Antropologia Religiosa

Docente: Bruno Barba

Sincretismo religioso in America Meridionale con particolare riguardo al Brasile

Giovedì 28 febbraio 2002

Introduzione

Il Candomblé nasce a Salvador de Baia con l’incontro tra la “religione africana” e il cattolicesimo dei conquistadores. Ogni villaggio del Golfo di Guinea aveva la sua divinità, la quale impersonava gli antenati di quella stirpe. Nei porti d’imbarco degli schiavi, queste divinità venivano a contatto in modo innaturale. Nelle piantagioni gli schiavi erano convertiti al cattolicesimo. Le divinità africane erano mascherate con i santi cattolici, i quali, infatti, hanno caratteristiche che possono essere ricondotte alle divinità africane.

Il cristianesimo spagnolo e portoghese sono molto più tolleranti di quello anglosassone, per questo i coloni lasciavano che gli schiavi dissimulassero la conversione. Le religioni africane prevedono lo stato di trance, che è raggiunto attraverso la danza. Secondo i conquistadores queste danze frenetiche costituivano la possibilità di incrementare la loro forza lavoro, attraverso l’eccitamento della trance, e la probabilità di procreazione degli schiavi.

Con l’abolizione della schiavitù in Brasile nel 1888, gli uomini neri si ritrovano senza lavoro, mentre le donne nere avevano più possibilità di lavorare come domestiche o impiegate; la donna nera assunse quindi un ruolo più importante.

Il termine Candomblé designa la religione ma anche i centri dove si svolge il culto. Ogni centro del Candomblé è indipendente dagli altri, anche se al loro interno esistono gerarchie ben precise.

Negli anni ’30 il candomblé fu perseguitato (Amado “La Bottega dei Miracoli”), perché si trattava della religione dei neri poveri ed aveva caratteristiche, come i sacrifici animali e la trance, che i coloni europei vedevano come un freno alla modernizzazione del Brasile.

Di seguito varie interpretazioni del termine sincretismo, riferito anche al candomblé:

  • Unione: la religione africana si unisce al cristianesimo;
  • Fusione: le due religioni si fondono e generano il candomblé;
  • “mistura”: termine portoghese che designa il meticciamento;
  • Parallelismo tra divinità africane e cattoliche (santi);
  • Adattamento: gli schiavi si sono adattati al cattolicesimo tramite la dissimulazione;
  • Simbiosi: nel senso di unione tra due organismi viventi in evoluzione;
  • Corrispondenza: vedi parallelismo;
  • Strategia di resistenza culturale (e religiosa): dissimulazione della conversione degli schiavi;
  • Illusione: impossibilità, mistificazione del sincretismo. Un ortodosso di una qualsiasi religione affermerebbe che il sincretismo è un’illusione, anche se il candomblé ne è la contraddizione;
  • Interpretazione per rispondere a problemi specifici.

Ognuna di queste definizioni vale come sinonimo ma anche come caratteristica parziale del termine stesso. Importante notare che il sincretismo è dinamico.

Giovedì 07 marzo 2002

Gli autori brasiliani nel problema del sincretismo

Introduzione

Il sincretismo è una realtà piuttosto contraddittoria, incoerente e ambigua, perché non è un fatto, ma un processo socio culturale in continua trasformazione. Ideologicamente può essere visto come una strategia di resistenza culturale, ma sostanzialmente è un fenomeno di contatto tra culture.

C’è la tendenza a pensare ai culti meticci come a religioni meno importanti che quelle monoteistiche. Per capire il sincretismo bisogna pensare anche ad altre manifestazioni culturali, come il Barocco di Salvador da Bahia: questo modo di catturare e aggrappare più “stili” e culture è tipico dei brasiliani. Certi caratteri culturali (come la bigamia) dipendono dal substrato africano, che riguarda non solo i neri. Gli africani hanno una certa concezione utilitaristica della religione, che è considerata necessaria per agire, proprio come la magia, e ciò è assolutamente lecito, per gli africani.

Il concetto di tradizionale non va confuso con quello di puro. La tradizione e la modernità convivono in una funzione sociale. Non si può quindi pensare al Candomblé come una tradizione pura, perché nasce già come sincretismo. Per questo il tanto proclamato “ritorno all’Africa” non ha molto senso.

Raimundo Nina Rodrigues

Medico di Salvador de Bahia, che scrisse nel 1900 sulla religione meticcia. In quel periodo il Brasile visse un momento di tensione per i problemi sociali derivati dall’abolizione della schiavitù, avvenuta nel 1888. Secondo Rodrigues, l’evangelizzazione degli schiavi, non sarebbe stata altro che un’illusione, perché la conversione avveniva solo a livello superficiale. Essendo medico legale, Rodrigues si sofferma di più su fenomeni particolari, come la trance, una manifestazione culturale ma con aspetti fisici notevoli e riscontrabili, che si situa a metà strada tra il fisico ed il culturale.

Secondo Rodrigues, la reazione alla trance era dovuta al basso livello intellettuale del nero, ed era semplicemente l’incapacità fisica dell’africano e l’incapacità di comprendere il cattolicesimo a portare il nero in uno stato d’isteria e nevrosi. Il sincretismo, secondo Rodrigues, era un adattamento feticista al cattolicesimo, con una corrispondenza tra i Santi e gli Orixà. In virtù di questa sua visione evoluzionista, Rodrigues afferma chi i neri sovrappongono i due culti, mentre i mulatti fonderebbero il cattolicesimo con le religioni africane. È evidente che Rodrigues scrive in un periodo in cui si parla ancora di razze evolute e primitive.

Artur Ramos

Continuò il lavoro di Rodrigues, ottenendo dei meriti per il suo antirazzismo e sostituisce il concetto di razze superiori con quello della relatività delle culture, ponendole sullo stesso piano. Come medico analizza e si concentra sul concetto di sopravvivenza, applicando la psicologia all’etnologia. Secondo lui, nel sincretismo interviene l’inconscio, sia del nero sia del bianco.

Anche nella letteratura si comincia ad affrontare il tema del nero, con tre grandi congressi, negli anni ’30, afro – brasiliani, in cui sono posti i problemi relativi all’etnia nera. Questi congressi hanno il merito di affrontare questo discorso in un periodo difficile (nazismo, fascismo) e riescono ad abbattere molti preconcetti, ponendo il nero non più come oggetto di studio ma come elemento culturale specifico.

Tutti i documenti sulla schiavitù furono bruciati, attraverso un’azione del governo, per cancellare la “macchia” lasciata nella storia, causando grossi danni alla conoscenza e rendendo gli studi difficoltosi. In ogni modo sarebbe stato impossibile determinare la provenienza degli schiavi perché la destinazione era decisa nei porti di partenza.

Secondo Ramos nel nuovo mondo si possono distinguere le culture pure, quelle degli schiavi che riuscirono a fuggire ed a sopravvivere, mentre i cittadini neri del nord – america, ad esempio, si erano ormai allontanati dalle loro origini ed erano stati assimilati alla cultura bianca.

La ricerca di Ramos esamina anche il rapporto tra i bianchi e gli schiavi neri in un’ottica paterna; in altre parole esamina le condizioni degli schiavi che non sarebbero state così gravi come erano, ad esempio, negli USA. Secondo Ramos si ha sempre un meticciamento quando due popoli entrano in contatto, il che può avvenire in pace o in antagonismo. Quest’ultimo caso si appoggia sulla differenza di colore della pelle (razzismo).

Se l’incontro avviene in pace si ha la nascita di mulatti, per la fusione delle culture. Se avviene in antagonismo le culture non si mischiano.

Ramos introduce alcuni importanti termini:

  • Adattamento: meccanismo biologico;
  • Assimilazione: meccanismo sociale;
  • Acculturazione: meccanismo culturale;
  • Accettazione (dell’altra cultura): si perde una parte della propria eredità culturale;
  • Reazione: scaturisce in caso di oppressione di una cultura egemone su una “inferiore”. In questo caso le culture oppresse non riescono a sopravvivere troppo a lungo.

Giovedì 14 marzo 2002

Roger Bastide (1898 – 1974), francese.

Scrisse molti libri sulle religioni afro – brasiliane, tra cui “Le Americhe Nere” (1967) e “Le Religioni Africane in Brasile” (1960). Il testo “O Candomblé da Bahia” è il libro più completo sull’argomento.

Nelle sue prime opere afferma che il sincretismo era una sovrapposizione d’elementi, quindi la religione africana ed il cattolicesimo non si mischiavano. Parla di scissione, strumento teorico d’analisi che ci serve per capire i suoi studi. Secondo lui le religioni “in conserva” sono quelle che si mantengono senza mischiarsi con le altre; è una visione limitata perché le religioni, specialmente quelle africane, hanno uno sviluppo sociale. Bastide sbaglia, ammettendolo più tardi, nel disconoscere le dinamiche del Candomblé. Comunque individua la caratteristica di resistenza culturale dei discendenti degli schiavi africani.

Con il tempo Bastide comincia a capire lo sforzo dell’africano di far suoi i meccanismi del cristianesimo, e vede nei mulatti l’esaltazione di questo sforzo, come il tentativo della religione africana di unirsi al cattolicesimo.

“Noi e gli altri” (1938) è un libro scritto in epoca nazi – fascista, in cui esprime lo scontro tra culture come meno sanguinoso dello scontro tra persone. In questo periodo difficoltoso si va costruendo nell’ambiente intellettuale brasiliano l’idea del miscuglio razziale, ispirandosi al Candomblé com’esempio. Sempre in questo libro Bastide parla delle problematiche dell’abolizione della schiavitù, che comportava la ricostruzione di un sistema economico. Il Candomblé dava la possibilità ai neri di trovare una collocazione nella società tramite l’adesione ad un centro d’aiuto affettivo ma anche economico. Si parla anche del rapporto magico che c’è nel sincretismo, e dell’efficacia dei riti magici. Nel Candomblé la magia ha un ruolo predominante perché religione utilitaristica, che prevede la realizzazione dei propri bisogni sulla terra. La magia, attraverso la manipolazione del reale, ottiene il soddisfacimento dei bisogni.

Il Candomblé prevede la corrispondenza tra gli individui e gli Orixà, che sono rappresentazioni di una forza della natura o di uno stato d’animo umano. Questa corrispondenza si rafforza con la devozione del fedele all’Orixà. Gli Orixà sono molto esigenti e richiedono molti sacrifici (animali), e in cambio assicurano protezione, la possibilità di intervenire nella vita e la discesa nel mondo reale durante le feste religiose. Il rivelarsi dell’Orixà alla comunità fa scattare un meccanismo di devozione da parte di tutti i fedeli. Nel momento della trance il fedele è “cavalcato” dalla divinità, è questo il culmine del rapporto tra fedele e Orixà.

Il grosso merito di Bastide sta nell’aver ricondotto il fenomeno della trance ad una ragione sociale e culturale, riconoscendo le modificazioni fisiche che intervengono nel fedele (stato alterato di coscienza). La trance avviene in momenti determinati del rituale, solo a persone predisposte (non cadono mai in trance i tre Alabes, i suonatori dei tamburi atabaques, e le aiutanti, le ekedies). Si capisce la rappresentazione quasi teatrale della trance, che non è quasi mai incontrollata, e ha una funzione importante che permette la manifestazione del legame con l’Orixà, e durante il rituale stempera la tensione accumulata nella vita.

“Il Sacro Selvaggio” è una raccolta di articoli inerenti al sincretismo religioso. In uno di questi articoli Bastide spiega il passaggio da una visione relativistica ad una specifica, che affronta l’evoluzione della religione in se stessa. L’antropologo francese spezza il retaggio evoluzionista che prevedeva un passaggio da una barbarie primordiale ad uno sviluppo successivo. Nell’affrontare il problema del sincretismo Bastide da tre versioni del fenomeno:

  • Sincretismo a mosaico (livello morfologico)
  • Sincretismo di corrispondenza (Santi – Orixà, livello istituzionale)
  • Sincretismo di reinterpretazione (livello di coscienza collettiva)

Nel primo livello le due religioni si mischiano in modo confuso. Nel secondo livello il Candomblé prende forma e nel terzo livello si reinterpreta la religione africana attraverso l’incontro con il cattolicesimo. Questi tre livelli da un lato possono essere i passi d’evoluzione del Candomblé, ma possono anche convivere nello stesso momento e nello stesso gruppo, secondo il grado di coscienza degli individui.

Il libro più completo di Bastide è “Nelle Americhe Nere”, in cui si parla di diversi livelli di sincretismo a proposito delle comunità. Tratta quei gruppi africani che sono riusciti a mantenersi originari e di quelli che invece si sono adattati. Questi ultimi hanno sviluppato un fenomeno nuovo. Bastide parla di differenza tra cultura ed etnia, che nel nuovo mondo sono separate. Le etnie nere erano mischiate nei porti di partenza degli schiavi e non c’era quindi modo per i neri di mantenere le proprie culture. Secondo l’autore al primo livello il sincretismo non può essere una fusione, ma una coesistenza fredda e anomala. Il sincretismo temporale trasforma l’anno liturgico cattolico nella possibilità di celebrare le feste africane.

Giovedì 21 marzo 2002

Formazione del Candomblé

La scoperta del Brasile fu opera del portoghese Cabral, il 22 aprile 1500. Il nome Brasile si deve ad un albero che era particolarmente adatto per la tintura di tessuti; brasil significa braciere, infatti, questo legno doveva essere bruciato per essere usato per le tinte. Allora l’importanza economica di questo prodotto era, per i portoghesi, molto rilevante. Le “attrattive” del Brasile erano il clima, la fertilità della terra e l’abbondanza d’acqua.

La prima città fondata fu São Vicente. All’inizio il Regno del Portogallo istituì le capitanie donatarie. Il capitano aveva il compito di sfruttare economicamente il territorio e aveva poteri amministrativi e di giustizia. Poteva espandersi all’interno, con il solo limite dato dal trattato di Tordesillas. Poco per volta le capitanie si svilupparono e l’economia interna cresceva, nonostante i grandi pericoli e le contraddizioni della società nascente. Nel 1550 è nominato il primo governatore centrale e vengono scoperte le miniere di oro, argento e smeraldi. Arrivano i Gesuiti (con i coloni), che promuovono una collaborazione tra indigeni e conquistatori, per tentare la cristianizzazione degli indios. Tra coloni, preoccupati solo di assumere forza lavoro, ed i Gesuiti c’era una tensione, che sfocia nel compromesso di ridurre in schiavitù solo gli indios che non vogliono convertirsi.

Le piantagioni erano dei veri e propri villaggi autosufficienti, circondati dalle coltivazioni, al cui interno ci sono gli impianti per la lavorazione dello zucchero, le coltivazioni integrative e la casa del padrone.

A metà del ‘500 il paese era poco popolato: il Portogallo contava circa un milione di abitanti e ventimila emigrarono in Brasile. Progressivamente si scopre l’inadeguatezza degli indios al lavoro manuale e si fa ricorso alla manodopera africana. Dal 1550 al 1600 i neri sostituirono quasi totalmente gli indios, perché ritenuti più adatti al lavoro della piantagione. Gli schiavi venivano prelevati in Africa Centrale (etnia Bantu) e dal Golfo di Guinea, e avevano tradizioni e religioni diverse, anche se con punti in comune.

Si attuò l’esportazione di manufatti europei dall’Europa all’Africa, l’acquisto di schiavi in Africa e il trasporto nel nuovo mando, lo scambio schiavi / prodotti americani e il trasporto di questi in Europa per la vendita.

I Bantu avevano dalle 700 alle 2000 lingue diverse, e molto diversificata era la cultura nel Golfo di Guinea, anche se i suoi abitanti venivano generalmente chiamati Yoruba o Nagò. Nella toponomastica brasiliana ci sono somiglianze linguistiche africane, così come nei termini del Candomblé.

I Bantu hanno la credenza in un essere supremo, creatore del mondo, che però non viene venerato o riconosciuto in un’entità a cui dedicarsi. Più importante è il culto degli antenati che si rifà ad un antenato mitico che ha fondato il lignaggio. Venerano anche gli spiriti della natura, entità che sovrintendono alle manifestazioni della natura. Il culto degli antenati non poteva sopravvivere in America perché le famiglie venivano smembrate e si perdeva il contatto con le proprie origini. Gli Yoruba vivevano una civiltà molto stratificata e complessa, che presentava uno sviluppo artistico e architettonico; secondo i criteri evoluzionistici la cultura Yoruba si porrebbe un gradino più in alto dei Bantu. Ogni città Yoruba praticava un culto diverso dedicato ad una divinità particolare, ed erano politicamente autonome. Queste città avevano luoghi speciali per il culto e vedevano un legame molto stretto tra Orixà e territorio; anche in questo caso era difficile ricollocare la divinità nel nuovo mondo, a causa del cambiamento del territorio. Altri motivi di perdita delle tradizioni furono l’elevato tasso di mortalità.

Alcuni schiavi fuggirono dalle piantagioni e fondarono dei villaggi (Quilombos); questo sogno d’autogestione fu però fine a se stesso e non si riprodusse.

Nella seconda metà del ‘600 le piantagioni di canna da zucchero subirono la concorrenza di altri territori, ma si scoprirono le miniere di metalli e pietre preziose, facendo aumentare la corsa agli schiavi, che diventarono più della metà della popolazione.

Nel 1822 il Brasile ottiene l’indipendenza. Il popolamento era concentrato sulla costa e sbilanciato a favore degli uomini; infatti, mancavano le donne, il che favorì le unioni instabili e la poligamia, favorendo anche il meticciamento. Si vanno quindi formando alcuni grandi centri diversificati economicamente: Salvador da Bahia, città agricola, São Paolo, anch’essa agricola ma più rurale, Rio de Janeiro, capitale e punto di smistamento dei minerali preziosi. Nel momento in cui cresce l’economia cresce il numero di schiavi, che vengono accolti anche nelle città, impiegati nei trasporti, nelle pulizie e nei lavori domestici. La società non si sviluppa di pari passo con l’economia, rimanendo culturalmente arretrata. Nel 1888 viene abolita la schiavitù e molte piantagioni vanno in crisi a causa della mancanza di manodopera. Con la fine della schiavitù comincia l’immigrazione europea (italiana e spagnola), che genera una classe imprenditoriale moderna, sfruttando il commercio di caffè e investendo gli utili per la creazione di industrie. Nel 1931 crolla il mercato del caffè e il paese cade nello scompiglio, permettendo a Vargas di prendere il potere con un colpo di stato. Fino al 1984 la dittatura è meno oppressiva che quella Argentina e oggi il paese vive momenti tranquilli e stabili.

All’interno delle piantagioni Bantu e Sudanesi entrano in contatto e nasce un’istituzione religiosa nuova. Più tardi, con il formarsi di una cultura brasiliana sul modello di quella cristiana e portoghese, bianchi e neri entrano in contatto, così come gli indios, contribuendo alla nascita del Candomblé, intorno alla seconda metà del 1800.

Giovedì 11 aprile 2002

I terreiros riproducono il sistema di famiglia allargata (e di villaggio) africana. Nei contesti urbani i terreiros sono sacrificati ed i riferimenti agli Orixà relativi alla natura vengono simbolizzati oppure riprodotti artificialmente. I Candomblé funzionano anche come centri di mutuo soccorso per la popolazione più povera, soprattutto subito dopo l’abolizione della schiavitù, quando i neri si ritrovano allo sbando.

I bianchi, appoggiati dalla Chiesa Cattolica, non vedono di buon occhio questi “antri di feticismo”, e gli Orixà vengono demonizzati, in una visione del sincretismo data proprio dalla religione dei bianchi. L’Orixà Exu, in particolare, viene associato al diavolo; questa divinità è quella che presiede alla riproduzione e, in Africa, veniva rappresentata tramite la raffigurazione di un fallo; questa simbologia venne mal interpretata dai bianchi, che semplicemente vedevano in questo Orixà il diavolo. Così, all’inizio del ‘900 le case del Candomblé vennero perseguitate con l’aiuto delle forze dell’ordine. All’interno del Candomblé si svolgono rituali di medicina tradizionale; attraverso queste cure praticate con elementi naturali (erbe, foglie) si curano le malattie di origine psicosomatica. In quegli anni la scienza della medicina era spaventata da queste pratiche, anche perché si notavano gli effetti della presenza istituzionalizzata del nero nella società, una società molto razzista. Con la persecuzione i terreiros si spostarono verso la periferia delle città, anche per ripristinare il contatto con la natura. Mâe Aninha e Martiano do Bomfim furono due dei maggiori leader che si affermarono nei primi tempi. Il Babalão era il sacerdote dei Buzios che si occupava di fare da tramite con le divinità. Martiano do Bomfim è l’ultimo Babalão di cui si hanno notizie; in seguito questa funzione passa ai Mâe e Pâe dos Santos.

Il Congresso Afro – Brasiliano (1934 e 1937) esamina, nell’ambito della comunicazione, i valori della cultura nera, in un periodo in cui il nazifascismo prospera in Europa influenzando il regime brasiliano. Viene presentato il ruolo di Ogã (ministro), protettore che permette al Candomblé di avere una figura presente nel mondo accademico e nella vita del paese. In questo modo il Candomblé si allarga ai poveri di altre etnie. Per diventare una religione istituzionale il Candomblé deve avvicinarsi al cattolicesimo, ma una controtendenza del movimento afro cerca di mantenere le distanza dal sincretismo, ricercando le origini africane. Le persecuzioni progressivamente cessano, fino alla fine degli anni ’40, grazie, soprattutto, al Congresso Afro – Brasiliano, sancendo l’allontanamento definitivo del nero dalla schiavitù, in tutte le sue forme.

Gli Orixà

  • Exu: riproduzione
  • Ogum: ferro, guerra
  • Oxossi: caccia, curiosità, coraggio
  • Ossaim: medicina
  • Omolu: malattie
  • Xangô: giustizia
  • Oxumarê: arcobaleno
  • Logunedê: personalità ambigua
  • Oxum: fiumi, acqua dolce, bellezza
  • Iamsã: amore, passione
  • Obà – Nanã: personalità secondarie, docili, timidi
  • Iemanjà: divinità madre, protettrice
  • Oxalà: divinità della creazione

Giovedì 18 aprile 2002

Le caratteristiche psicologiche e fisiche degli Orixà sono degli stereotipi attribuiti alle divinità, ma in realtà non sono altro che caratteristiche umane. Il fattore dell’autoconvincimento è fondamentale, e la corrispondenza tra le caratteristiche dell’Orixà e quelle dell’individuo esalta i pregi del credente e ne giustifica i difetti. Nel Candomblé nulla è vietato, perché non esiste il concetto di vita ultraterrena come premio dopo l’esistenza. È curioso notare come siano gli Orixà che dall’Orum (mondo ultraterreno) discendono sulla terra e non i fedeli a salire verso l’Orum.

Il momento più importante del Candomblé è la saida (uscita): si tratta della cerimonia d’iniziazione, dove il nuovo appartenente al gruppo, alla fine del lungo e complesso rito, si può ritenere sposato con il proprio Orixà. Il fedele, che ha assistito a varie feste, che ha espresso un forte desiderio di far parte del gruppo, che in diverse conversazioni con il Pâe de Santo si è dimostrato adatto e che ha trovato il suo Orixà con il rito dei Buzios, dovrà subire la cerimonia d’iniziazione, che dura ventuno giorni. Come prima cosa gli vengono tagliati i capelli, a simbolo di una vita che finisce e di una nuova che ricomincia. Seguono altri riti che vanno da lavaggi ad infusi, diete particolari e lezioni d’orazioni per invocare il proprio Orixà. Questa full immersion di ventuno giorni, molto dura, serve per far sì che il fedele impari tutto del Candomblé. In questo periodo il fedele non vede nessuno (moglie, parenti, amici ecc…) e in seguito alle diete deperisce parecchio. In realtà ci sono Pâe de Santo che stabiliscono riti più ortodossi, altri meno, ma in ogni modo duri.

La trance d’Erê consiste nell’assunzione d’atteggiamenti infantili da parte dell’iniziato; sono gli Erê che prendono possesso della persona e simbolicamente il fedele si mette nella condizione del bambino pronto ad apprendere. Si tratta di un escamotage che permette all’insegnante e all’alunno di prendere i rispettivi ruoli.

Il giorno prima dell’inizio della festa c’è la mattanza rituale, il sacrificio di diversi animali, cerimonia privata, che serve per far sì che l’Orixà che deve entrare nel nuovo fedele abbia più forza possibile.

La festa è il mezzo con cui chi non fa parte del Candomblé si avvicina a questa religione. Anche giocando a Buzios i non fedeli entrano in contatto con il Pâe de Santo, e il Candomblé ne riceve sostentamento, perché la divinazione è a pagamento. Durante la festa si eseguono molti canti dedicati agli Orixà e ad un certo punto il fedele iniziato esce tre volte in tre modi diversi, e l’ultima uscita sancisce in modo inequivocabile l’avvenuta unione. Durante tutta la cerimonia, il figlio de Santo è in trance e non ricorderà nulla; solo alla fine il neonato fedele potrà ricevere i parenti più stretti. Per ragioni di comodità ed economiche si tende ad unire gli iniziati, per questo la festa d’iniziazione viene fatta per più di una persona. Alla fine gli anziani del gruppo esprimono più o meno entusiasmo per il comportamento che l’Orixà ha tenuto tramite il nuovo fedele.

Tramite la trance viene esteriorizzato un aspetto represso dell’individuo. Infatti, grazie all’Orixà che gli ha dato le linee guida di comportamento, l’individuo vince le sue paure e manifesta, attraverso la simbologia della danza, le caratteristiche della divinità.

Il Pâe de Santo

Pur non esistendo registri ufficiali si può ritenere che il numero di Pâe de Santo sia pari a quello delle Mâe de Santo. Questo è un dato importante perché all’inizio del XX secolo il terreiros era principalmente una questione femminile. Qui parleremo di Mâe de Santo ma il discorso è riferito ad entrambi.

La Mâe de Santo è l’autorità massima del gruppo, si preoccupa delle finanze, preserva le tradizioni, ha carisma, autorevolezza, inizia i figli e cura la loro nascita rituale e la loro crescita, presiede alla preparazione delle offerte, compie i sacrifici ma, soprattutto, gioca ai Buzios, per stabilire il legame con le divinità e per risolvere le controversie legate alla successione in altri Candomblé affiliati, inoltre i proventi del gioco servono per sostenere il proprio Candomblé. L’unico compito esclusivo della Mâe de Santo è il gioco dei Buzios.

Vi sono Candomblé che sviluppano attività culturali o d’altro tipo, come gli asili nido. Per questo la Mâe de Santo ha un potere molto forte sul suo gruppo.

La Iaquequerê è la sostituta della Mâe de Santo a tutti gli effetti; la Ialaxê è l’incaricata delle cura delle stanze d’ogni Orixà; Iatebexê è la responsabile delle cantiche nelle cerimonie pubbliche; Iamorô si occupa delle offerte per Exu; Iabassê è la cuoca degli Orixà; Agibona si prende cura dell’individuo durante il rito d’iniziazione; Olossaim è la persona che raccoglie le foglie e le consacra; Iaefum si prende cura della pittura corporale degli iniziati. Tutte queste cariche sono espresse al femminile ma possono essere assunte anche da uomini.

Il gioco dei Buzios stabilisce l’Orixà della persona e dà delle notizie sulle caratteristiche dell’individuo; inoltre dà informazioni sul futuro e indica i sacrifici da compiere (Ebô, volgarmente Makumba). Attraverso l’Ebô, il male viene trasferito ad oggetti o animali che vengono poi sistemati in luoghi strategici particolari (incroci, foreste, rive dei fiumi).

Giovedì 02 maggio 2002

Ogni Orixà ha dei colori, dei metalli, degli animali, degli aspetti naturali e sociali che gli corrispondono. Questo permette, tra l’altro, di fare dei sacrifici adeguati. Ogni fedele conosce le caratteristiche d’ogni divinità. Tra queste divinità ci sono una serie di relazioni mitiche, e interagiscono tra loro secondo le tradizioni che sono tramandate oralmente. Durante il rito d’iniziazione, ma anche durante le feste, il Pâe de Santo racconta i miti per trasmetterli agli altri e per spiegare cosa sta succedendo nel rito.

Ogni Candomblé è dedicato all’Orixà del Pâe de Santo che ha fondato il terriero; inoltre, sì da più importanza all’Orixà cui è devoto il Pâe de Santo in carica, anche se per ogni fedele l’Orixà più importante è quello cui è votato.

Exu

Exu è la figura chiave del Candomblé, perché si stacca da tutte le altre: è ambiguo, pericoloso, violento, suscita paura e talvolta repulsione. Oggetto di numerose contraddizioni, è, infatti, accettato e riverito, trattato con simpatia, affetto ma anche con diffidenza, e tutti i fedeli gli riconoscono il ruolo centrale in questa religione. Può essere sincretizzato con Mercurio del Pantheon romano.

Exu rappresenta il principio della dinamica, del movimento e della riproduzione; è la divinità della sessualità, della fertilità intesa come possibilità di progredire, di andare avanti. Nel contesto coloniale o post coloniale la riproduzione della forza lavoro di un lignaggio o di una tribù è fondamentale. I fulani, in Africa, rappresentavano Exu con un monticello di terra di forma fallica. In America, i missionari identificarono subito questa rappresentazione come il simbolo del peccato.

Si ritiene che la presenza d’Exu sia ad ogni incrocio ed in ogni passaggio di comunicazione (porte, finestre). Quando inizia qualunque cerimonia di Candomblé bisogna rendere omaggio a questa divinità. Nei miti è raffigurato come un’entità irascibile, violenta, volgare e scurrile.

I figli d’Exu non godono d’ottima fama, e sono di solito i delinquenti ed i ladri, ma può essere anche una persona sfortunata, o un idealista che vive una vita sofferta, o ancora un anticonformista. Nella società brasiliana questo tipo di persona è vista con simpatia e benevolenza, poiché, oltre a chi si è macchiato di delitti, vi è anche chi ha scelto delle strade difficili.

All’inizio d’ogni cerimonia Exu deve essere invocato ed omaggiato, affinché non disturbi la festa. I miti che si riferiscono a lui parlano sempre di disobbedienza ed irriverenza, ma il caos da lui provocato serve per ristabilire l’ordine e la gerarchia precedente. Bisogna sempre considerare che lo scopo del Candomblé è la realizzazione delle potenzialità umane, e non una vita morale che porti alla goduria eterna, concetto sconosciuto in questa religione. Questo non significa che il Candomblé inciti ad una società disordinata, ma lo scopo è la realizzazione, qui ed ora, delle potenzialità e delle aspettative della persona.

Giovedì 16 maggio 2002

San Paolo del Brasile: Kardecismo, Makumba, Umbanda

Bastide afferma che le differenze tra le varie religioni non sono molto nette, perché le dinamiche di trasformazione di questi culti nascono da eventi storici: l’emigrazione interna brasiliana (dalle zone rurali a quelle industriali), costituita soprattutto da neri, che praticavano le religioni afro – brasiliane.

Candomblé de Caboclo

Il Caboclo è la divinità che s’incarna nel fedele durante la trance, e rappresenta quel Brasile arcaico che ora non esiste più. In realtà in lingua portoghese “caboclo” indica il meticcio bianco / indios.

Il Caboclo è un’entità assimilabile agli Orixà africani, però è d’origine india. Si manifestano come gli Orixà ma i Caboclos parlano e conversano con i fedeli ed offrono loro consigli.

Ad un rito di provenienza africana si sovrappone un mito indio, la musica è africana ma le entità parlano portoghese. Si usa il tabacco e una bibita allucinogena che si crede abbia poteri magici; questo è l’unico caso, nel Candomblé in cui sono usate sostanze estranee.

L’atmosfera del Candomblé de Caboclo è più cupa, meno allegra e meno festosa: il fatto di poter parlare con gli “encantados” ci riporta al riferirsi al “regno dei morti”.

Makumba

Si può ritenere sinonimo di Candomblé de Caboclo, ed è diffusa soprattutto a Rio de Janeiro.

Kardecismo – Umbanda

Intorno ai primi anni del secolo XX, Alan Kardec influenza, con le sue idee spiritistiche, il Candomblé de Caboclo: nasce l’Umbanda, la religione di San Paolo e la più diffusa in Brasile.

Gli studiosi si sono dedicati di più allo studio del Candomblé piuttosto che dell’umbanda, perché gli antropologi si sentivano più spinti a studiare le “religioni primitive” piuttosto che l’Umbanda, ritenuta troppo “falsa” a causa del forte sincretismo.

La credenza nella reincarnazione dei morti da la speranza ai fedeli di colloquiare con loro, attraverso la seduta spiritica. Lo spirito guida principale è Gesù Cristo, tanto che i Kardecisti si definiscono cristiani. Nelle religioni africane il contatto con i morti, oltre a non essere previsto, è temuto: questo traccia una netta distanza con il Candomblé.

Con la diffusione, all’inizio del secolo XX, del Kardecismo, si prepara l’accettazione delle religioni afro, anche se un’altra grossa differenza con queste è data dalla totale assenza d’apparati esterni: musiche, offerte, rappresentazioni ecc… I leaders del Kardecismo sono personaggi in vista della società, medici, avvocati ecc… mentre il Candomblé era praticato e guidato da persone provenienti da un ceto sociale molto basso. Con il Kardecismo, si capisce che anche i bianchi possono cadere in trance (fino allora ritenuta una prerogativa dei neri) e quindi gli europei si avvicinano a queste religioni.

L’Umbanda si forma in seguito ad una scissione interna al Kardecismo. Il Kardecismo è una religione di bianchi di ceto medio alto. I neri praticavano il Candomblé. Se i neri venivano a contatto con persone che praticavano il Kardecismo non potevano in ogni modo entrarvi a causa della forte segregazione razziale. Così, i neri che volevano rievocare i propri antenati non ne avevano le possibilità, finché non si formò l’Umbanda, negli anni ’30.

Questo culto dà la possibilità di praticare una religione “come quella dei bianchi”, in altre parole la prima vera religione brasiliana.

antro00L’Umbanda prende alcune caratteristiche dal Candomblé ed altre dal Kardecismo, come si vede nel grafico.

Nel Candomblé i canti sono in un’antica lingua Yoruba, di cui si sono perse le origini.

L’Umbanda elimina gli elementi più compromettenti della religione africana, scrollandosi di dosso il marchio di primitivismo di cui hanno sempre sofferto i neri.

Giovedì 30 maggio 2002

Identità etnica

Si tratta di un concetto dinamico che si rinnova e varia, secondo ciò che vogliamo essere; non si tratta di qualcosa di precostituito e che può essere definito facilmente. I confini di questo concetto sono labili e di difficile definizione: non basta avere lo stesso colore, parlare la stessa lingua o condividere le stesse tradizioni per fare un’etnia.

Per etnocentrismo s’intende il concetto di gruppo che vede il mondo ruotare attorno a se stesso, ed è un fenomeno che tende ad evidenziare le differenze (da qui scaturisce il razzismo), ma nello stesso momento può favorire la difesa di certi valori e la tendenza a mantenerli.

Tra gli antropologi ci sono due tendenze: una punta a valorizzare le differenze al fine di preservare la varietà delle culture umane; l’altra tendenza punta alla mescolanza per raggiungere l’utopia della definitiva unità della razza umana. Questo discorso riguarda, evidentemente, anche il sincretismo religioso.

Il Brasile è il paese dove il meticciamento ed il sincretismo sono più evidenti, e questo senza cadere nel razzismo, per lo meno non quello à la europea. Il razzismo brasiliano, infatti, si basa più sullo status sociale che non sul colore della pelle.

Gilberto Freire scrisse negli anni ’30 “Casa-Grande e Senzala”, libro fondamentale per conoscere la storia del Brasile; è un’idealizzazione del sistema schiavistico brasiliano. La tesi che venne sviluppata fu che ai tropici tutto si ammorbidisce, anche le tensioni, per questo gli schiavi nell’America Meridionale ebbero vita più facile rispetto a quelli del nord. Freire vide anche il meticciamento brasiliano come un meticciamento ideale e da presentare con orgoglio. La base di partenza per questo meticciamento erano i colonizzatori portoghesi, popolo già di per sé abituato ai contatti con altre culture e avvezzi al meticciamento.

In effetti, l’Estado Novo, il Brasile che si sta sviluppando dopo l’indipendenza, sceglie il meticciamento come figura da presentare sulla scena internazionale.

Secondo una statistica del 1976, c’erano 136 definizioni per autodefinire la propria identità; la maggior parte di queste usava il colore per definirsi, al secondo posto aggettivi che hanno a che fare con il colore ma indirettamente, altri ancora concetti o circostanze. Secondo una ricerca nazionale del 1990 il 55% della popolazione è bianca, il 39% meticcia, il 5% nera e lo 0,5% gialla. È curioso notare come le persone si combino colore a seconda della posizione sociale (un meticcio ricco è considerato “più bianco” di un meticcio povero, considerato “nero”).

In ogni modo, nonostante le dimensioni del paese ed i 160 milioni d’abitanti, in Brasile non c’è mai stato un tentativo d’affermazione di un’etnia sulle altre.

Il sincretismo nasconde il rischio di arrivare a disprezzare le principali caratteristiche delle culture, perdendone gli elementi di base. Il Candomblé presenta molti elementi in contrasto, dalla voglia di aprirsi a qualsiasi cultura all’uso, nei canti, di una lingua antica ed incomprensibile ai più (Yoruba antico).

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