Ralph Ellison – King of the Bingo Game

È il racconto più pessimistico di Ellison, ci spostiamo inun ambito diverso dagli altri racconti, c’è un individuo isolato dagli altri. Il protagonista è un uomo di colore che va a giocare alla ruota della fortuna perché ha bisogno di soldi, infatti, ha perso la moglie che era molto malata e per la quale non aveva potuto pagare le cure necessarie.

La ruota è simbolo della sorte e del destino di quest’uomo che è uno sconfitto dal destino. La sua è una vita individuale e di una collettività, nel destino di quest’uomo si incontrano i destini di un popolo intero. La ruota gira su se stessa e si ferma a caso, è un oggetto incontrollabile, è l’antitesi di quello che può essere una sensazione di libertà. Il protagonista cerca di controllare le regole del gioco, continuando a premere il pulsante; ha un senso di potere che gli deriva dalla ruota dalla quale si vuole impossessare. L’unico modo che ha per vincere è sovvertire le regole del gioco. Egli gioca fino in fondo in un modo determinato da lui, non accetta quelle che sono le regole imposte dai bianchi. Si fa riferimento alla follia, il protagonista ha perso il legame con la realtà; nel primo paragrafo si introduce questo sospetto, il protagonista perde sempre di più i contatti con la realtà.

Quando vede girare la ruota sente questi di avere un potere nelle sue mani, ma è un potere illusorio, la ruota è incontrollabile; infatti, secondo il protagonista, la ruota sembra Dio, poiché come Dio decide il destino degli uomini. A poco a poco il protagonista perde il contatto con la realtà e non si ricorda neanche più chi sia.

Si ricorda di un sogno in cui lui corre lungo i binari e all’arrivo del treno si sposta ma anche il treno esce dai binari per seguirlo, e ciò lo terrorizza.

Pagina 133 – 134) La ruota assume una valenza di protezione nei confronti di Laura, la moglie del protagonista. Si fa riferimento all’impossibilità di salvarsi, di modificare il corso della storia.

C’è un importante riferimento al file nero che serve per girare la ruota, al quale viene paragonato il protagonista; infatti, come lui la corda è tirata da altri, ciò significa che il suo destino è deciso da altri, lui non è padrone del suo destino. Alla fine la ruota finisce sul doppio zero, ciò significa che non ha vinto niente e anche la sua vita rappresenta doppio zero.

La sua è una condizione di nero che viene dal sud, è un racconto in terza persona, lui percepisce il sud come un posto dove gli usi sociali sono diversi, la richiesta ad uno sconosciuto è del tutto normale, mentre in questa città del nord è vista come una follia. Al sud tra i neri c’è un senso di comunità che al nord si è perso completamente.

Pagina 129) Quando egli dice di provenire dal North Carolina, il pubblico si mette a ridere.

Pagina 134) Il pubblico deride il protagonista quando sale sul palcoscenico; la reazione collettiva del pubblico è ostile nei confronti del nero che è spazientito perché vuole che il gioco riprenda secondo le regole che egli conosce.

All’inizio il protagonista ha visto il film tre volte e adesso che è al cinema a vederlo di nuovo, esso non ha più alcun valore. Egli è colpito da un fascio di luce che fa scattare la sua riflessione, il film continua a riproporre le stesse immagini, non esistono possibilità di apertura.

Egli tiene una corda nera che fa girare la ruota, ma non può spezzarla, egli viene identificato con la ruota che gira e che si ferma sul doppio zero, perché la sua vita è un doppio zero.

Si pone davanti a questo gioco come aspettativa di avere ciò ceh non ha mai avuto dalla vita. Progressivamente abbiamo la dissociazione del personaggio, il testo è costruito sulle libere associazioni di pensiero di quest’uomo. Si comincia con un senso di aspettativa, un senso di potere artificiale e un senso di esaltazione.

Per il protagonista la ruota è Dio; egli più avanti perderà la memoria del suo nome.

Pagina 132) Non c’è più solidarietà, ma un senso di vergogna causata dallo stesso colore della pelle, egli stesso è un filo nero che viene tirato dalla società, egli ha l’illusione di poter controllare per la prima volta. C’è un riferimento ad un momento isolato di potere, egli si è dimenticato il suo nome, ha una perdita d’identità, ah avuto un potere illusorio. La mancanza di nome lo accomuna agli altri neri.

Questo è l’ultimo racconto che Ellison ha scritto prima di lavorare a “Insvisible Men”; si fa riferimento all’assurdità esistenziale: il protagonista è un uomo che non ha più un’identità.

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