alle sue specificità, alle differenze rispetto alle altre culture europee. E queste risalgono al passato, sono rintracciabili e soprattutto comprensibili solo se ci si rifà alla storia. Non alla storia come cronologia di date e di eventi macroscopici, ma alla storia come lento e graduale fluire, permeato di diversità.

Prendiamo tuttavia le mosse dal passato recentissimo: nell’estate dell’anno scorso, per la prima volta da più di mezzo secolo, truppe tedesche sono entrate in azione, hanno sparato e ucciso, al di fuori dei confini dello stato tedesco: si è verificato nell’ambito dell’operazione Kfor, in Kosovo. Si è trattato di un evento epocale perché l’ultima azione bellica in cui truppe tedesche fossero coinvolte risale all’aprile 1945, alla fine della II g.m.

Per rendere giuridicamente possibile l’intervento armato di truppe tedesche al di fuori dei confini tedeschi si è dovuta modificare la costituzione che in origine vincolava l’uso delle forze armate alla difesa del territorio patrio.

Alla coalizione anti-Saddam Hussein che combatté nella Guerra del golfo (16 genn-28 febbraio 1991) parteciparono 7 paesi europei, ma non la Germania.

Già il 2 aprile 1993 il Bundestag decise la partecipazione tedesca alla forza aerea che doveva controllare il divieto di sorvolo aereo della Bosnia.

Nel 1995 il Bundestag approvò l’invio di truppe tedesche in zona di guerra.

L’estate scorsa (1999) invece la Bundeswehr (Armata federale) tedesca è tornata in azione (da liberatrice?) negli stessi territori europei in cui la Wehrmacht aveva agito come forza d’invasione e di occupazione.

In occasione delle precedenti crisi (guerra serbo-bosniaca e serbo-croata, 1991-94) le autorità locali avevano espressamente vietato l’entrata di truppe tedesche (e italiane) in terra iugoslava, perché ancora freschi erano i ricordi di cinquant’anni prima, quando italiani e tedeschi erano invasori e non forze di pace.

Le forze armate tedesche si chiamano dunque Bundeswehr, con un espresso richiamo alla Federazione e un’esplicita affermazione di discontinuità rispetto all’esercito della II g.m. (Wehrmacht) e a quello della I g.m. (Reichswehr). Rimangono alcuni segni esteriori come la croce di Lorena, Già usata durante la II g.m., ma sostituita nell’immaginario dalla svastica.

EXCURSUS: potenza dell’immaginario

La parola tedesca “Wehr” significa “arma”, ma anche “difesa”, in realtà è corradicale del latino vir, “uomo” nel senso di guerriero (come si vede dal composto ted. “Werwolf” (NOTA BENE: senza h, arbitrarietà della grafia, cfr; anche Eltern che sarebbe comparativo di alt) e dall’ingl. werewolf /we:wulf/ che significano appunto uomo-lupo e corrispondono all’ital. lupo mannaro, il quale deriva non da “mangiare” (etimologia popolare o incrociata), bensì da “lupus homenarius”, ossia lupo che si comporta come un uomo. Probabilmente il franc. loup-garou viene da “loup dont il faut se garer” (da cui bisogna guardarsi).

Bisogna riflettere sulla lingua per poterla imparare: Storia della lingua.

La lingua è deposito di cultura a diversi livelli: i singoli lessemi come fossili, portatori di significato di cui il parlante è spesso inconsapevole. I gruppi di parole (frasi) sono portatori anche attivi (in quanto il parlante ne è consapevole e in parte artefice): in ordine crescente di consapevolezza del parlante: proverbi, espressioni idiomatiche, testi.

3. Dal germanico al tedesco

I rot. cons: V-III sec. a C.; II rot. cons V-VIII d. C. Dal III a. C. al V dC GERMANICO; dopo il VI sec. TEDESCO

Ancora più interessante è da dove venga la parola “tedesco”. Il fatto che la nazione e la lingua tedesche vengano indicate dalle altre popolazioni europee con nomi diversi è molto indicativo. Significa che i primi contatti internazionali si stabilirono non con la popolazione “tedesca” (che allora non esisteva e della quale neppure i tedeschi avevano coscienza), ma con singole tribù germaniche, i cui nomi particolari furono poi estesi a tutto il popolo.

Tedesco si dice dunque in ted. deutsch, ital. tedesco, svedese tysk, ma in lat germanicus, ingl. German, franc. allemand, spagn. alemanno, russo nemetzki (originariamente indicava gli stranieri, poi i tedeschi, da “nemoj” = muto, cioè chi parla una lingua incomprensibile). Dalla popolazione dei teutoni, lat. theutones deriva l’agg. lat. theutonicus (9. Jh) -> ital. teutonico.

Il fatto che i giapponesi chiamino i tedeschi con il nome “tedesco” (duitsu da deutsch) indica che i rapporti tra i due popoli sono successivi allo stabilirsi di un’identità nazionale tedesca.

La parola deutsch deriva dal *G theodisk che significa “del popolo” (got. thiuda “popolo”) e dà il lat theodiscus (8. Jh) -> ital. tedesco, mentre ahd. diutisk (10. Jh) -> deutisch -> deutsch.

“Deutsch” è attestato per la prima volta nel 786, quando Giorgio di Ostia, legato papale e vescovo di Amiens riferisce a papa Adriano I che in un sinodo anglosassone le decisioni prese in una prece dente riu nione furono lette “tam latine quam theodisce, quo omnes intelligere potuissent”. La prima attestazione del termine “theodiscus” si riferisce dunque a un territorio e a una lingua non tedeschi, ma inglesi. theodisce significa semplicemente “in volgare”, non in latino.

Nel 788 il duca dei Baiuvari, Tassilo, fu condannato a morte per un delitto “quod theodisca lingua harisliz dicitur” cioè diserzione. Qui “theodisca lingua” significa ancora volgare, lingua del popolo, ma si riferisce almeno al volgare parlato in Germania.

Al Sinodo di Tours (813) Carlo Magno prescrive ai sacerdoti di tenere le loro prediche non solo in latino, ma anche “in rusticam Romanam linguam aut theotiscam”. Qui la lingua theodisca, ancora intesa i contrapposizione al latino, viene però distinta da un altro volgare (che sarà il francese) e infatti nell’842 Nitardo racconta che i giura menti di Strasburgo furono pronunciati “tam in Teudisca quam in Romana lingua”.

Ma già nell’825 il vescovo Frechulf di Lisieux parla di Goti e Franchi come di “na tiones theotiscae”: il termine theotiscus viene applicato in senso politico.

4. Le tribù germaniche e la tradizione federale

Le tribù germaniche vengono raggruppate, in base ai reperti archeologici in 5 aree culturali (situaz. del I-II sec. d.C.):

1) Germani settentrionali (Goti?);

2) Germani del Mare del Nord (che corrispondono probabilmente agli Ingevoni di Tacito [Germania, 98 d.C.]: Frisoni, Angli, Sassoni, Teutoni);

3) Germani del Weser e del Reno (gli Istevoni di Tacito: Marsi, Batavi, Brutteri, Catti, Cherusci, Sassoni, Franchi);

4) Germani dell’Elba (gli Erminoni di Tacito; Marcomanni, Langobardi, Bavari, Alemanni, Semnoni, Ermunduri);

5) Germani dell’Oder-Vistola (Germani orientali: Burgundi, Goti?, Gepidi, Eruli, Vandali).

Le tribù germaniche non formavano dunque uno stato unitario e stanziale quando altre popolazioni europee (quelle latine e romanze) erano già inserite in uno stato unitario e stanziale (l’Impero romano). Erano tribù nomadi, costrette a migrare dalla spinta della necessità: la storiografia tedesca parla di “Völkerwanderungen”, mentre quella italiana definisce lo stesso fenomeno “invasioni barbariche”.

Istituzione fondamentale della tribù germanica è la ‘Sippe’ (famiglia), in cui sono impor tanti tanto la madre quanto il padre. Anche la parola König (re), ingl king ecc. si basa su una radice kunne che vuol dire “stirpe” e corrisponde alla ragice lat. di gens, generare: re significa il capostipite della stirpe.

A questa istituzione che salvaguarda il benessere collettivo (responsabilità collettiva, interscambiabilità degli individui anche di fronte alla vendetta) si affianca più tardi il Comitatus (Tacito,Germania, capp. 13-15) che tende invece all’esaltazione delle virtù individuali; associazione basata su libera scelta tra un capo (princeps) e i suoi seguaci (comites): il primo si impegna a proteggere e mantenere il guerriero e questi a combattere per lui. Virtù fondamentali: onore e lealtà. Il carattere aristocratico del comitatus fa pensare al posteriore vincolo di vassallaggio.

Cristianizzazione: dapprima ad opera di S. Bonifacio (Winfried, I metà VIII sec.); fondazione di Fulda (744).

Poi soprattutto di Carlo Magno, Alcuino (Admonitio generalis 789; Sinodo di Francoforte 794: rivalutazione del volgare, Sinodo di tours, 813).

Carlo Magno lotta per la cristianizzazione e l’unificazione delle popolazioni germaniche.

Ma la forma statale che deriva dallo stato carolingio, anche se formalmente unitaria (Sacro Romano Impero di nazione germanica) in realtà è poco coesiva e sfocerà negli stati feudali, da alcuni dei quali nasceranno, in tempi diversi, delle monarchie nazionali: Spagna, Francia, Inghilterra.

Italia e Germania hanno questo in comune: che l’unità nazionale si realizza con almeno tre secoli di ritardo rispetto ad altri grandi stati europei. In Italia resta viva nel Medioevo, a livello culturale, non politico, la consapevolezza di un’unità razziale e linguistica che poggia sulla latinità (Dante, Petrarca). In Germania la consapevolezza dell’unità culturale stenta a farsi strada: ci si sente prima bavaresi, sassoni ecc piuttosto che tedeschi.

Il ritardo con cui i tedeschi si scoprono nazione (concetto di “verspätete Nation” spiega la loro aggressività. Anche la fondazione di una disciplina chiamata Germanistica (Fondazione del Deutscher Germanistenverband a Francoforte nel 1912) lascia intendere un intento totalizzante e aggressivo

Solo in tempi relativamente recenti la lingua è intesa come elemento unificante (“deutsch” significa “lingua del popolo” in contrapposizione al latino, come se la lingua italiana si chiamasse “volgare” e infatti Dante parlava di “volgare illustre”).

Ma è singolare che Otfrid (870 circa) usi “thoetiscus” solo quando scrive in latino, usi locuzioni come “in frenkisgon”, “in frenkisga zungun” quando scrive in ahd. Secondo Brunner ciò indica che “theotiscus” era una parola dotta riservata al latino, mancava un termine tedesco che indicasse i dialetti e le lingue germaniche nel loro complesso.

In tutte le comunità umane, a ogni livello e in ogni tempo, la consapevolezza della coesione nasce solo al contatto con il diverso, l’altro. Così era anche per le tribù germaniche, le quali a un certo punto definirono con la parola germ *walhos  le tribù non germaniche con cui entravano in contatto, parola che in origine si riferiva a una tribù gallica, chiamata da Cesare Volcae (volci). Man mano che le varie tribù germaniche si espandevano in territori diversi, la parola *walhos indicava popolazioni diverse: nell’ anglosassone waelisc con il quale Angli, Sassoni e Juti, stanziati in Britannia, indicavano i celti (cfr. toponimo Wales) e poi i normanni, nell’olandese waalsch [ss] (che significa vallone, popolazione non germanica), nell’ahd walhisch che dà in ted Welsch con cui si indicavano francesi, italiani, spagnoli.

In altri termini: tanto dal punto di vista culturale, quanto da quello politico, tedeschi e italiani si sentivano tali soprattutto verso l’esterno.

Nel tardo medioevo, con il graduale sgretolarsi dell’Impero Romano di nazione germanica, cominciarono ad attechire quegli stereotipi o luoghi comuni culturali attraverso i quali ogni popolo prendeva coscienza della propria specificità, in contrapposizione ad altri. Così i tedeschi presumevano di essere semplici, leali e onesti in contrapposizione a una presunta slealtà italica, all’eccesso di ricercatezza francese, alla boria spagnolesca, all’avidità inglese ecc.

PARENTESI: Lutero, la Riforma e la Guerra dei contadini: il principio di autorità.

Lutero (Eisleben 1483 – 1546) studi giuridici a Magdeburgo, Eisenach, Erfurt

1505 conversione, entra negli Agostiniani

1510 viaggio a Roma

1512 dottore in teologia

1512-13 “esperienza della torre”, giustificazione dell’uomo solo mediante la fede

1514 Leone X rinnova l’indulgenza per la ristrutturazione di S. Pietro. Lutero critica il commissario per le indulgenze dell’Arcivescovo di Magonza (Tetzel)

1517 (31 ottobre) le 95 tesi (in lat) affisse alla porta della Schloßkirche di Vittemberga; Lutero viene denunciato dai Domenicani e invitato a presentarsi a Roma, ma protetto dal principe elettore Federico il Saggio

1518 dieta di Augusta: Lut. viene interrogato e non ritratta

1519 definitiva rottura con Roma dopo la disputa di Lipsia (tra Lut. e Johannes Eck, prof. a Ingolstadt)

1520 i tre scritti programmatici:

(agosto) An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung in cui invita l’imperatore e i principi a riforme e rigetta l’idea di un sacerdozio indipendente

(ottobre) Von der babylonischen gefangenschaft der Kirche, mantiene solo i Sacramenti del battesimo e dell’eucaristia

(novembre) Von der Freyheit eines Christenmenschen,che si basa solo sulla fede e sulla grazia

(dicembre) a Vittemberga brucia la bolla “Exurge domine” che gli intima il bando

1521 dieta di Worms, Lut. si appella alle Sacre Scritture, ma viene messo al bando da Carlo V, si rifugia alla Wartburg sotto la protezione di Federico il Saggio

1522 cosiddetto Septembertestament, Vittemberga diventa centro della Riforma (Johannes Bugenhagen, Georg Spalatin, Philipp Melanchton); altri centri importanti: Strasburgo (Martin Bucer che influenza Calvino), Norimberga (Andreas Osiander), Zurigo (Zwingli)

1522-23 sollevazione dei Reichsritter (Ulrich von Hutten) che auspicano riforma del Reich, incameramento dei beni ecclesiatici ed equiparazione con i principi

1525 guerra dei contadini (Turingia, Austria), singoli “Haufen” guidati talvolta da cavalieri (Florian Geyer, Gätz von Berlichingen). I “12 articoli” di Wendelin Hippel (programma moderato), ma anche massacri e saccheggi

Lutero: Wider die märderischen und räuberischen Rotten der Bauern

1525 Lutero sposa Catharina von Bora, ex suora.

1529 Marburger Religionsgespräch tra Zwingli e Lutero sulla Eucarestia

1534 traduz. completa della Bibbia

Andreas Bodenstein (detto Karlstadt) introduce a Norimberga riforme radicali (iconoclastia)

1534-35 dominio degli Anabattisti (Th. Müntzer) a Münzer

Altre sette: mennoniti (da cui poi i pietisti), battisti.

1530 dieta di Augusta: confessione augustana, 1531 lega smalchaldica dei protestanti

Non è casuale che il vero nazionalismo  si manifesti durante il momento più cupo della storia tedesca, la Guerra dei trent’anni, quando eserciti stranieri o composti da mercenari stranieri percorrono la Germania in lungo e in largo: per la prima volta i dotti tedeschi prendono coscienza che la stessa lingua tedesca è “inquinata” di parole straniere e imboccano la strada del purismo. Sprachgesellschaften, Zesen, Grimmelshausen.

La seconda grande ondata puristica si avrà all’epoca delle guerre napoleoniche che la Germania esperisce come invasioni: Joachim Heinrich Campe dà alle stampe nel 1801 Wärterbuch der dt.Sprache, e nel 1813 il Wärterbuch zur Aufklärung und Verdeutschung der unserer Sprache aufgedrungenen fremden Ausdrücke.

La terza ondata coincide con l’imperialismo tedesco: nel 1885 venne fondato un Allgemeiner Deutscher Sprachverein i cui compiti erano “Pflege und Hebung der dt. Sprache” e “Heilung von Entartungen und Verkrüppelungen” (scelta lessicale già razzistica). Attività proseguita poi dal 1915 dalla “Gesellschaft für dt. Sprache”.

Ma dalla Guerra dei trent’anni la Germania esce frazionata in più di trecento staterelli, le guerre napoleoniche si concludono con la restaurazione di quasi tutti i sovrani tedeschi sulla cui indipendenza veglia l’Austria che ha tutto l’interesse a ostacolare l’unità tedesca. Ci vorrà un’altra guerra, quella del 1870, alimentata ad arte da Bismarck, perché i singoli stati tedeschi (Baviera, Württemberg, Sassonia, Palatinato), gelosi della loro autonomia, concedano alla Prussia e al re di questa il comando supremo delle armate e poi la corona imperiale; è sintomatico che il II Reich tedesco venga proclamato in terra straniera (a Versailles) al termine di una guerra di aggressione mascherata come guerra difensiva.

Prima di allora la Prussia aveva fatto i conti con l’Austria (1866) cfr. kleindeutsche vs großdeutsche Läsung postasi nel 1848 (parlamento di Francoforte).

Dal 1871 in poi i soldati tedeschi combatteranno sempre in terra straniera, dove vengono mandati con il pretesto di difendere i loro confini: nel 1914 invadono Belgio, Francia, nel 1916 la Romania; nel 1939 Polonia, nel 1940 Olanda, Belgio e Francia, nel 1941 Balcani e Russia.

I Reich: quello romano-germanico, abolito da Napoleone con la pace di Iunzville (1801) e quando Franz II diventa Franz I, imperatore d’Austria (1804) che poi deporrà il titolo d’Imperatore tedesco solo nel 1806

II Reich: quello fondato nel 1871 e che dovrebbe terminare con l’abdicazione di Guglielmo II ma resta come Deutsches Reich come repubblica parlamentare (cfr. termine Reichswehr e Deutsche Reichsbahn che unifica le ferrovie tedesche proprio sotto la rep. di Weimar, ma la denominazione resta valida anche per le ferrovie della DDR)

III Reich quello fondato da Hitler nel 1933 e che termina nel 1945.

La fine della prima guerra mondiale, che vede le truppe tedesche ancora attestate in Francia e in Belgio, nonché in Polonia e nei Balcani, alimenta il mito dell’invincibilità del soldato tedesco, che sarebbe stato tradito e pugnalato alle spalle da “nemici interni” (bolscevichi ed ebrei): è il presupposto del nazismo e della II g.m. Questa si concluse non con un armistizio che salva l’onore del soldato tedesco, bensì con la più completa disfatta militare e la spartizione della stessa Germania. Spartizione che avrebbe potuto essere definitiva, se gli Alleati non fossero diventati nemici tra loro.

Esisteva un piano angloamericano (Piano Morgenthau) per l’agrarizzazione della Germania (privarla delle industrie per evitare radicalmente qualsiasi riarmo) e dall’altra parte i russi smontavano le poche fabbriche rimaste per ripagarsi delle distruzioni subite in patria.

Ma la crescente ostilità tra alleati occidentali e russi portò alla nascita di due stati tedeschi e di due eserciti tedeschi (che si credeva di poter utilizzare uno contro l’altro). Gli occidentali credettero di potersi garantire da un possibile revanscismo tedesco costruendo uno stato su base federativa: il federalismo del nuovo stato tedesco fu deciso nella conferenza di Potsdam (2 agosto 1945: Truman, il britannico Attlee e Stalin) e fu applicato alla Costituzione (“Grundgesetz für die Bundesrepublik Deutschland”, che entrò in vigore il 25 maggio 1949) dai rappresentanti dei parlamenti regionali riuniti sotto la presidenza di K. Adenauer. Si dovette alla resistenza di Kurt Schumacher (presidente del SPD) se il governo centrale poté avere le prerogative necessarie a un vero stato.

Sia nella RFT (sotto controllo occidentale) che nella RDT (sotto controllo russo) rinacquero dunque gli eserciti, ma sotto tutela degli occupanti-alleati e, almeno nella RFT con strettissimi vincoli d’azione. La Volksarmee orientale avrebbe dovuto costituire come suggerisce il nome composto, un’armata del popolo e per il popolo (quindi difensiva), la Bundeswehr una Difesa della Federazione: i “trattati di Parigi” (ottobre 1954) sottomettevano la Bundeswehr alla NATO, ma riconoscevano alla BRD le prerogative di uno stato sovrano; in cambio le potenze occidentali si impegnavano a perseguire la riunificazione tedesca. Solo dopo la ratifica dei trattati la BRD ottenne piena sovranità (5 maggio 1955).

EXCURSUS: MILITARISMO TEDESCO

mercenari già nel 400-500 (cfr. gli Svizzeri, i Landsknechte)

gloria militare dell’esercito prussiano, Federico II, disciplina (Spießruten laufen): esercito di tipo assolutistico

sconfitta di Jena e Auerstadt 1806

vergognosa pace (trattato di Tilsit, 1807): la Prussia resta occupata dai francesi fino al pagamento dei contributi di guerra, Danzica diventa repubblica con guarnigione franc., perde i possedimenti renani (-> Regno di Vestfalia) e quelli polacchi (-> Granducato di Varsavia), l’esercito è ridotto a 42 mila uomini

fine del 1812 l’esercito francese si ritira dalla Russia; il gen. Yorck stipula con i Russi la convenzione di Tauroggen con la quale le truppe prussiane si dichiarano neutrali e aprono ai Russi la Prussia orientale

febbr. 1813 Federico Guglielmo III dichiara guerra alla Francia; formazione di truppe di volontari (i Freikorps)

ottobre 1813 battaglia di Lipsia

Tabella riassuntiva

cultura tedesca

A. Le specificità

federalismo

1. Germanicità           onore guerriero

rapporto esclusivo capo-gregari

2. cristianesimo          luteranesimo -> principio di autorità -> ubbidienza acritica

le due spade

3. eredità classica        influsso latino

B. I contrasti

Germania renana vs. Germania centroorientale (Bonn-Berlino)

Berlino vs Vienna (la questione austriaca)

eredità prussiana: militarismo, precisione, freddezza

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