La nascita del romanzo moderno in Inghilterra: Defoe, Richardson e Fielding

prof. Cattaneo

Giovedì 13 marzo 2003

Il romanzo moderno nasce in Inghilterra ad inizi ‘700. I racconti in prosa precedenti alla pubblicazione di “Robinson Crusoe” (1719), sono piuttosto lontani dalla nostra concezione di romanzo, e si avvicinano di più ai concetti dei secoli precedenti.

Prima del 1719 è difficile riscontrare in letteratura casi che noi potremmo definire romanzo, tranne che per coincidenze brevi e sporadiche, come la novella italiana (Boccaccio), che rappresenta uno dei pochi antecedenti sicuri del romanzo moderno.

All’inizio del ‘700 comincia ad affermarsi un tipo di cultura, d’economia, d’ideologia, e quindi di letteratura, che favorisce la nascita del romanzo. Nasce in Inghilterra perché è lì che comincia la rivoluzione industriale e si afferma la borghesia; nel 1688 avviene una sorta di “rivoluzione francese” che favorisce l’emergere della borghesia e la nascita del sistema parlamentare; di conseguenza, essendo la letteratura lo specchio dell’ethos di un’epoca, nasce anche un nuovo genere di letteratura: il romanzo. Gradualmente il romanzo predominerà sulla poesia. Nei romanzi del ‘700 si parlava di gente comune, d’avvenimenti comuni, in un linguaggio comune, in contrapposizione ai soggetti “high” e favorendo i temi “low”. La novità è proprio il fatto che il romanzo si rivolge alla gente comune. Il romanziere, invece di attingere al serbatoio classico (miti, figure, leggende), preferisce puntare su storie nuove. Precedentemente, il “grande autore” preferiva rivolgersi alla tradizione, e non contempla neppure l’idea di inventarsi una nuova storia.

Il nuovo genere si chiamerà proprio “novel”, grazie a quest’aria di novità. In realtà, nelle altre lingue è definito con parole di radice ROMAN-, da romano, che dà l’idea di classico. In inglese, la parola “romance”, definisce un genere scritto in lingue romanze, che per lo più era il francese e si basava su temi come amore, avventura, magia. Oggi con “romance” si definiscono le storie d’amore condotte secondo i vecchi canoni cortesi.

A differenza del “romance”, che racconta fatti molto improbabili (“The Tempest”, Shakespeare), il “novel” è realistico. Tra fine ‘600 ed inizio ‘700, i termini “novel” e “romance” convivono e sono usati in modo intercambiabile e, anzi, dai romanzieri è usato un terzo termine: “history” (nel senso di “storia di un individuo privato”). A fine ‘700 “novel” definisce la narrazione realistica, “romance” quella fantastica. Ad inizio ‘900 s’afferma come termine unico “novel”, per indicare il romanzo.

“Novel” viene dal latino NOVUS, ma probabilmente deriva anche dall’italiano “novella”, che è scritta in prosa e ha affinità con il romanzo. Molte novelle (vedi Boccaccio) parlano di temi volgari (sesso) e trasudano di fisicità: questo fatto lega la novella al realismo e successivamente al “novel” (vedi Defoe, “Moll Flanders”). “Pamela” (Richardson) è tutto costruito sulle avances del signore aristocratico alla servetta. “Tom Jones” (Fielding) abbonda di fisicità e amori facili. Quest’attenzione al carnale ed al fisico è tipica della novella così come del “novel”.

Ciò che oggi intendiamo per realismo non coincide con ciò che era inteso in epoche passate. In filosofia s’intende, per realismo, una corrente di pensiero che sostiene che le verità non risiedano negli oggetti concreti ma nelle astrazioni. Secondo la nostra concezione, il realismo parte da un’aderenza ad una realtà fisica che ci circonda, riscontrabile attraverso i sensi e gli oggetti concreti e particolari. Il realismo moderno comincia a formarsi con Cartesio (“Discorso sul metodo”, 1637), che afferma che la ricerca della verità è un problema individuale; Cartesio non vuole accettare nulla che sia tramandato dalla tradizione acriticamente, non accetta di vedere la realtà attraverso categorie universali; non accetta la tradizione senza prima averla vagliata con l’esperienza. Il romanziere moderno non accetta una storia tradizionale (sarebbe, ad oggi, plagio!); questa preoccupazione ossessiva dell’autore moderno (la novità) non era tale in epoca classica.

La parola “original” inizialmente (medioevo) significava “qualcosa che esisteva fin dall’origine”. In inglese, dal ‘700 in avanti acquista il nostro significato, in altre parole “nuovo”. Nel 1759 Young scrive un testo: “Congetture sulla composizione originale”, e scrive di Richardson come un nuovo genio assolutamente originale. S’afferma, in Inghilterra, una filosofia e delle teorie critiche che danno valore al particolare sull’universale.

Ian Watt individua ciò che chiama “indicators of realism”, facendo notare come il nuovo senso di realismo s’esprima attraverso una serie limitata di “indici di realismo”. Il primo e più evidente è il nome proprio, che ha tutte le caratteristiche anagrafiche moderne e individua una realtà specifica ma universale. Un secondo indice di realismo è il tempo (time) che è presentato con aspetti e caratteristiche più vicine alla nostra concezione, descritto secondo un calendario ed un orologio (non è un caso che l’orologio nasca nel ‘700).

Venerdì 14 marzo 2003

Di solito, con realismo s’intende quel movimento culturale che s’afferma in Francia a metà ‘800 (Flaubert, Balzac). Il movimento s’estende a tutta l’Europa e da esso nasce il Verismo (Zola) o Naturalismo. Nel 1856 è fondata in Francia la rivista “Realisme”. Il realismo non nasce di certo con la fondazione della rivista, ma è preparato da un secolo intero di letteratura realista inglese.

Tornando agli indici di realismo di Watt, vediamo come i primi romanzieri partono da ciò che li circonda per scrivere, e non da storie “alte”. Fino al ‘700, tutti gli autori si rifanno alla “Poetica” d’Aristotele e a quella d’Oratio: ipse dixit. I nuovi scrittori non si rifanno ad Aristotele o ad Oratio, giacché non vi avrebbero trovato niente d’utile al loro scopo: Aristotele affermava che il nome proprio deve essere indicativo del carattere. In realtà, per i lettori dell’epoca, il nome “Moll Flanders” riportava chiaramente alla mente quale potesse essere l’occupazione di questo personaggio: ladra e prostituta. Quindi il nome era scelto anche dai romanzieri per dargli un senso simbolico, ma in senso realistico.

Locke, nella sua opera “Of Human Understanding”, definisce la nostra identità personale come un’identità cosciente attraverso il tempo: la nostra coscienza passa attraverso il ricordo d’azioni e pensieri passati scanditi dal tempo. Nei romanzi moderni la scansione del tempo è ben definita, anche se più tardi Proust e Joyce ne daranno una visione differente.

Complementare al tempo è lo spazio, che è un altro indice di realismo. Le azioni dei romanzi si svolgono in luoghi realisticamente ricostruibili, e non si ricorre più alle città mitiche dell’epoca classica (Atene, Roma). Punto importante è l’idea che il tempo sia un passato che ha costruito il presente (causa – effetto).

Nella letteratura antica l’amore era sempre a prima vista; in quella moderna non lo è quasi mai, ma anzi si costruisce nel tempo (altro indice di realismo).

Usando questi indici possiamo analizzare un’opera e capire se appartiene al periodo classico o moderno.

“Change” (cambiamento) è normalmente visto come positivo nella letteratura moderna. Nel periodo classico “change” è sinonimo di stabilità, e l’eventuale cambiamento è visto come possibile frattura dell’ordine cosmico e con accezione negativa.

Giovedì 20 marzo 2003

“Anacronismo” significa “fuori del suo tempo” o “tempo spostato”, nel senso di qualcosa che non riguarda il tempo della narrazione. Dal nostro punto di vista l’anacronismo è una cosa scontata, e compare intorno alla seconda metà del ‘600. Ma, ad esempio, il teatro di Shakespeare è pieno d’anacronismi: non si cura di riformare la rappresentazione con il tempo della narrazione.

Queste incongruenze corrispondono all’altra variabile legata al tempo: lo spazio. Shakespeare non si cura del realismo spaziale, in “The Tempest” Prospero fugge da Milano in barca, e questa città è descritta come una città di mare. Il punto è che a Shakespeare in quel momento non interessava descrivere realisticamente Milano, perché a quei tempi l’anacronismo o l’incongruenza spaziale erano tollerati ai fini della trama. Oggi sarebbe impensabile.

Il termine “progresso” è legato alla rivoluzione industriale, ma è sempre esistito. Fino a quel momento “progresso” significa “cammino” o “essere in movimento”, non necessariamente in senso positivo. Con la nascita, nel ‘700, delle nuove tecnologie industriali e dei nuovi sistemi economici, “progresso” prende un’accezione esclusivamente positiva. Defoe è decisamente dalla parte del progresso, per una serie di motivi biografici.

Defoe e Richardson sono i primi autori importanti della letteratura occidentale che non hanno un’educazione classica: non studiano latino e greco, non frequentano l’Università. Provengono, infatti, dagli strati popolari. Defoe è dalla parte del progresso anche perché è un tipico rappresentante della borghesia puritana imprenditoriale. Nasce nel 1660 da un commerciante di candele dissidente (cioè puritano non uniformato alla chiesa anglicana): per questo era discriminato dal punto di vista politico. Per lo stesso motivo non poteva frequentare le Università e assumere cariche pubbliche.

Defoe non è esattamente un autore “illetterato”, com’è spesso definito, ma frequenta scuole per dissidenti. In queste scuole, Defoe riceve un’educazione più moderna, più vicina alla nostra e di tipo scientifico e non classico tradizionale.

Defoe non comincia la sua attività di letterato in senso stretto: comincia a lavorare come uomo d’affari; ma non è molto fortunato e fa, spesso, bancarotta, andando in contro alla prigione diverse volte. La storia di Moll Flanders comincia nella prigione di Newgate, perché molti episodi del romanzo dipendono dall’esperienza dell’autore.

Mentre commercia, Defoe scrive, ma non poesie e liriche, non scrive tragedie o commedie, e neanche romanzi: scrive prose molto pratiche. Uno dei primi libri pubblicati è “An Essay upon Projects”; si parla di progetti che riguardano lo sviluppo industriale. Alcuni dei suoi saggi sono molto innovativi per i tempi; ad esempio, per primo avanza l’idea di scuole per le donne; ma questo non perché abbia una sensibilità particolare nei confronti della condizione femminile, bensì perché nel nuovo sistema economico le donne erano coinvolte nel processo produttivo, per questo andavano educate come si faceva con gli uomini.

Defoe è molto produttivo (almeno 230 opere): come nell’industria, punta più alla quantità che alla qualità. Scrive di politica, economia, istruzione, religione (in senso politico), cioè temi molto poco letterari.

Defoe è forse il primo a concepire e attuare la scrittura come un business, per questo scrive d’argomenti che abbiano un mercato. Sfrutta in senso commerciale anche gli eventi della sua vita: quando è arrestato per una delle sue bancarotte, è messo alla gogna (pillory) ed esposto in pubblico; dopo scrive “Hymn to the Pillory” che ha molto successo. La “Rogue Literature” è la letteratura di criminali; Defoe si specializza nello scrivere biografie di grandi criminali dell’epoca.

Defoe è anche il padre del giornalismo moderno: dal 1703 al 1713 pubblica, scrive e diffonde “The Review”, la prima rivista o giornale moderno; esce tre volte la settimana e si occupa di politica e finanza, nonché di rubriche di cronaca mondana e lettere dei lettori. Introduce, ad un certo punto, una rubrica scandalistica in senso politico. Defoe è il primo a fare del giornalismo basato sullo scandalo. Inoltre ha un’intuizione che anticipa il giornalismo contemporaneo: concepisce due edizioni della rivista, una di Londra e una d’Edimburgo, con una base comune e rubriche regionali.

Fino al 1719, quando aveva circa sessant’anni, non scrive romanzi: la sua idea di scrittura è un’idea eminentemente pratica. Nel 1719 scrive “Robinson Crusoe”. Defoe era lontanissimo dall’idea di scrivere qualcosa di nuovo, perché scrive una storia relativamente comune: in passato aveva già scritto biografie di pirati e marinai, ma sempre in una chiave “pubblicistica”. Con “Robinson Crusoe” scrive qualcosa di diverso, ma con una base cronachistica. Il personaggio di Robinson Crusoe è ispirato ad un marinaio scozzese, Alexander Selkirk, che visse un’esperienza simile a quella di Crusoe. Quando Selkirk torna a casa diventa una leggenda ed è intervistato dai giornali. È quindi probabile che Defoe sia partito da un’esigenza commerciale per scrivere “Robinson Crusoe”, scrivendo qualcosa che appassionasse i lettori.

Dal punto di vista narrativo, gli elementi costitutivi di “Robinson Crusoe” sono diversi: è un novel archetipico del romanzo moderno, perché narra la storia di un uomo qualunque, con un nome, localizzato nel tempo e nello spazio (indici di realismo).

La prima parola del romanzo è “I” (Io), che mette l’individuo in prima evidenza per poi collocarlo temporalmente e spazialmente. Nel giro di poche righe Defoe mette in prima evidenza il tempo, lo spazio e l’anagrafica dell’individuo. L’anagrafica nasce proprio in quel periodo, e “Robinson Crusoe” comincia proprio con una sorta di carta d’identità del personaggio.

Si tratta di una storia d’avventura tra le più imitate, e fu scritta in prospettiva commerciale e religiosa in senso puritano. Le avventure di Robinson Crusoe sono le avventure di un commerciante che gira il mondo cercando di fare affari, che fa naufragio durante una spedizione; dopo vent’otto anni lascerà l’isola e tornerà in Inghilterra, dove troverà le sue ricchezze, e Defoe c’esporrà chiaramente e nel dettaglio tutti i guadagni di Robinson Crusoe.

Defoe cita tutte le coordinate dei viaggi di Robinson Crusoe e dell’isola del naufragio, seguendo il viaggio passo passo.

Robinson Crusoe è un naufrago tipicamente moderno: non si comporta come Ulisse o Enea. Arrivato sull’isola deserta si preoccupa di una serie di cose pratiche, salvando dalla nave tutto quanto possa salvare, e Defoe non manca di riportare l’elenco dettagliato di questi oggetti comuni, facendo balzare il quotidiano in primo piano: il quotidiano banale diventa indispensabile sull’isola deserta.

Venerdì 21 marzo 2003

Moll Flanders

Nel frontespizio del romanzo si parla d’avventure e disavventure. L’elemento scandalistico è evidente giacché il frontespizio mette in risalto il fatto che Moll Flanders è una prostituta. In realtà le pagine del romanzo dedicate a questo fatto sono poche, così come in “Robinson Crusoe” quelle dedicate al naufragio sono relativamente poche. L’aspetto scandalistico è messo in risalto nonostante non sia fondamentale nell’esegesi.

Nella prefazione si parla di “novel” e “romance”, facendoci capire come nel 1722 (anno di pubblicazione del romanzo), i due termini siano usati in modo equivalente. Defoe afferma che si tratta di una storia vera e privata (individuale). Nel primo paragrafo la protagonista si presenta subito come una ladra e le prime parole sono “My true name…”: si vuole porre l’attenzione sull’identità personale. Quando Defoe si trova in carcere, incontra una famosa ladra di nome Moll Cut-Purse, l’intervista e ne prende ispirazione per il romanzo. All’epoca, le donne immigrate a Londra dalle Fiandre erano, nell’immaginario popolare, associate alle prostitute: da qui il cognome Flanders.

La narratrice, da subito, ci dice di essere nata in una situazione disagiata e di aver avuto il destino segnato. Si mette di nuovo in evidenza l’individualismo: Moll Flanders dice chiaramente di essere stata sola sin dalla nascita.

Nel raccontare la vita di Moll Flanders si salta l’infanzia, perché a Defoe interessa parlare d’adulti indipendenti e non di bambini.

Giovedì 27 marzo 2003

Allevata dagli zingari, Moll Flanders è poi presa in affidamento dalla parrocchia, ma, quando viene il momento di andare a servire in una casa signorile, si rifiuta, preferendo mantenersi da sola, con il proprio lavoro. Un termine fondamentale di questa prima fase è “gentlewoman”: Moll Flanders non vuole essere “housemaid”, ma una signora. Però c’è un’incomprensione linguistica sul termine “gentlewoman”, che di per sé significa “gentil donna”; le persone che circondano Moll Flanders intendono, con questo termine, una donna ben educata, mentre la protagonista intende qualcuno che si mantenesse, senza dipendere dagli altri: è questo l’obiettivo di Moll, il non dipendere da qualcun altro, l’individualismo. Moll simboleggia l’individualismo della nuova borghesia, così come Robinson Crusoe prima di lei.

L’ambiguità del termine “gentlewoman” rappresenta una traslazione semantica che comincia nel ‘700: Defoe mette in discussione questo concetto (e quello di “gentleman”), rivoluzionando uno stereotipo. Defoe afferma che “Trade makes gentlemen”, una frase indicativa del pensiero di Defoe e rappresentativa delle rivoluzioni sociali ed economiche che avvengono in Inghilterra in quel periodo.

Moll Flanders si racconta scandendo il tempo dettagliatamente, non in base ad avvenimenti storici particolari, ma in base ad avvenimenti individuali; di nessun eroe della letteratura classica conosciamo questi dettagli cronologici raffiguranti il trascorrere della vita.

Quando muore la sua nutrice (“nurse”), Moll ha paura, giacché si vede catapultata nel mondo adulto. Da questo momento in poi le espressioni “wide world” e “turn out the door” ricorreranno spesso nel romanzo. I personaggi di Defoe hanno spesso questo senso di paura nei confronti del mondo esterno.

In realtà, Moll Flanders entrerà subito in una ricca casa, dove riceve i vantaggi di una buon’educazione ed è trattata bene. Nella casa vivono due fratelli, ed è facile immaginare che almeno uno dei due s’innamorerà di Moll. Pur essendo un autore “nuovo”, Defoe si muove su modelli narrativi già delineati (picaresco).

Entrambi i fratelli s’innamorano di Moll, e sarà il fratello maggiore, più esperto, ad avere la meglio; compare la parola “snare” (trappola), riferita all’amore, che ricorrerà in tutto il romanzo.

Venerdì 28 marzo 2003

Defoe non è quel tipo di scrittore che fa uso di suspense, ma anticipa i fatti. Questa tecnica narrativa è tipica dell’epoca e caratteristica di quest’autore, che si muove su due linee parallele: azione e commento; così nel romanzo “Moll Flanders” la narratrice interviene spesso con commenti ed anticipazioni.

In questa storia non ci sono dei “grandi momenti” o degli eventi clamorosi, ma una serie di fatti quasi comuni ed assolutamente normali.

Giovedì 03 aprile 2003

La seduzione, in questo romanzo, è un fatto economico, e gli atteggiamenti di Moll Flanders sono simili a quelli di una prostituta. Il momento della dichiarazione d’amore, spesso centrale nei romanzi, è relegato ad un breve paragrafo frettoloso. Dopo la proposta di matrimonio, la trama s’infittisce di contrasti tra i personaggi, descrivendo la situazione in termini puramente realistici moderni, attraverso le parole e commenti della narratrice, sia attraverso discorsi diretti (impaginati secondo le regole tipografiche diverse da quelle contemporanee). È con Defoe che il dialogo realistico diventa un elemento importante del romanzo moderno.

Con Defoe, il matrimonio è spesso preso in considerazione, non solo in questo romanzo, e sviscerato nei suoi aspetti sociali. Prima di Defoe il matrimonio era appena accennato nelle opere, da lui in poi diventerà parte importante delle composizioni moderne.

Tutta la vita di Moll Flanders fino al matrimonio, si svolge nelle prime cento pagine. A quel punto, Moll Flanders è sposata con un giovane ricco, e la storia potrebbe concludersi qui con un buon termine, giacché Moll era povera ed ora è arrivata al matrimonio ed è ricca. Ma la storia continua, ed i seguenti cinque anni sono compressi in un solo paragrafo. La storia di questi cinque anni è raccontata da Moll Flanders che parla di se stessa, non c’è una famiglia che abbia una rilevanza, e Moll ne parla sulla base del resoconto economico che ne giovò. In seguito alla morte del marito si formano il carattere e la personalità che saranno fondamentali nella storia della donna.

Venerdì 04 aprile 2003

Per la prima volta nella letteratura, il dramma non è dato da conflitti emotivi, ma principalmente da un fattore economico.

Dopo la fine del secondo matrimonio, Moll cambia identità e si trasferisce, illegalmente. In effetti, Moll ripete, nella fiction, alcune esperienze che Defoe ha vissuto nella realtà: fughe, debiti, bancarotta, travestimenti, ecc…

Da questo punto in avanti il romanzo assume una struttura simile al picaresco, però con un elemento economico molto marcato, che è alla base della trama.

Giovedì 10 aprile 2003

Nel romanzo si ripetono, per tutta la storia, i clichès narrativi e le situazioni vissute da Moll. Defoe si rifà, almeno a livello formale, a vecchi schemi narrativi del corteggiamento. Prima del terzo matrimonio, Moll corteggia ed è corteggiata dal futuro marito, in una scena che ricorda molto un corteggiamento in rima. È un espediente della letteratura classica cui Defoe si rifà anche se il contenuto è moderno, siccome l’argomento è il denaro.

Già con un primo romanziere come Defoe, il romanzo si presenta come “internazionale” o “transatlantico”, perché entra in scena l’America, anche se rimane come un vago sfondo esotico di cui ci arrivano ben poche notizie.

Con le storie dei cinque matrimoni di Moll, Defoe ci dà l’”embrione” degli schemi narrativi moderni a proposito del matrimonio: i cinque matrimoni di Moll hanno storie diverse, benché alcune situazioni si ripetano, e saranno presi come ispirazione dai romanzieri che seguiranno Defoe.

Venerdì 11 aprile 2003

Trovatasi in miseria, Moll si dà ai furti ed alla prostituzione, finché non finisce in prigione, a Newgate, dove nacque. Qui si pente e subito dopo, dal punto di vista narrativo, si confessa. Condannata a morte, tramuta la condanna in un esilio temporaneo in Virginia, com’era in uso ai tempi, dove ritrova la madre ed il fratellastro – marito; a questo punto Defoe, con uno stratagemma narrativo, si libera fisicamente dei personaggi difficili (madre e fratellastro), facendoli morire e facendo ereditare a Moll i possedimenti di famiglia. Terminata la condanna, torna con il marito in Inghilterra dove vive in penitenza.

Richardson – “Pamela”

Richardson fu uno degli autori più popolari d’Europa. Nasce nel 1689 e rappresenta un altro curioso caso editoriale, giacché non è un intellettuale o uno scrittore professionista, anzi, riceve un’educazione inferiore a quella di Defoe, frequentando scuole di provincia, e si definirà un autodidatta. Da ragazzo diventa apprendista nell’officina di uno stampatore: è questo il primo contatto che ha con la letteratura.

Se Defoe incarna l’aspetto dinamico e caotico della nuova borghesia, Richardson incarna un modello di borghesia più familiare a noi, quieto, tende a non muoversi dal luogo d’origine, fedele alla famiglia e crede in un’esistenza tranquilla.

Richardson fa la sua fortuna economica diventando egli stesso stampatore, sposando la figlia del principale e sarà, nel suo lavoro, uno dei più stimati di Londra.

Intorno al 1740 è un ricco professionista che scrive cose tecniche (sommari, riassunti ecc… d’altre opere). Gli è chiesto di scrivere un prontuario di lettere (modelli di lettere che la gente incolta usava quando doveva scrivere a qualcuno). “Pamela” è un romanzo epistolare, composto quasi interamente da lettere. Richardson, infatti, smette di scrivere l’epistolario che gli era stato chiesto e comincia a scrivere il romanzo.

Venerdì 02 maggio 2003

Richardson nel ’39 comincia a scrivere un prontuario di lettere: “Family Letters”. Una coppia di queste lettere è di una ragazza, che scrive al padre per sapere come comportarsi nei confronti del padrone di casa che la insidia. Su questa base Richardson scrive “Pamela”, che diventa un best-seller in tutta Europa. Nel manuale “Family Letters” ci sono i due elementi significativi di “Pamela”: una bella e giovane ragazza insidiata dal padrone di casa, storia raccontata in lettere.

Richardson, quando scrive (1740), riprende una tradizione millenaria: l’epistola; sia nell’introduzione sia in studi precedenti, è evidenziato come l’epistola sia una tradizione antichissima, diffusa sia nella letteratura classica sia nel medioevo. Quando Richardson scrive, lo stile epistolare è in gran voga, e lui compie una grande rivoluzione, in senso realistico, giacché le precedenti opere epistolari erano incentrate su storie d’amore tragico ma non realistiche, com’era nella tradizione classica.

Il romanzo ha come protagonista non un’aristocratica, ma una cameriera, mentre il protagonista maschile è un nobile, che accetta di sposare la borghese povera: è questo uno stravolgimento della tradizione classica. Un aspetto da sottolineare riguarda il contenuto: Richardson adotta uno stile epistolare del tutto nuovo, perché la successione delle lettere è rivolta non ad un breve intenso momento, ma ad una vicenda complicata, per questo la storia si sviluppa attraverso l’accumulazione dei dettagli, giorno dopo giorno.

Giovedì 15 maggio 2003

Il romanzo si compone di una prima parte che inizia con le prime avances, i rifiuti di Pamela, e infine il “rapimento”, vale a dire la costrizione imposta a Pamela, di rimanere in casa.

La seconda fase del romanzo, non è più composta di lettere, ma da un diario. Dal punto di vista narrativo, questa parte comincia quando Mr. B finge di acconsentire che Pamela torni a casa sua, dai genitori. Però Mr. B, innamorato di lei, le scrive di tornare, e lei torna, giacché innamorata a sua volta. Il romanzo si svolge tutto in interni della casa: quando Pamela esce dall’edificio per recarsi dai suoi, la narrazione subisce una svolta.

Richardson, nello scrivere, deve usare gli strumenti che ha a disposizione, ed è perfettamente a suo agio nell’utilizzare il realismo; ma, quando deve parlare d’amore, ha a disposizione solo la tradizione cortese, che rivede e adatta alla sua narrazione.

Venerdì 16 maggio 2003

Richardson utilizza sia la tradizione realistica, che sta creando con Defoe e i suoi contemporanei, sia la tradizione cortese, che applica nei dialoghi d’amore tra Pamela e Mr. B. Nel corso del romanzo, alcuni termini come “master” e “servant” subiscono uno spostamento semantico, passando da una concezione realistica ad una cortese.

Con il matrimonio tra Pamela e Mr. B si raffigura il legame tra nobiltà e borghesia, che comincia proprio in quei tempi. Per questo, Mr. B è considerato un traditore dalla sua classe.

Nel romanzo, le lettere costituiscono l’alter ego di Pamela; molto del gioco tra Pamela e Mr. B si basa sullo scrivere le lettere e difenderle, che corrisponde a difendere la propria integrità fisica e morale; in questo modo Pamela trova la sua personalità.

Giovedì 22 maggio 2003

Henry Fieldings

Fieldings, tra i massimi autori dell’epoca, è oggi piuttosto difficile da leggere; non rappresenta, come Defoe e Richardson, la nuova scrittura e il trionfo dell’individualismo, ma è un autore classico, sia nel modo di strutturare la storia sia nel modo di scrivere, ha un’ironia molto sottile, costruita anche dalla sintassi e dalla morfologia.

Quando uscì “Pamela”, nel ’40, il pubblico si divise e l’aristocrazia non apprezzò il best-seller. Le accuse principali erano d’ordine sociale e culturale (il romanzo mette in discussione la gerarchia sociale) ed era visto come un romanzo ambiguamente erotico e immorale. Fieldings scrive una parodia di “Pamela”, intitolata “Shamela” (SHAM = finzione, inganno; SHAME = vergogna). Si tratta di brevi epistole di poche righe e al centro della storia vi è Shamela Andrews, caricatura di Pamela Andrews. Fieldings appartiene ad una sfera sociale opposta a quella di Defoe e Richardson, non solo perché è di una generazione successiva, ma soprattutto perché viene da una famiglia nobile, anche se impoverita, ha relazioni importanti, frequenta la scuola d’Eton, studia medicina all’Università; in sostanza ha un’educazione da gentiluomo fondata sui classici. Necessità economiche lo spingono a scrivere per il teatro e nei primi anni ’30 è uno dei più acclamati scrittori di farsa. Nel 1737 la sua carriera teatrale è troncata dalla Licensing Act, emanata da Walpole, che è una legge sulla censura. Gli attacchi al primo ministro Walpole arrivano da tutto quel gruppo di scrittori chiamati AUGUSTANS, augustei, vale a dire neoclassici, di cui Fieldings fa parte. Dopo la legge sulla censura, bisognoso di denaro, impedito a scrivere per il teatro, Fieldings diventa giudice e la sua vocazione letteraria è risvegliata dal romanzo. Nel ’41 esce “Shamela” e nel ’42 esce “Joseph Andrews”, entrambi parodie di “Pamela”. Se Defoe e Richardson puntano tutto sul realismo, proclamando con orgoglio la loro originalità, Fieldings, avendo un’educazione di tipo classico, si pone come primo problema quello della tradizione. Per questo Fieldings non ci darà la particolarità dei personaggi, come Defoe e Richardson, ma l’universalità dei concetti.

Venerdì 23 maggio 2003

Fieldings non si propone come autore di cronache ma piuttosto come autore di “grandi quadri storici”. “Tom Jones” è un’opera ricca di richiami ai classici, infatti, è destinato ad un pubblico diverso da quello di Defoe e Richardson.

L’arte del romanzo corrisponde a quella di Dio, così il narratore a livello inferiore ma speculare, ordina uno schema che è altamente morale, non tanto perché esponga sentimenti religiosi espliciti, ma perché la trama rivela l’ordine universale (Nature). Per questo il PLOT del romanzo assume un’importanza fondamentale. Seguendo Aristotele, Fieldings è convinto che il carattere si manifesti con l’azione, anche quando questa sia inconsapevole. Più che l’individuo, Fieldings cerca il “tipo” (TYPE), e questo è l’aspetto più evidente del romanzo.

Quando fu pubblicata, l’opera uscì in sei volumi. I primi due, sei libri, corrispondono alla vita di Tom Jones in campagna (Somerset). I secondi due, altri sei libri, alla vita ON THE ROAD. Gli ultimi due, altri sei libri, alla vita di Tom Jones a Londra. L’opera è composta di diciotto libri, numero che è esattamente a metà tra i dodici libri della tradizione classica latina e i ventiquattro di quella greca.

Tutta la storia è basata sull’incontro, l’innamoramento e l’inseguimento tra Tom Jones e Sophia. Questo rapporto è reso turbolento da altre tre donne, una per ogni parte del romanzo. Il centro di questa struttura corrisponde, ovviamente, ai capitoli centrali IX e X. Questi si svolgono nella locanda d’Upton, punto in cui gran parte dei personaggi converge, prima di spostarsi tutti verso Londra. Da questo momento in poi non è più Sophia a rincorrere Tom Jones, ma Tom che segue Sophia, per farsi perdonare.

Giovedì 29 maggio 2003

Nell’Epica la presentazione dell’eroe occupa un posto importante, così nel “Tom Jones”, pur essendo un romanzo eroicomico. Infatti, l’”eroe” è presentato in modo ironico, e non rappresenta certo l’eroe ideale. La natura di Tom Jones è presentata, ironicamente, come malvagia e propensa al furto: infatti, rubò un frutto, un’anatra e una pallina da gioco, in tre occasioni diverse. Tra l’altro è anche poco accorto, giacché non fa nulla per nascondere i delitti. Però Tom Jones non è ipocrita, a differenza del fratello (per Fieldings l’ipocrisia è il peggiore dei vizi).

Tutto il romanzo può essere letto come una serie di concatenamenti d’eventi che alla fine smascherano l’ipocrisia salvando Tom Jones. La provvidenza interviene correggendo le azioni dei personaggi, sia buoni sia cattivi: questa è chiaramente una visione morale della Storia.

Successivamente scopriamo che Tom Jones è dotato di grandi doti fisiche ed è molto vivace.

I nomi del “Tom Jones” sono simbolici, ad esempio “Sophia”, che significa “saggezza” (greco). Così l’inseguimento di Sophia, una scena del romanzo, sta per “l’inseguimento della saggezza”.

Sophia c’è presentata nel IV libro, cap. 2. Fieldings comincia il capitolo con un’invocazione ricca di citazioni dalla tradizione classica. Segue una dettagliata descrizione fisica, più precisa di quanto faccia Defoe, ma totalmente idealizzata. Come nella tradizione, ad un fisico eccellente corrisponde un’anima sublime. Fieldings unisce ad una passione per il dettaglio (realistica) l’inclinazione per la tradizione classica.

La prima parte del romanzo (i primi sei libri) è ricca d’incidenti, che hanno come fine la cacciata di Tom Jones.

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